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Recensione/59 – Il cielo d’Inghilterra (L. Lucciarini)

Autore: Loriana Lucciarini

Titolo: Il cielo d’inghilterra

Editore: Arpeggio Libero

Dati: 2015, 176 pag.

(Tempo di lettura: 01-02 luglio 2015)

Sinossi: Cosa fareste se un’anziana vedova inglese vi nominasse erede del suo ingente patrimonio, strappandovi alla tranquilla pensione che gestite con i vostri genitori nel centro di Roma? E’ quello che capita a Cristina, la cui tranquilla esistenza viene sconvolta dalla notizia della morte di una signora conosciuta tempo prima e che ha deciso, inaspettatamente, di farla sua erede. Così Cristina è costretta a tornare in quella stessa Inghilterra dove già in passato ha lasciato un pezzo di cuore, e rivedere Steve, che non è mai riuscita a dimenticare, nonostante dopo il suo ritorno a Roma non l’abbia più cercata. Ma, soprattutto, dovrà fare i conti con le convenzioni sociali dell’alta nobiltà inglese che pretenderanno di cambiarla nel carattere e nei modi, stravolgendo tutti i valori in cui ha sempre creduto. 

Il mio pensiero: Il cielo d’Inghilterra di Loriana Lucciarini è un libro che mi ha piacevolmente sorpreso.

Sull’influenza dell’amata Jane Austen, l’Autrice ambienta la storia nella Londra dei nostri giorni, tracciando la vicenda di Cristina, una giovane donna, nonché ereditiera italiana, e delle sue vicende sentimentali.

L’arrivo di Cristina a Londra, metterà la donna di fronte ad una vicenda sentimentale; se da un lato c’è Steve, l’uomo che ama da una vita, dall’altra (ben presto) comparirà Marlon, l’architetto incaricato dei lavori da fare a Villa Rose, la sua eredità. Sarà questa situazione a mostrare il duplice carattere della donna che, sebbene sia una persona serena e solare, non esita a mostrare il suo lato combattivo qualora se ne presenti l’occasione.

L’Autrice delinea nei minimi particolari i personaggi, i personaggi, esaminando a fondo il carattere, ed i sentimenti che li riguardano. Così facendo, l’Autrice coinvolge il lettore nella narrazione, fino a farlo trovare invischiato in questi “affari di famiglia”.

Ho apprezzato molto il fatto che (in taluni casi) sia stato usato il carattere Lucida Handwriting, piuttosto che il classico (ed inflazionato, a mio avviso) “corsivo” di word per alcuni brani.

E poi, in conclusione, voglio ringraziare l’Autrice per aver menzionato, all’interno del suo romanzo, Chopin, il mio compositore preferito.

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Gli acquisti di giugno

gli acquisti di giugno

Eppure ho fatto la foto con la macchina fotografica; non so perché sia così piccina la risoluzione… Ma vabbè! I libri sono:

  • La porta delle tenebre (Glenn Cooper)
  • Il ruolo della donna nella Chiesa (Tiziana Cputo)
  • Guida alla Maremma insolita e misteriosa (Claudia Cinquemani)
  • Il cielo d’Inghilterra (Loriana Lucciarini)
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Recensione/58 – La trilogia di Isadora Wing (E. Jong)

paura_di_volare come salvarsi la vita paracadute e baci

(tempo di lettura: dal 10 al 30 giugno 2015)

Il mio pensiero: Costituita dai volumi Paura di volare (1970)*, Come salvarsi la vita (1977)* e Paracadute e baci (1984)*, questi volumi raccontano la storia di Isadora Wing, alter ego dell’autrice e donna e scrittrice dalle mille sfaccettature. Moglie di uno psicologo, Isadora nei suoi numerosi libri, che le hanno garantito quel successo che (forse) neanche si aspettava, Isadora esplora la sessualità.

La esplorerà anche su di sé. Dopo essersi separata da Bennett, Isadora cerca di colmare il vuoto di amore e di desiderio con numerose persone: uomini, per la maggior parte, ma anche donne. Ed ogni volta le sensazioni e le emozioni sono diverse, e piacevoli. Di tutte le relazioni avute, soltanto da quella con Andrew avrà una figlia, Amanda; ma questa nascita sarà l’inizio della fine del loro rapporto. Dopo poco, infatti i due si lasciano, e la donna intraprenderà una nuova relazione con un uomo, che Amanda non riconoscerà come padre.

L’abbandono di Andrew porterà Isadora a fare i conti con se stessa, e darà inizio ad un’ultima parte del terzo volume molto più introspettiva.

* Le date si riferiscono alla pubblicazione negli Stati Uniti

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Gli acquisti librosi del 19 giugno

Negli ultimi fine settimana mi è capitato di fare scappatelle fuori porta, alla ricerca di un po’ di tranquillità. Con l’occasione, lo scorso fine settimana ho fatto di acquisti. Un po’ di tempo fa, qui in internet, ho appreso la notizia dell’uscita del seguito di Dannati, di Glenn Cooper. Il nuovo libro titolo del nuovo libro è La porta delle tenebre. Il primo libro aveva lasciato molti lettori appassionati del genere, e dell’autore, con l’amaro in bocca, perché in realtà è molto descrittivo. In questo libro, penso dovrebbero succedere diverse cose, tali da appassionare il lettore. Non lo so…  L’anno scorso sono andato alla presentazione di Dannati, e, naturalmente, mi sono fatto fare l’autografo con dedica dall’autore.

La porta delle tenebreIl secondo libro è un saggio di una ricercatrice di cui mi ha parlato mio cugino, durante una di queste gite fuori porta. Così, sono andato alla ricerca dell’autrice per saperne di più, e mi sono imbattuto in questo testo. Dopo averne letto la sinossi (ho scoperto da non molto tempo che si chiama così), ho deciso di acquistarlo, per poi iniziarne la lettura

Cinquemani

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Recensione/57 – Matilde (R. Coruzzi)

MatildeAutore: Rita Coruzzi

Titolo: Matilde. Per grazia di Dio, se è qualcosa

Editore: Piemme

Dati: 2015, 461 pag.

Sinossi: 1046, Mantova. Tutto ebbe inizio con un sogno: un campo di battaglia, il fuoco, centinaia di morti. E poi una donna, i capelli rossi, l’armatura bianca, la spada in pugno, a ottenere la vittoria, riprendersi la sua terra. Questo sognò Beatrice di Canossa poco prima di dare alla luce la sua terza figlia, Matilde. Sapeva che la bambina avrebbe avuto un grande avvenire, ma mai avrebbe immaginato che potesse diventare un simbolo, la donna più temuta e rispettata del suo tempo, una combattente. Il suo destino, secondo la tradizione, era al fianco di un guerriero di nobili natali scelto dal padre. Solo una moglie, quindi, anche se blasonata, o una badessa di un importante convento. Ma le cose andarono diversamente. Dopo la morte prematura del padre, la cui posizione era considerata scomoda dall’imperatore Enrico III, e del fratello, avvelenato, Matilde si trovò costretta a governare, Grancontessa di tutte le terre italiche a nord dello Stato Pontificio, a combattere per difendere i suoi sudditi, al fianco del papa durante la Lotta per le investiture, a trattare per la pace tra Gregorio VII ed Enrico IV. Mai un giorno della sua vita venne speso per se stessa, ma la Storia la vede ancora oggi protagonista.

Il mio pensiero: Un romanzo su una Donna scritto da una Donna.

In questo suo primo romanzo, Rita esamina la figura di Matilde di Canossa, e lo fa con uno stile molto semplice, ma ben documentato e ricco di particolari. La vicenda di Matilde si snoda tra il 1046 (anno della sua nascita) al 1115 (data della sua morte).

Il romanzo inizia con una visione, quella che sua madre Beatrice ha di una donna con l’armatura che sconfigge il nemico. Questo fatto mi ha portato a fare un parallelo con la visione avuta da Giovanna D’Aza, la madre di San Domenico di Guzman, la quale sognò un cagnolino con una stella sulla fronte, ed una fiaccola in bocca. Questo per dire che entrambi, nel loro tempo (entrambi si muovono all’interno di quel Medioevo tetro e buio) hanno un incarico importante da portare avanti: infatti, se San Domenico dovrà infiammare il mondo con la sua predicazione, Matilde di Canossa – seppur desiderosa di realizzare un desiderio che le brucerà sempre nel petto – ricoprirà il ruolo di paladina della Chiesa (cit. dal libro), schierandosi a fianco del Papa, respingendo gli usurpatori del trono papale, e coloro che volevano espropriarla dei suoi possedimenti.

Ma la vita di Matilde, la coraggiosa Contessa dai lunghi capelli ricci e rossi, sarà costellata da eventi infausti, a cominciare dalla morte del padre, per poi proseguire con quelle di altre persone che per lei provavano un affetto ineguagliabile e smisurato, e che in lei avevano riposto tutta la loro fiducia, anche in quei momenti in cui lei era afflitta ed avrebbe voluto mollare l’impresa che stava portando avanti, per dare per intraprendere la strada che le dettava il cuore.

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Recensione/56 – La chiave bianca (E. Stori)

La chiave bianca
Autore: Erica Stori
Titolo: La chiave bianca
Editore: Youcanprint
Dati: 2011, pag. 145

Sinossi: Come iniziare ad essere felici? La chiave bianca ti proietterà in un’avventura misteriosa e affascinante che ti coinvolgerà a tal punto da vivere i thriller della storia e immedesimarti completamente in essi. Un’avventura da vivere tutta d’un fiato.

Il mio pensiero: La chiave bianca è un testo che definirei di iniziazione. Non per l’autrice, quanto per Eva, la protagonista, e – di riflesso – per il lettore. L’oggetto cui fa riferimento il titolo rappresenta un passepartout verso la Conoscenza globale. Per raggiungerla Eva, Brando e don Juan si troveranno ad avere a che fare con oggetti dal significato sconosciuto, che li porterà anche ad essere inseguiti dai malviventi.
In questo romanzo breve, l’autrice ha saputo coniugare tra loro (con grande maestria, bisogna riconoscerlo) numerose componenti: l’amore per l’avventura, il soprannaturale, la paura. Ed il lettore si troverà inevitabilmente coinvolto nelle avventure dei tre personaggi.

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Recensione/55 – Autobiografia (S. De Beauvoir)

Il mio pensiero: Dopo avervi presentato in breve i quattro romanzi dell’autobiografia di Simone de Beauvoir, eccomi a farvi la recensione.

Il 24 Maggio ho finito di leggere l’ultimo volume dell’autobiografia di Simone de Beauvoir. Bella, non c’è che dire.
È interessante vedere la vita intensa che ha avuto questa donna, per i viaggi intrapresi, le manifestazioni che ha fatto, tutte in difesa dei diritti dei più deboli, e per i diritti della donna, per la cultura di donna che ha accumulato attraverso numerose epoche storiche che si sono succedute nel XX Secolo.
Al di là della vita intensa di questa grande donna, però, la cosa forse più interessante è il fatto che queste pagine forniscono uno spaccato reale di una civiltà che cambia; dalla sua voce si apprende la vicenda della marcia cinese, della guerra in Vietnam, del Sessantotto… tutte cose, insomma che spesso non vengono affrontate a scuola, con i programmi ministeriali.
Ho letto questa tetralogia per la seconda volta, la prima è stata quindici anni fa, quando andava “di moda” leggere il primo di questi volumi, “Memorie di una ragazza perbene”; e come allora, ne sono restato affascinato. Anche se, forse, se dovessi trovargli un difetto, sarebbe quello di narrare talvolta delle conversazioni con il dialogo indiretto.

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Due concerti

Durante questa settimana ho avuto due concerti con il Coro. Il primo si è tenuto sabato 30 maggio; il secondo ieri, domenica 7 giugno.

Ma andiamo con ordine.

Il concerto del 30 Maggio

Un concerto per ricordare… Così recita il titolo dell’evento posto sul davanti del libretto con il programma della serata di sabato 30 maggio. Sì, perché il concerto è stato realizzato per commemorare la morte di un collega del Maestro che dirige il Coro di cui faccio parte,
Al concerto di sabato sera, che prevedeva anche l’orchestra, a dirigere l’orchestra e noi c’era un altro Maestro (G. A.), perché il nostro (A. S.) suonava il violoncello nell’orchestra.
Sulle panche, sia su quelle degli uditori, sia su quelle dei partecipanti, c’erano i libricini con il programma, che prevedeva i seguenti brani

I parte:
J. Shahan – St Patrick’s Cathedral
J. Sibelius – Valse triste
A. Vivaldi – Concerto in Re (Allegro – Largo – Allegro)
A. Ramirez, F. Rua – Alfonsina y el mar
F. Chopin – Notturno op. 48 n°1 

II parte:
L. Anderson – The typewriter
L. van Beethoven – Allegretto dalla Sinfonia n. 7
Filippini, Morbelli, Sordi – A zonzo
W. A. Mozart – Ave verum Corpus
J. Williams – Double trouble
R. Ortolani – Fratello sole, sorella luna
P. Doyle – Non nobis Domine

Mentre l’orchestra accordava gli strumenti, io ed il mio coro eravamo addossati all’altare, tanto che ad un certo punto il Maestro dell’occasione ci ha fatto andare più avanti perché sennò il suono si sarebbe disperso verso l’alto.
E adesso alcune piccole considerazioni sui brani.
Iniziamo dal primo della prima parte: non conoscevo quell’autore; né – tanto meno – il brano,  ma l’ho trovato molto bello; al terzo brano (sempre della prima parte, tra un movimento e l’altro, la gente applaudiva; mentre in realtà si deve applaudire solo al termine dell’opera. Arriviamo all’ultimo della prima parte: è la prima volta che mi capita di ascoltare Chopin suonato dall’intera orchestra, e mi è sembrato dissonante, o più precisamente, cacofonico..
Arriviamo alla seconda parte: il primo brano è stato particolare, perché una ragazza era sediuta ad una macchina da scrivere, e si sentiva il battere sui tasti, ed il campanello che avvisa il fondo del margine; il terzo brano è quello Guardo gli angeli che volano nel ciel, cantato da stanlio ed Ollio in uno dei loro film, all’ultimo brano… standing ovation alla fine! Non vi nascondo che mi sono gongolato un po’… Stessa cosa per il bis (abbiamo rieseguito Fratello Sole, Sorella Luna. Brano che, guarda un po’, riesce sempre a commuovermi).
A fine concerto, ho fatto i complimenti al Maestro che ha diretto; poi il Maesto del mio Coro mi ha fatto i complimenti.
Sono tornato a casa molto soddisfatto della bella serata.

Ensemble

Il concerto del 7 Giugno

Dopo tutto un periodo di prove intense, ieri c’è stato il concerto di fine anno, nella chiesa cui “fa capo” il Coro.
A parte il  brano iniziale e quello finale, la parte centrale del concerto verteva su una selezione di brani dal Requiem di W. A. Mozart. Inizialmente questi brani erano stati programati per il Concerto di Pasqua, che poi non abbiamo fatto, perché non ci sentivamo pronti. E dunque,  li abbiamo posticipati a questa occasione. E, credetemi, ne è valsa la pena. Di seguito i brani cantati:
Ave Maris Stella di L. Perosi
Stabat Mater di G. B. Pergolesi
Dal Requiem di W. A. Mozart
                1 – Requiem aeternam
                2 – Dies irae
                3 – Rex tremendae
                4 – Confutatis
                5 – Lacrymosa
                6 – Agnus Dei
Look at the world di John Rutter
Durante la prova generale fatta venerdì, avevamo preventivato l’eventualità di un bis; qualcuno aveva proposto l’Ave Verum, sempre di Mozart, ma giustamente – a mio avviso –  il Maestro ha preferito lasciare le cose in questo modo, con il brano di Rutter che stemperasse l’aria appesantita dal Requiem. Effettivamente, a fine concerto, il bis è stato richiesto, e così abbiamo riproposto l’ultimo brano. 
 
Ecco una foto dell’evento:
CoroCon questo evento, la nostra attività si concluderebbe; al contrario, tra due settimane, venerdì 19 avremo una rassegna di Cori…
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Una nuova veste

Dopo un periodo di inattività il blog Letteraturando torna con una nuova veste.

Non so come sarà questo nuovo blog. Già dal nuovo nome, lo immagino diverso: L’angolino della cultura vuole essere un blog in cui si succederanno notizie di Canto, Musica, Libri… insomma, uno Spazio Culturale a tutto tondo. Voglio pensare che il nuovo nome, la nuova veste grafica gli portino un po’ di fortuna.

Spero che i vecchi follower continueranno ad esserci, o che comunque se ne aggiungeranno di nuovi; non so cosa aspettarmi. Non voglio mettere paletti, perciò lascio che questa nuova barca sia una nuova Arca di Noè, che  – nonostante le intemperie che ci potranno essere – continui lungo la sua strada, con al timone quel saldo nocchiero che spero di essere.

Credo sia tutto.

Buona navigazione!