Assaporo…

il regno della terraAssaporo quel 40% che mi resta della lettura del quarto libro della serie fantasy Le Cronistorie degli Elementi, di Laura, per poi tuffarmi in qualcosa di più… contemplativo. Ecco, sì, credo che il termine per definire la prossima lettura sia questo: si tratta delle Lettere alle autorità, di Santa Caterina da Siena.

lettere alle autoritàTrovo sia bello, per non dire affascinante – durante il lungo inverno – trovarmi in compagnia dei saggi che riempiono l’anima nelle fredde mattine trascorse sul treno, in balia di quanti non leggono, oppure spulciano il cellulare, magari inviando messaggi su What’s App… E’ un peccato che in Italia non si legga molto, ma io li lascio cuocere nel loro brodo, e mi dedico al mio hobby preterito.

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Poesia consegnata

In questo post vi avevo parlato della mia amica che mi aveva chiesto di dedicarle una poesia in rima baciata. Non è stato semplice, anche perché non ho mai scritto poesie con questa caratteristica; ma le avevo fatto una promessa, e dovevo adempierla.

In alcune occasioni, questa ragazza mi ha detto che era curiosa di leggerla, ed io le ho inventato che ero impicciato con molte cose, e che non sapevo quando gliela avrei potuta consegnare. Una volta, due, tre… Io, intanto, nella mia testa avevo già deciso che questa poesia sarebbe stata parte integrante del suo regalo di compleanno, ma a lei non lo avevo detto, perché volevo farle una sorpresa. L’unica cosa che  le avevo detto era che la avrei ricopiata in bella copia di mio pugno.

Arriva il giorno del suo compleanno, e nella busta della Feltrinelli, oltre al libro c’era il biglietto. Quando lo apre e lo legge, mi dice che l’ha apprezzata molto.

Sono stato contento che l’abbia gradita! 🙂

Grrrrr

autobus

Ecco la causa di tanta rabbia di ieri…

Ieri sera sono arrivato dal lavoro presto alla stazione vicino casa; nel tragitto sul treno – naturalmente – ho letto. Poiché la lettura del capitolo era rimasta a metà, sono andato alla fermata dell’autobus, e lì ho continuato la lettura.

E nel frattempo i minuti passano, ma se non altro riesco a finire il libro.

Una volta finito, guardo l’orologio: le 17.50/55. E l’autobus ancora non si vede… Da tempo ho imparato che se ti allontani dopo un (bel) po’ di attesa, e poi ti avvii a piedi, potresti incorrere nell’autobus che passa e che (per pura sfiga) tu non riesci a prendere, perché ti trovi in un punto in cui dell’autobus non passa neanche l’ombra…

Beh, in tutto questo marasma, l’autobus passa dopo le 18, ed io rientro a casa al solito orario. Mentre sarei potuto arrivare almeno mezz’ora prima, se me la fossi fatta a piedi. Ma – i lettori lo sanno – non sta bene lasciare un capitolo a metà della lettura.

Ed in questo, se non altro, sono stato coerente.

4 novembre: Visita guidata alla Basilica

 

locandinaUn po’ di giorni fa, mi è capitato di vedere il volantino delle visite guidate in Basilica, e mi sono detto: “Caspita! La frequento da aprile 2014 e non l’ho mai vista? Ne approfitto subito!”

Detto, fatto.

4 Novembre, festa delle Forze Armate. In questa giornata il corso egli autobus viene deviato, per la manifestazione; così anche quello dell’autobus che devo prendere io, il 30: percorre tutto il Lungotevere, per poi immettersi su una via laterale, e poi proseguire con il tragitto classico. La fermata è sempre la stessa: di fronte alla Feltrinelli di Largo Argentina. Mentre sto per inserirmi nella via laterale, lì, pronta a partire, c’è la banda della Polizia. Mi porto così al margine destro, lontano da loro, separato solo da una serie di paletti con catene, ed insieme a loro, percorro il tragitto fino alla Basilica.

Sul sagrato della Basilica ho visto fr. Fabrizio con un altro frate: Fabrizio aveva l’abito bianco regolamentare, mentre l’altro frate aveva anche la cappa nera. Poiché – ancora – la matematica non è un’opinione, ho fatto 1+1, e ho capito che quest’ultimo frate avrebbe accompagnato i visitatori nei locali della Basilica.

Scambio due parole con Fabrizio, e poco dopo entro in Basilica: oltre a me c’è un’altra signora; visto che il frate ha detto di aspettare un po’ ne ho approfittato per passare al bookshop, dove ho trovato Enrica, cui ho chiesto due spillette: una fatta tipo scudo, e l’altra con il motto, ma anche due guide sulla struttura, che poi mi ha regalato, visto che erano invendibili perché leggermente rovinate sulla prima di copertina. Non me ne sono fatto un problema, e le ho prese.

La visita condotta dal frate di cui sopra (fr. Giovanni) è iniziata prima di tutto dalla navata centrale, da dove il frate di turno si è soffermato sulla volta: i frati desideravano dare un’impressione di maestosità alla loro Basilica; purtroppo, però, era già in voga lo stile rinascimentale, che non presupponeva la grandezza che – invece – era prevista dallo stile gotico; fu così che i frati decisero per uno stile gotico un po’ addolcito: il soffitto, infatti, presenta delle volte più tondeggianti; dopo questa precisazione, fr. Giovanni si è spostato a sinistra, iniziando a farci visitare le cappelle, le quali – quasi tutte – hanno il patronato della famiglia che le ha volute creare: la famiglia, di tanto in tanto va in Basilica e rinnova lo stato della cappella; presso alcune invece, lo stato di cui sopra è decaduto, in quanto i discendenti non si sono fatti più vivi per rinnovarlo. Per ogni cappella, fr. Giovanni si è soffermato sulle statue in marmo dei committenti, e sulle scene raffigurate negli affreschi.

Dopo siamo stati nella Sacrestia, ma per accederci siamo passati di fronte all’Altare Maggiore, sotto al quale è posto il sarcofago di Santa Caterina da Siena, che (insieme a San Francesco d’Assisi) è compatrona d’Italia (proclamata nel 1939, da Papa Pio XII); insieme a Santa Brigida di Svezia, e a santa Teresa Benedetta della Croce è compatrona d’Europa (proclamata il 1 ottobre 1999, da Papa Giovanni Paolo II), Dottore della Chiesa (per i suoi scritti).

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la tomba di Santa Caterina da Siena, posta sotto l’Altare Maggiore

Poco distante da questo, c’è il marmo con i resti del Beato Angelico (al secolo Giovanni da Fiesole). Qui, fr. Giovanni si è soffermato per farci notare i piedi che (sebbene non si noti molto) sono scalzi; questa, infatti è l’usanza dei Frati Predicatori per seppellire i defunti dell’Ordine.

tomba beato angelico santa-maria-sopra-minerva

Andando via da questo sepolcro, siamo passati dalla Sacrestia, per arrivare alla cella di Santa Caterina, che rappresenta l’ultimo ambiente visitabile prima di accedere al convento vero e proprio. La cella della Santa è un piccolo spazio, caratterizzato da un ambiente spoglio, con un piccolo altare a parete, e poco altro. Questo ambiente mi ha ricordato molto la cella di San Domenico, sita nel Convento Patriarcale di Bologna.

 

 

il sepolcro del Beato Angelico

Tornando dalla cella, prima di uscire, abbiamo fatto una sosta di fronte alla cappella di san Domenico, dove ogni terza domenica del mese i Terziari si riuniscono per la Santa Messa, celebrata dall’Assistente ecclesiastico

La visita è terminata e, per quanto mi riguarda, ho lasciato un’offerta per questa visita, e ho lasciato un piccolo pensiero sul quaderno dei visitatori.

 

Recensione/100 – Reforming music. Music and the Religious Reformations of the Sixteenth Century

Chiara Bertoglio - Reforming music

Autore: Chiara Bertoglio

Editore: De Gruyter

Anno edizione: 2017

Pagine: 833 p., copertina rigida

Prezzo cartaceo: 87.45

Conosco Chiara da molti anni, e per lei nutro una grande stima ed ammirazione. E’ con grande gioia, quindi, che mi sono accostato a questa lettura (è il suo secondo libro in inglese che leggo). Sebbene conosca l’inglese, e lo parli, quando ho fatto quest’acquisto mi è sembrato di ficcarmi in un ginepraio, dal quale non ne sarei più uscito. Invece, mi sono sorpreso nel trovarmi a leggere senza difficoltà alcuna questo saggio; e quando – nei fine settimana – ne interrompevo la lettura, per dedicarmi a qualcosa di più semplice, con l’inizio della nuova settimana mi accorgevo che era facile riprendere il filo del discorso, quasi come se non ne avessi mai interrotto la lettura. In questo suo testo, Chiara usa un linguaggio semplice, senza troppi termini ad uso esclusivo per “i non addetti ai lavori”; questa caratteristica far sì che la lettura sia fruibile a tutti.

Quello che Chiara fa fare ai suoi lettori è un viaggio che li porta in un’epoca di sconvolgimenti storico/culturali, ma dove c’è anche spazio per la nobile arte della musica; una disciplina prettamente al maschile, ma che poi coinvolgerà l’universo femminile del tempo, di cui Chiara tratta diffusamente nell’ultimo capitolo.

Alla fine del libro si trovano numerosi apparati; tra questi, è possibile perdersi tra i numerosi titoli della vasta bibliografia.