Un po’ di Felicità non guasta…

Buongiorno a tutt*!

Vi avevo già scritto della mia felicità per quello che mi aveva detto il mio Maestro del Coro lunedì sera; a questo proposito vi dico che ieri mattina, alle 8.30, mi scrive che stava già lavorando al componimento che gli avevo dato; invece, per quanto riguarda il brano di cui occorre cambiare il testo, oggi è qui in ufficio, ed ogni volta che lo leggo, mi sembra una cosa difficile…

Ad ogni modo, la felicità di cui vi voglio parlare oggi riguarda una serie di scritti (uno in particolare), che credevo di aver cestinato dal computer, e che ieri – quasi per magia – ho ritrovato. Non potete immaginare, credo, la mia felicità quando me li sono ritrovati davanti; soprattutto il lavoro che cercavo, scritto non molto tempo dopo la mia esperienza al Salone del Libro a Torino.

Riguardo a questo testo, vi posso dire che l’ho scritto in un moto di rabbia verso quell’esperienza, visto che mi erano state promesse delle cose che poi non si sono realizzate: la delusione ha covato dentro di me per un po’, fino a produrre un testo che definirei drammatico.

Una cosa che resta da fare, appena ho finito di sistemare il testo su cui sto lavorando, è mettere insieme i due scritti ed unirli in un unico volume, alla ricerca del titolo giusto! 😉

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Una strana sensazione di felicità

Che poi, strana… Sì, forse sì, a giudicare da quello che è successo oggi alle prove del Coro.

Ma andiamo con ordine.

Nel post sull’inizio di questo nuovo anno canoro vi avevo annunciato i brani per il concerto di Natale che aveva distribuito il Maesto. Ebbene, tra questi ce n’è uno musicato da L. Perosi che non ci è piaciuto mentre lo stavamo provando. Giudicate voi: vi sembra che un brano contenente i sostantivi terror e dolor possa essere adatto ad una ricorrenza gioiosa come il Natale? Personalmente non la penso così; così il brano – con il consenso del Maestro – per ora è stato tagliato fuori, in attesa di sostiture le parole; o – quanto meno – di renderle in maniera più… aulica, forse?, così da rendere il canto più bello. Ero in macchina con il Maestro, che mi ha riaccompagnato a casa, ed indovinate un po’ a chi spetterà questo compito? Proprio a me! Inutile dire che mi sento lusingato per questo onore, non credete?

Con il Maestro abbiamo parlato anche di una sreie di poesie che, su suo consiglio, gli avevo dato per essere musicate; mi ha detto che in questa settimana ha del tempo disponibile, e ci lavorerà su… Ma ci pensate che bello ad avere una poesia musicata? Questa poesia ha una nota a margine, all’interno della quale poi potrò aggiungere la dicitura: Musicata dal M° Nome e Cognome… Mica male, eh?

Beh, a questo punto, posso andare a letto felice!

Dolci sogni a tutti, a domani!

Un nuovo anno in musica

Ci siamo, lunedì scorso il Coro ha ripreso le lezioni di musica.

Quest’anno ci siampo proposti di fare l’animazione della Messa in Basilica, come ci è stato chiesto dal Priore. Ho provato a contattarlo qualche giorno fa, e mi ha chiesto di vederci a partire dalla settimana dopo il 10. Visto che faccio da tramite tra il Coro e la Basilica, potete capire quanta voglia abbia di realizzare questo evento!

L’altro impegno consiste nella preparazione del concerto di Natale; pr l’occasione, il Maestro ha portato i seguenti brani:

  • Dormi, non piangere (Ludovico Perosi)
  • Nenia basca (Autore ignoto)
  • Tre canti popolari natalizi (arm. Aldo Viviani)

Questi canti popolari natalizi sono:

  1. Bambino divino (lauda italiana del XVI secolo)
  2. Il primo Natale (cantico iinglese del XVIII secolo)
  3. Oggi a Betlemme (melodia francese del XVI secolo)

Riguardo a questi canti, vi posso dire che sono in successione, e che il primo finisce in un modo per cui si attacca il secondo subito dopo; quimdi, se la matematica non è un’opinione ed 1 + 1 fa ancora 2, ciò mi fa presumere che anche il secondo finirà in modo tale da attacare in successione il terzo brano.

Recensione/96 – Per dieci minuti (C. Gamberale)

per dieci minuti

Autore: Chiara Gamberale

Titolo: per dieci minuti

Editore: Feltrinelli

Dati: settima ed.: febbraio 2017, pag. 187

Ho impiegato due giorni per leggere questo libro;  a facilitarne la lettura, oltre alla scrittura semplice, contribuisce anche che le pagine di questo diario ; il titolo è quello di un gioco che la sua psicologa le dice di fare; ovvero concedersi dieci minuti al giorno facendo quello che non ha mai fatto fino a quel momento; e quindi la incontriamo andare dall’estetista a mettere lo smalto fucsia, oppure in un negozio a comprare matassine e rocchetti di filo per iniziare a cucire con il punto croce e così via.

Ma a parte questo, di cui vi ho già detto, c’è da dire qualcos’altro: il libro si articola nell’arco di un mese (Dicembre), e per ogni giorno in cui Chiara fa il “gioco” propostole dalla psicologa, Chiara segna – oltre alla data e al mese – l’ora dell’alba, e quella del tramonto. Inoltre, ci sono altri due mondi che sono visibile al lettore: il primo è un mondo intimo, che concerne il suo rapporto con la psicologa; l’altro è il mondo circostante, nel quale sono racchiusi i suoi amici, i non amici che conoscerà in determinate occasioni; all’interno di  questo mondo inserirei anche il suo ex marito, i cui sforzi (da tutte e due le parti) per intraprendere una nuova convivenza.

Quello che caratterizza questo libro è un bel modo di scrivere dell’autrice; le parole risultano semplici, talvolta con un’inclinazione incisiva, quasi a voler scrollare i lettori, per farli svegliare da quel torpore vuoi intellettuale, vuoi psicologico, per  prendere coscienza di loro stessi, ed accorgersi di cosa ci sia intorno a loro

In definitiva,  questo libro mi ha lasciato molte cose belle dentro; penso che sicuramente questa sensazione sia dovuta anche al fatto che la scrittura dell’autrice sia lineare, e mi abbia suscitato diverse riflessioni.

Lo consiglio a tutti.