Recensione/89 – Schulz e i Peanuts (D. Michaelis)

Schulz e i Peanuts

Autore: David Michaelis

Titolo: Schulz e i Peanuts

A cura di: Marco Pellitteri

Editore: Tunué (I ed. 2013)

Collana: Lapilli giganti

Pagine: 638

ISBN: 978-88-97165-52-1

 Charles M. Schulz

Nonostante abbia cercato questo libro nelle librerie più grandi di Roma, non l’ho trovato, quindi sono dovuto ricorrere ad Amazon. Quando mi è arrivato ero strafelice, al punto – credo – da avere gli occhi a cuoricino! Dopo aver finito la lettura allora in corso… via!, ho affrontato questa biografia.

Il libro è diviso in sei capitoli, all’interno dei quali l’autore – grazie a tutta una serie di interviste ad amici e familiari del fumettista – è riuscito a creare questo testo che, a mio avviso, costituisce una pietra miliare per tutti coloro che hanno apprezzato Snoopy & company in tutti questi anni. Michaelis ricostruisce la vita del fumettista partendo dalla sua nascita, dall’approccio alla fede, al rapporto con la famiglia, e via discorrendo, con le altre tape fondamentali della vita. All’interno del volumea dividere queste sei parti di autobiografia in ulteriori tre parti, contribuiscono due apparati fotografici, in cui Schulz è ritrattonei vari momenti caratterizzanti la sua vita: con la moglie, con i figli, nel suo studio, e via discorrendo.

Da tutto questo insieme, ne viene fuori il ritratto di un personaggio pubblico amato dai lettori, che con molta fatica era riuscito a farsi strada nei giornali, pubblicando le sue strisce; ma anche un uomo che, sebbene fosse sposato, amava correre dietro ad altre donne, il più delle volte più piccole di lui. Ma se non altro le due mogli che ha avuto ne erano al corrente. La prima moglie, Joyce, ha fatto molto per lui, costruendogli studi, residenze o bar, o quant’altro, per rendere nota la sua fama; posti nei quali, anche quando tutto sembrava volgere al termine nella sua vita, andava a rifugiarsi alla ricerca di un po’ di calma.

Ma Schulz non era solo un donnaiolo, come si direbbe oggi: era un uomo freddo, che non riusciva a manifestare i suoi sentimenti; sia in pubblico, sia – tanto meno – con i suoi cari: per lui esisteva solo il tavolo da disegno, e mai alcun tipo di svago. Molto probabilmente questo suo atteggiamento era da ricercare nel ramo islandese della famiglia.

C’è una cosa bellissima che ho apprezzato durante la lettura di questo interessante volume, ovvero il fatto che fa molti riferimenti a quella Storia post secondo conflitto mondiale, che il più delle volte non viene mai contemplata nei programmi ministeriali, perché a fatica gli alunni arrivano alla fine del 1945, e non c’è mai spazio per approfondire quello che è successo dopo (giusto per fare un esempio: l’avvento della famiglia Kennedy negli USA, con i due assassinii dei fratelli John e Robert, o l’assassinio di Martin Luther King: eventi che – assieme ad altri – poi hanno portato al mondo in cui stiamo vivendo oggi).

Ho trovato molto commovente l’ultimo capitolo, in cui si parla del tramonto della vita di quest’uomo, caratterizzato dal IV ed ultimo stadio di un cancro; Schulz dà l’addio al suo pubblico con una lettera che fa scrivere a Snoopy, che qui presento nelle due versioni, quella inglese, e quella italiana.

ultima-vignetta-schulz ENG

ultima-vignetta-schulz ITA

Al di là di questo gap storico-temporale, però ho riscontrato anche le dolenti note grammaticali.

A parte i classici errori tipografici, ce ne sono alcuni che mi hanno fatto… imbufalire.

Partiamo da un genere di errori che è abbastanza comune, ovvero da quello di inserire una doppia negazione all’interno di una frase. Ad esempio:

I frutti che mi piacciono non sono né l’arancia, né la banana

Ecco: non si può dire non è né… né…; infatti, come insegnano a scuola (o almeno, a me lo hanno insegnato), una doppia negazione costituisce un’affermazione. La frase corretta sarebbe

I frutti che mi piacciono non sono l’arancia, né la banana

E di errori del genere ne è pieno il libro.

Un altro errore che mi ha infastidito è quello di differenziare se e .

Mi spiego. Nel testo si trovano frasi del genere: amava parlare di sé stesso, oppure parlavano di sé stessi.

Secondo la grammatica, invece, si dice: amava parlare di sé, oppure: parlavano di loro stessi.

Ad ogni modo, a parte questi errori, con i quali ho dovuto imparare a convivere, il testo è veramente ben fatto, e molto interessante. Il giusto testo per chi, come me, è un ammiratore di Peanuts.

Ciao, Charles, con i tuoi personaggi senza tempo hai fatto sognare molte generazioni!

Charles_M._Schulz

Magone…

Tristezza, per favore vai via… così cantava una canzone…

Vi racconto cosa è successo per farmi sentire così.

Ieri sera, di ritorno dal lavoro, mi sono visto con un’amica; mi aveva contattato perché aveva ritrovato un quaderno che le avevo prestato anni fa. Avevamo concordato un appuntamento ad una certa ora davanti ad un determinato luogo.

Sono arrivato alla stazione vicino casa con largo anticipo, per cui l’ho dovuta aspettare poco più di 10 minuti nel luogo convenuto. Quando è tornata mi ha invitato salire per restituirmi il quaderno, e all’interno del quale, a partire da scuola, ho raccolto le dediche delle mie amiche. Da quanto scritto, potrete immaginare, questo per me è un oggetto prezioso.

Ebbene, saliamo su. Ricordo di essere stato una sola volta in quell’appartamento, ed allora era frequentato da altre due inquiline, e – se la memoria non mi inganna – anche da un inquilino. Adesso la casa è completamente vuota: chi viveva insieme a lei, mi ha detto, se n’è sono andato. Ed ora anche lei sta per andarsene.

Non starò a dirvi cosa farà, del resto è ininfluente (per voi, ma non per me); quel che importa è che lì, nell’ingresso di casa sua, mentre aspettavo che tornasse da quella che era stata la sua camera, mi sono sentito triste e debole, al punto da volermi mettere a piangere. Non vi nascondo neanche che quando fosse tornata dalla sua camera, sarei voluto cadere ai suoi piedi, e confidarle quello che ho provato per lei in tutti questi lunghi anni, ma che – vuoi per ritrosia, vuoi per timidezza – non sono mai riuscito a confessarle.

La stessa sensazione di voler scoppiare in lacrime l’ho avuta una volta uscito da casa sua; mentre proseguivo per arrivare a casa, infatti, più volte ho sentito l’impulso di farlo, ma ho evitato; del resto ero per strada, e non volevo mostrare a tutti quello che provavo; piuttosto, mi è venuta in mente una vignetta trovata su internet, dove Lucy van Pelt pronuncia questa frase:

vita strabicaRipensavo, inoltre al fatto che ero lì, a casa sua, ed eravamo soli; avrei potuto benissimo confidarle quello che ho sempre provato per lei, ma non ho colto questa opportunità.

Ed ora potrebbe essere troppo tardi… 😦

 

 

Trionfo al campo

Trionfo…. che poi, beh, è una parola grossa. Moooolto grossa! Ma per quanto mi riguarda lo è stato, eccome! Ora vi racconto come è andata.

Domenica sono sceso alle 10.30, e sono rientrato a casa un paio d’ore dopo. In queste due ore è successo di tutto e di più! 😉 Da come lo scrivo sembrerebbe esserci stato uno tsunami, ma non è andata così! 🙂 Ho solo sbalordito me stesso (e gli altri) con molti centri sulla visuale. Il mio stesso istruttore mi ha detto che sono molto migliorato, e ne è stato felice. Per farvi capire, in una sola volée ho piazzato tre frecce sulla parte gialla del bersaglio.  Non ci credete? Bene, allora. Eccovi la prova:

08-07-17 Inoltre, qualche tiro dopo, io mi trovavo sul bersaglio a 10 m, mentre Massimo, un altro signore, che però noi chiamiamo per cognome, C. – alla mia sinistra – tirava a 20. Beh, è stato un caso che stessimo tirando una freccia per uno, ma non stavamo facendo una gara; è solo capitato così. Insomma, ad un certo punto, mentre C. era fermo, io  scocco la freccia, e…. pum!, va a piazzarsi nella parte più stretta dei cerchi gialli. A quel punto C. esclama: Oh! Fermi tutti! Luca ha fatto la X!!

Tanto per farvi capire a cosa mi riferisco, vi inserisco un’immagine che riporta anche i valori dei punteggi:

punti sulla visuale Ecco, dopo il 10 c’è un piccolo segno, che sarebbe la X, o il + che io ho centrato domenica; dunque ho fatto un centro perfetto al millimetro. Direi che è stata una bellissima soddisfazione, non credete?

Subito dopo ho fatto un’altra volée, ma così; a quel punto ho tirato tanto per tirare, senza avere uno scopo preciso, anche perché ero soddisfatto del risultato raggiunto. Mi sa proprio che presto tirerò a 15 m.

Boy George – Karma chamaleon

Conosco questa canzone dai lontanissimi anni Ottanta (ovvio, direte voi, visto che è proprio di quegli anni lì… Ok, touché!) Quello che volevo dire è che quando la sentii proprio in quegli anni, mi trovavo nel metro di Parigi; ricordo che sulla banchina c’erano due suonatori ambulanti che suonavano questo brano qui. Buon ascolto!