So’ soddisfazioni/3

Dopo aver scritto la recensione del documentario Clownin’ Kabul (che trovate qui), l’altro giorno ho scritto la recensione di Anime con il naso rosso (la potete leggere qui); naturalmente l’ho inviato a Paola per fargliela leggere, e sapere il suo parere. Mi ha detto che è scritta molto bene, e mi ha chiesto se può inserirla sul sito dell’associazione. Naturalmente gli ho risposto di sì; mi fa piacere che dei miei piccoli contributi possano essere utili.

Recensione/124 – Anime con il naso rosso

Fioravanti-Spina

Autori: Sonia Fioravanti, Leonardo Spina

Titolo: Anime con il naso rosso

Editore: Armando

Dati: 2010, pag. 223

ISBN: 88-8358-833-9

Sinossi: Il riso è, in alcuni casi, una risorsa che cura, previene, riabilita, educa e libera dalla paura restituendoci una consapevolezza più ampia della nostra esistenza.

La gelotologia (che qualcuno ha chiamato “scienza del sorriso”) è già una realtà applicata in molti del disagio socio-sanitario e nella formazione. I suoi operatori si chiamano “Clown Dottori” e, attraverso l’arte del ridere, riescono a convertire le emozioni negative in energia positive.

Anime con il naso rosso, scritto in un linguaggio semplice ed efficace, a tratti tenero e commovente, raccoglie esperienze, conquiste metodologiche, studi clinici ed analisi sociologiche.

Offre anche la convinzione che quel naso rosso è dentro ognuno di noi e che la sua inesauribile energia può offrirci una prospettiva vitale.

Se dovessimo paragonarlo ad un suono, il riso sarebbe come una potente sveglia, che per un istante provoca stupore a causa del passaggio di stato repentino dell’addormentamento alla veglia, per poi accendere immediatamente ed allegramente il cognitivo.

 

Ho riletto questo libro a fronte del prossimo corso per diventare Volontario del Sorriso, che inizierò a metà giugno; il testo che qui presento fu uno di quelli che Leonardo consigliò a coloro che nel 2015 fecero il corso (io ero tra quelli). E non è stato un acquisto inconcludente; il testo, infatti, fornisce numerose indicazioni al lettore, includendo stralci di diario scritte dai vari Clown Dottori in merito alle situazioni di disagio nelle quali si sono trovati.

La prima cosa, credo, che deve balzare agli occhi prima di varcare quella porta che prelude all’incontro con un/a paziente, è il fatto che – a seconda della fascia d’età con cui il Clown Dottore (CD)/Volontario del Sorriso (VdS) interagisce – la metodologia e le accortezze da usare sono diverse. Ricordo che Leonardo ne parlò in quella sede, la prima volta che ho fatto il corso, e sicuramente ne riparlerà quando partirà il nuovo corso, visto che ci saranno nuove persone che sono a digiuno di questa metodologia.

Perché lo faccio, allora? Perché voglio riprendere in mano le redini di questa bella esperienza, rinfrescandomi le tecniche; ma soprattutto perché, in questi anni, ho capito che spendere il proprio tempo per qualcuno che ne ha veramente bisogno, è quanto di più bello ci sia.

Ma come può influire l’atto del ridere sull’individuo in Ospedale? Di seguito i benefici, che si possono riscontrare sul degenti dopo l’intervento:

Le quattro caratteristiche del riso:

  1. l’immediatezza del passaggio da emozioni negative ad emozioni positive

  2. La forza della penetrazione dell’emozione positiva

  3. L’intensità della fissazione di essa

  4. La possibilità degli ancoraggi

il vero ridere e il vero giocare sono gratuiti!

Comicità e/è vita è il nome che il fondatore di Ridere per Vivere ha dato al corso,il cui scopo è  quello di mirare all’iniziale formazione di VdS e – successivamente – di CD. Si tratta di un corso di formazione il cui scopo è quello di coinvolgere la persona nella sua unicità ed interezza. Ma quale ruolo rivestono queste due figure? Il libro di Fioravanti/Spina fornisce una definizione calzante per ciascuna delle due:

Definizione di Volontario del Sorriso:

I Volontari del Sorriso sono di fatto animatori socio-sanitari, in grado di portare l’energia del sorriso e del riso come aiuto concreto creativo nei luoghi di degenza o simili.

Definizione di Clown Dottore:

Il Clown Dottore è un operatore socio-sanitario professionale che opera, attraverso le arti della clowneria e la metafora del mutare segno alle emozioni negative della persona con disagio di tipo sanitario e/o sociale

Di norma, in condizione di intervento in strutture, ci si aspetta che ad operare sia principalmente una coppia mista; come ho precisato, è norma che i VdS operino in strutture sanitarie locali; anche se – però – CD e VdS sono chiamati a partecipare a missioni umanitarie, come quella che ho descritto qui. Ma soprattutto, se ad operare sono i VdS, occorre che questi siano coadiuvati da una persona formata; nella fattispecie un CD.

Un ulteriore capitolo – l’ultimo – è dedicato a Homo Ridens, un Istituto di Ricerca, Documentazione e Formazione in Gelotologia, nato nel 2004.

Al di là del fatto che siate o meno Clown, che vogliate o meno intraprendere il percorso per “operare” nello spirito della comicità in strutture come Ospedali o affini, vi consiglio la lettura di questo libro, perché penso possa aprire molti orizzonti, sulla conoscenza della risata, ed il suo effetto terapeutico sulla salute.

Notizie sugli autori:

Sonia Fioravanti: psicoterapeuta, specialista in ipnosi clinica ercksoniana, ha operato nel settore pubblico e privato e nella formazione. La sua ricerca interdisciplinare, partita dalla psicosomatica, l’ha portata verso gli studi di frontiera della psicologia quantistica-olistica. E’ responsabile scientifico dell’Istituto di ricerca, documentazione e formazione “Homo Ridens”

Leonardo Spina: è attore, autore, clown e Pulcinella. Ha seguito inizialmente Dario Fo ed in seguito Ettore Scola. Dopo l’incontro con la Fioravanti ed il mondo in cui operava, si è dedicato allo studio della gelotologia e ha fondato la “Federazione !Ridere per vivere!” di cui è presidente.

Recensione/123 – Con la mia valigia gialla (S. Bergo)

Bergo

Autore: Stefania Bergo

Titolo: Con la mia valigia gialla

Genere: Diario di viaggio

Prezzo: € 2,99 (Kindle)

              € 9,99 (Cartaceo)

Editore: Gli scrittori della porta accanto (I edizione)

0111 (seconda edizione)

Sinossi: È un diario di viaggio autobiografico.
Stanca della superficialità di una vita nemmeno troppo tranquilla, Stefania decide di partire. Da sola. Casualmente, trova in internet i contatti di un’associazione che gestisce il St. Orsola, un ospedale in un’area rurale del Kenya, Matiri. E parte con una valigia gialla, poche aspettative, tanta curiosità e voglia di cambiare, non certo il mondo, ma almeno la sua piccola insignificante esistenza.
“Con la mia valigia gialla” è il racconto dei piccoli eventi quotidiani (solo apparentemente banali) accaduti in quelle tre settimane, conditi con una manciata di riflessioni dell’autrice sulle diverse abitudini e sulla cultura locali, scanditi dai messaggi che inviava regolarmente via mobile a un caro amico con cui ha voluto condividere, in tempo reale, la sua esperienza.
Contrariamente a quanto si pensi, però, non è un libro sul volontariato. Il volontariato è solo un dettaglio. L’intenzione dell’autore era di raccontare il viaggio, una piccolissima parte d’Africa, quella che lei ha conosciuto, diversa dalla miriade di altre facce di una terra magica, unica. Ne racconta le usanze locali, i profumi, i colori, i suoni, il quotidiano. Le emozioni. E ne ha dato una sua personale chiave di lettura, intervallando ai dipinti della natura le sensazioni restituite, i pensieri suggeriti, le domande che si è posta e che pone a chi vorrà leggere le pagine del suo libro e soffermarsi, come lei, a cercare una risposta. Anche se spesso risposte non ce ne sono. Ecco perché questo libro non vuole insegnare nulla. È un semplice mezzo messo a disposizione dall’autrice per far compiere al lettore lo stesso viaggio (anche se non sarà mai lo stesso) senza prendere un aereo, semplicemente con l’immedesimazione.

La scelta dell’autrice per il selfpublished in seconda edizione, dopo la positiva esperienza con la casa editrice Zerounoundici, è stata dettata dal suo desiderio di devolvere il ricavato della vendita del suo primo libro all’associazione “Un ospedale per Tharaka – Kenya” onlus, che ha costruito e mantiene tutt’ora l’ospedale St. Orsola di Matiri, quello di cui l’autrice parla nel suo romanzo e cui è rimasta legata nel tempo. Per maggiori info: gliamicidimatiri.blogspot.it e www.tharakahospital.org/

 

Questo è il primo romanzo di Stefania Bergo che leggo, e ne sono rimasto molto colpito.

L’autrice si ritrova a lasciare tutti i suoi affetti e le sue certezze in Italia, per andare alla ricerca di un mondo diverso, dove rendersi utile, ma anche un mondo a lei abbastanza sconosciuto, a livello umanitario.

Si ritroverà in Gambia,  dove presterà servizio in un ospedale in veste di dottore, per curare tutti coloro vittime della guerra. Lì conoscerà molti suoi connazionali – con cui intesserà rapporti più o meno saldi – , ma soprattutto conoscerà la tristezza e la povertà lasciate dalle atrocità perpetrate in quel paese. Momenti che le daranno l’opportunità di conoscere uomini, donne, bambini e bambine dell’Africa; persone straordinarie per la loro dignità, nonostante la situazione non sia delle migliori.

E così Tepania, come la chiamano i bambini del posto, diventerà un po’ il loro angelo, cui fare confidenze, o con cui trascorrere un po’ del loro tempo.

Ma poi arriva il momento in cui lei e tutti gli altri torneranno (scaglionati) alle loro routine quotidiane, e a confrontarsi con le persone di tutti i giorni, e per l’autrice questo rappresenta un momento doloroso, perché dovrà lasciare le persone conosciute in quel lasso di tempo (italiane o africane che siano) di cui con alcune delle quali ha stretto un forte legame. I disagi di questo momento sono narrati nel terzultimo capitolo, se non vado errato. E, come di consueto, ho pianto. Non lo so, forse gli addii non mi piacciono, o forse sono troppo sensibile.

In definitiva è un libro molto bello, tra le cui pagine si trova molta umanità, amicizia, ma anche dolore; non nascondo che in alcuni momenti mi ha ricordato il documentario di cui ho parlato qui.

E poi, a renderlo ancora più bello, contribuisce il fatto che parla di un territorio al di fuori di ogni cognizione, non fatto solo di safari, o vacanze in villaggi più o meno lussuosi, ma parla della parte misconosciuta di questo Continente che è l’Africa, popolata di abitanti autoctoni che sanno donare tanto all’altro.

Con la mia valigia gialla II ed.Ho inserito la copertina della prima edizione perché mi piace di più, e la trovo più rappresentativa, più che altro perché dà già un’idea al lettore di che luogo si parli; contrariamente a quella della seconda edizione, con la 0111 edizioni, che vi presento qui accanto, che mi sembra piuttosto anonima.

 

 

 

 

 

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prossimo rinnovo di alette e cocca

HF pidocchiettiQuesta mattina sono stato al campo; avevo previsto un allenamento seguendo MyTargets,  ma poi mi sono cimentato con i pidocchietti; è andata e non è andata: cioè, insomma, ma mi sento abbastanza soddisfatto, anche perché prima o poi bisogna che li renda in considerazione.

Beh, tanto ho fatto, che alla fine una freccia mi è volata lateralmente a destra del paglione che si trova a dieci metri, e pur spingendomi lontano, non l’ho trovata. Vero è anche che l’erba è parecchio cresciuta, e presto il campo sarà decespugliato: mi auguro che in questo modo la freccia di oggi salterà fuori. Ne ho parlato con uno degli istruttori, e – a suo avviso – dovrei adottare nuovi colori per le alette delle frecce; tanto per farci capire io ho la penna indice che è bianca, le altre alette sono di un rosso un po’ aranciato, mentre la cocca è verde trasparente; quindi ho immaginato che il nuovo assetto di frecce potrebbe essere così: giallo, arancione e verde (non trasparente). Se non altro, se dovessero perdersi nel campo sarebbero subito visibili. Penso proprio che farò così; al limite tra un mesetto, a giugno, di modo che così per inizio anno (a partire da ottobre, cioè) non avrei problemi