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Ciao, Coro…

Ebbene sì, avete letto bene: dopo molti concerti in parrocchia per Natale, Pasqua e in estate, a chiusura dell’anno, abbandono il Coro.

Sono stati anni belli, interessanti, in cui con gli altri Cantori ho condiviso molto: la preparazione più o meno buona, le risate ed altri momenti più seri, come quelle volte in cui ci siamo riuniti per capire cosa volevamo proporre come repertorio, oppure per capire cosa volevamo fare, se continuare a portarlo avanti, oppure se interrompere l’attività.

Ed è di questo che si è parlato lunedì scorso.

Si è parlato dei prossimi concerti. Che poi, a dirla tutta, quello di Venerdì Santo sarebbe stata un’apparizione per suonare quattro brani semplici (tre sono i brani dell’opera delle Sette parole di Gesù in croce, l’altro non me lo ricordo), e non si farà più; per quanto riguarda quello a metà giugno, ho detto che non ci sarò…

Non ho idea quale sia il reale motivo che mi ha fatto rendere questa decisione: forse il fatto che una signora – con cui ero legata dalla fede – mi ha confidato che non sarebbe più venuta?; forse dal fatto che il Maestro del Coro ha lasciato il Coro, diventando prima un Cantore, poi lasciando del tutto?; forse perché il nuovo Maestro del Coro è un ragazzo del Conservatorio, che prima cantava da Basso?; o forse perché come gruppo maschile (Bassi e Tenori) siamo proprio pochi? Non lo so con precisione; posso azzardare che abbiano influito tutti e tre, e sinceramente non escluderei a priori una soluzione come questa; fatto sta che già da tempo ho iniziato a ravvisare un senso di insoddisfazione.

È per questo che la settimana scorsa ho scritto sulla pagina del gruppo, dicendo che la causa di questa mia decisione non era da attribuire al nuovo Maestro, né a qualcuno di loro; di tutti i componenti mi risponde Flavio, il quale mi dice che le porte sono sempre aperte. Lo sapevo, è ovvio, ma sentirmelo ribadire mi ha fatto comunque piacere.

Dunque, secondo quanto ho stabilito il mio periodo di stop sarà fino all’estate; anche se penso che domani andrò, anche perché il vecchio Maestro ha assicurato che ci sarà; tra l’altro, ha anche detto che ha un po’ di cose da dire…

 

 

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Presentazione del libro “Dall’Homo sapiens all’Homo ridens” (L. Spina/S. Fioravanti)

fioravanti-spina dall'homo sapiens all'homo ridensVenerdì sera, in un ristorante della mia città, si è svolta la presentazione del saggio Dall’Homo sapiens all’Homo ridens, la cui copertina vedete alla vostra sinistra. Gli autori del volume sono i fondatori di quella che è la  più grande realtà per quanto concerne la formazione di Clown Dottori.

Sì, avete letto bene: questa Associazione si occupa della formazione di personale da dislocare in Ospedali, case di riposo o strutture analoghe, allo scopo di portare il buonumore tra i bambini, e non solo.

Dico “non solo”, in quanto in un altro libro pubblicato dagli stessi autori, dal titolo Anime con il naso rosso [qui trovate la recensione], viene fatta una classificazione delle fasce di età in cui Volontario del Sorriso/Clown Dottore possono intervenire, seguendo determinati accorgimenti, a seconda della fascia d’età con la quale si opera.

Tornando all’argomento, verso le 20.00 quando arrivo, un cameriere mi offre un musical-instruments-hang-pi-steel-pan-drum-hang-1_1200x1200 aperitivo; mi accorgo che di fronte  alla porta ci sono una chitarra e due hang drum (strumento che vedete alla vostra destra); sapevo che la serata prevedeva un momento musicale: Francesco – il figlio degli autori – si è esibito insieme a Tommaso, in un concerto; il primo con la chitarra classica, mentre l’altro con i due hang drum; tutto questo verso le 21.00 circa, quando le persone iniziano ad accomodarsi ai tavoli, e nel frattempo i camerieri iniziano a servire gli antipasti sdrvegetariani. Nello stesso momento iniziava la presentazione del libro di Sonia e Leonardo, i quali si sono presi un’ora circa per spiegare prima di tutto quale sia stata la causa che ha poi dato origine al libro, ma anche di quel molto altro, di cui si parla all’interno del testo che ho acquistato. Potevo lasciarmi scappare un’occasione così ghiotta? Ovviamente no! 😀 . Premesso che questo sarà il prossimo libro che leggerò, non voglio però fare spoiler, rivelandovi fin da ora cosa hanno detto gli autori in merito; questo perché vorrei che se qualcuno di voi fosse interessato/a alla lettura lo acquistasse e lo leggesse; potrebbe darsi che se fin da ora vi dessi quelle nozioni che ho appreso ieri alla cena, qualcuno di voi potrebbe dire Ah no, ma a me che mi importa, oppure: Non me ne sono mai interessato, o Sono tutte cavolate, o roba del genere… Beh, poi potreste dirlo anche una volta finita la lettura; io, quello che posso dirvi per cercare di convincervi, è che conosco Sonia e Leonardo da ormai molti anni, e sono persone molto serie, che credono in quello che fanno; con loro, sei anni fa, ho fatto il corso per diventare Volontario del Sorriso: Sonia e Leonardo (lo dico con cognizione di causa) sono delle persone straordinarie, e sono felice che ad un certo punto della mia vita il mio cammino abbia incrociato la loro presenza; loro due, insieme, mi hanno fatto capire quanto sia fondamentale il buonumore nella vita di ciascuno di noi.

 

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Ho visto tre giraffe

Il brano che leggerete poco più sotto l’ho trovato all’interno di un notiziario che ricevo; le parole che ho trascritto erano state scritte sul suo diario, da Madre M. Rosaria, una suora domenicana, deceduta qualche anno fa, e che ho conosciuto. Forse conoscere non è il termine più adatto; ricordo solo la sua figura sulla sedia a rotelle, china verso sinistra; a parte le frasi Buongiorno!, o Buonasera!, non abbiamo mai parlato nel vero senso della parola, ma mi è capitato di leggere alcuni suoi scritti, e ho capito che era stata una grande persona, e rimpiango il fatto di non averla conosciuta meglio.

Buona lettura! 🙂

giraffa-che-cammina

Ho visto tre giraffe in cartolina, vaganti in una landa africana, in fondo sale un altissimo monte con la cima incappucciata di candida neve. Ecco, vorrei essere una giraffa dal lunghissimo collo per protendermi verso il cielo e verso gli altri.

Vorrei per la mia anima talvolta appesantita dall’egoismo e da interessi ancora troppo umani e quindi ingombranti, la agilità delle loro zampe sottili e svelte.

L’agilità dello spirito!

E’ un dono che pochi possiedono, più pochi ancora sono quelli che la desiderano perché non sanno di esserne privi.

E poi quelle vette immacolate che sembrano ridersi delle meschinità degli uomini!

La vetta di un monte altissimo: ecco ciò che ho sempre invidiato, ma solo per sentirmi tagliata fuori dalle bagatelle, superiore a tante grettezze che fanno miserabile una vita creata solo per le altezze, per le alte cose di Dio!

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Chi-amiamo-ci

locandina 2019-16-01Questa è la locandina dell’evento cui ho assistito in Basilica; si è trattato del primo evento di questo genere cui ho preso parte; e sono sincero se vi dico che questo evento ha costituito il La per farmi dire: “Va bene, prendo questo incontro come un impegno, e continuerò ad andarci, così da avere così un argomento da seguire”.

Una settimana prima che si tenesse questo incontro mi ha chiamato Nicoletta, una ragazza (che poi tanto ragazza non è) conosciuta al convento domenicano sulla Balduina, per sapere se sarei andato a questo incontro, e naturalmente ho risposto di sì. Pochi giorni dopo, un altro ragazzo conosciuto in quell’occasione mi ha scritto per fare il viaggio insieme: naturalmente ho risposto di sì, e così abbiamo fatto il viaggio insieme.

Siamo arrivati in Basilica alle 9.05, e qualcuno era già lì, tra cui Nicoletta. C’era anche sr. Amelia, conosciuta sempre nel fine settimana a cavallo tra Novembre e Dicembre, ma anche tante altre suore – di cui molte straniere -, ma anche molti laici., che poi abbiamo scoperto venire da molte altre parti dell’Italia Centrale, e le suore che fanno parte di molte congregazioni domenicane. Il passo successivo, alle 9.30, è stata la messa, e alle 10,00 circa abbiamo iniziato, con un giro delle località da cui le suore ed i laici sopra menzionati, provenivano..

Ad introdurre la giornata, fr. Antonio, OP e sr. Antonella, OP, i quali hanno fatto un introduzione a quello di cui si sarebbe parlato oggi: la missione. Sono state due le frasi da cui fr. Antonio è voluto partire per iniziare la discussione:

Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati (Gv, 13, 34)

e

Rivestitevi di Domenico, per rivestirvi di Cristo

Da queste frasi, possiamo capire che il Verbo è venuto a rivelarci il Padre, e che quindi -Gesù ci vuole portare nella Trinità: dobbiamo arrivare alla comunione nella famiglia trinitaria. Per dirla, quindi, con Santa Caterina da Siena,

Il fine della creatura che ha in sé ragione è la Trinità, e Cristo è il mezzo (Santa Caterina lo definisce “ponte)

Chi, mosso dallo Spirito Santo, segue Cristo nella via di Domenico, connaturale alla persona.

Discepolo di Cristo in San Domenico, significa mettere al centro San Domenico e la Parola. San Domenico era

tenero come una madre, forte come un diamante (Henri Lacordaire)

L’altro concetto che fr. Antonio ha fatto venir fuori con la sua introduzione, è quello di amare alla maniera di Domenico; questo significa che se si fa questo, allora siamo rivestiti di Cristo per essere graditi al Padre di tutti. [Gv, 13, 34-35]

Cosa è, allora, questo amore? Il discorso di addio di Gesù. E qui si affacciano due figure, quelle di Paolo e di Giuda; l’una rappresenta il rinnegamento, l’altra il tradimento. Due termini che (a loro volta) riconducono a due parti di un unico comandamento:

amatevi gli uni gli altri: attingendo all’Amore come Gesù ci ha amato (lo Spirito Santo)

 

come io vi ho amato: l’amore reciproco non è estraneo alla relazione con Dio

L’intervento di sr. Antonella, invece, è partito da un brano biblico, per poi immergersi in un clima attuale, partendo da Papa Francesco, che sta effettuando questo rinnovamento della Chiesa. Diffondere la cultura dell’incontro (integrazione con l’altro). Aprirsi al dono di sé, accogliendo il dono dell’altro. Si parla, quindi, di gratuità reciproca, ovvero: la cultura dell’incontro e vocazione domenicana: libertà per portare la Parola di Vita, senza esserne esentati.

Predicate il Vangelo in ogni momento; se necessario, usate parole [San Francesco d’Assisi]

Penso che queste parole del Patrono d’Italia siano molto importanti, in quanto – calate nella realtà in cui noi tutti ci siamo trovati oggi – significano annunciare il Vangelo come Famiglia, uniti nella complementarietà.

A parlare di famiglia, contribuisce anche la psicologa Chiara Saraceno, quando dice che

la famiglia è luogo di scoperta per eccellenza

oppure Marco Aime, quando dice che

bisogna creare parentela

Ma questa parentela che cos’è? E’ il primo modo per creare relazione: io devo riconoscere l’altro.

Dopo queste introduzioni, ai partecipanti è stato distribuito un foglio, contenente alcuni spunti su cui riflettere in un tempo stimato in due ore; i temi da affrontare erano i seguenti: 1) Figli di san Domenico; 2) Sentiamo che; 3) Seguire la via di San Domenico; 4) Quali sono le difficoltà?, 5) Chiamati alla stessa missione. Le domande che si trovavano sotto ciascuna di queste categorie, vertevano sul concetto di famiglia, e sul ricercare attività che potrebbero essere fatte coinvolgendo i vari rami della famiglia domenicana.  Ci siamo divisi in gruppi, ciascuno dei quali era coordinato da una di quelle che all’inizio della giornata abbiamo definito entità, e ci siamo distribuiti nel vari locali che ospita il chiostro. Io mi sono trovato nel gruppo con Jean-Gabriel, frate di Singapore, che ha fatto la professione temporanea pochi mesi fa; eravamo in pochi, e quindi forse non c’è stato molto affiatamento nelle discussioni, come c’è stato nei gruppi più numerosi, ma tant’è. Fayyo sta che dopo queste due ore c’è stata la pausa pranzo, al termine della quale, per le ultime due ore ci siamo tutti  ritrovati nella sala della mattina per tirare le fila del discorso, e per trovare delle attività da fare insieme, a partire da un gruppo di studio, fino ad arrivare ad un altro che si occupi di evangelizzazione on line; tutte proposte che saranno definite per poi iniziare questo percorso tutti insieme.

In definitiva, questo è stato il mio primo incontro di questo genere, ed è stato molto interessante lavorare tutti insieme, confrontandoci, per arrivare ad un obiettivo comune, su cui iniziare a lavorare su diversi fronti.

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Recensione/149 – Caterina da Siena (G. Cavallini)

Autore: Giuliana Cavallini

Titolo: Caterina da Siena

Sottotitolo: la vita, gli scritti, la spiritualità

Ed. inglese: Casell Imprint, 1998

Editore: Città Nuova Editore

prima ed. italiana: 2008

Traduttore: M. Carlotta Paterna

Prezzo: € 18,00

Dati: 2018, brossura, 276 pag.

Sinossi: Perché ancora oggi Caterina da Siena – la santa vissuta nel XIV secolo (1347-1380) che entrò nella “grande storia” – continua ad essere al centro del nostro mondo? La risposta ci viene dal presente saggio, un vero e proprio “classico” degli studi su Caterina, che passa in rassegna l’avventurosa vita della santa patrona d’Europa e primo Dottore della Chiesa donna insieme a Teresa d’Avila.

 

Il mio pensiero: Pubblicato per la prima volta in inglese, nel 1998, per la Casell Imprint, ed in seguito tradotto in italiano da M. Carlotta Paterna per Città Nuova Editore, in questo saggio, Giuliana Cavallini esamina il pensiero della Santa, tramite l’esame di tre delle sue opere più famose: il Dialogo della Divina Provvidenza, che Caterina definiva il Libro; le Lettere, e le Orazioni, inserendo – dove si renda necessario – dei brani per spiegare meglio il suo pensiero. 

Ho acquistato questo volume l’anno scorso, durante una conferenza del Centro Internazionale di Studi Cateriniani, ma fino ad allora non avevo letto nulla; così, prima di incorrere nella lettura di un saggio che poi avrei lasciato a metà, ho chiesto ad Anna, la Maestra di Formazione, la quale mi ha consigliato la lettura del primo volume di una serie di saggi in cui l’autrice metteva in risalto il pensiero della Santa; il tutto, usando uno stile pulito, e senza troppi fronzoli; grazie a questa lettura ho capito che potevo affrontarne la lettura; il fatto che sia trascorso del tempo è stato dovuto a tutta una serie di altre letture fatte nel frattempo; ma a parte questo piccolo dettaglio, penso che – alla luce della lettura di questo nuovo saggio – possa azzardare il seguente paragone: se Santa Caterina è stato un alto personaggio che ha fatto sentire la sua voce, in un’epoca (il Medioevo) in cui le donne non erano minimamente considerate; altrettanto grande è stata l’autrice di questo saggio, per aver approfondito questo personaggio, ed averlo portato alla conoscenza dei lettori, usando una scrittura scorrevole e non troppo complessa. 

Ho detto che l’autrice inserisce nel saggio brani tratti dai libri della Santa; penso se dovessi rappresentare queste percentuali in un grafico a torta, potrei sintetizzarla così: il 60% è dedicato al Dialogo; il 30% è dedicato alle Lettere, il restante 10% alle Orazioni; sebbene anche le Lettere da lei scritte, anzi dettate, abbiano la loro importanza, il Libro è comunque la sua opera più rinomata, quindi la scelta effettuata dall’autrice è stata giusta.

Riferendosi a Santa Caterina, nelle ultime righe della Postfazione al libro, Giuliana Cavallini scrive così:

la sua mente e la sua anima sono state così modellate dalla dottrina, da fare una cosa sola con essa, e le sue parole sono fiamma viva che spande luce e calore.

Grazie, Caterina!

Non posso fare altro che essere d’accordo! 🙂

Un’ultima cosa: se per caso non conoscete questa grande donna, vi consiglio di farlo; resterete affascinat* dal suo pensiero, e dalla sua determinazione.

 

giuliana cavalliniNotizie sull’autrice: Giuliana Cavallini (Roma, 1908-2004), esperta cateriniana di fama internazionale, è autrice dell’edizione critica del Dialogo e delle Orazioni di Caterina da Siena e del Libellus de supplemento di Tommaso da Siena, insieme ad I. Foralosso. Numerose le sue pubblicazioni in italiano, inglese e francese.

Come direttrice del Centro Nazionale di Studi Cateriniani (dal 1968) ha promosso gli studi e l’interesse per Caterina da Siena, anche con conferenze in Italia e all’estero e partecipando o organizzando convegni o cicli di lezioni.

Varie onorificenze hanno contrassegnato la sua lunga e vivace carriera, quali il Diploma dei Benemeriti per la Cultura e la Scuola (Ministero P. I.) e la Targa d’Onore dell’Università S. Tommaso de Urbe.

 

Il mio giudizio: ragnettoragnettoragnettoragnetto

 

 

 

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Il Concerto della Befana

Sabato sera c’è stato il Concerto del Coro; di solito lo abbiamo sempre fatto l’8 Dicembre, giorno della Immacolata Concezione; solo che questa volta il
ragazzo che ci accompagna con la tastiera aveva impegni, quindi è stato posticipato a ieri.

Il programma comprendeva una dozzina circa di pezzi cantati dal Coro, più uno strumentale scritto dall’attuale Maestro del Coro, ed uno (l’Ave Maria di Gounod), cantato da Valentina, la fidanzata del ragazzo che ci ha accompagnato alla tastiera. Se siete curiosi di vedere quali erano i titoli dei brani, potete leggerli qui.

Special guest della serata è stata Margherita, un’amica del direttore del Coro, che ha accompagnato alcuni brani con il flauto traverso. Alla fine, naturalmente, ci sono stati fiumi di applausi, con standing ovation.

Ieri sera il Coro si è riunito; per prima cosa è stato fatto un brainstorming sul concerto, e tutti siamo stati concordi nel dire che è andato bene; lo stesso Flavio ha detto di aver ricevuto complimenti da persone che neanche conosce. Il passo successivo è stato delineare il da farsi per l’anno appena iniziato, per capire un po’ su cosa concentrarsi nei mesi a venire: Flavio vorrebbe concentrarsi sia sull’animazione della messa di Pasqua, ed anche sul concerto di fine anno, la cui data mi sembra di aver capito che sia ancora da decidere.

Di seguito, i brani per le due occasioni.

La messa di Pasqua:

Lacrymosa, dal Requiem di W. A. Mozart

Tu nella notte triste, di J. Sebastian Bach

Consummatum est/Sitio!/Pater in manus tuas

O quam tristos et afflicta, dallo Stabat Mater di Pergolesi

Kirye, composto da Flavio

Il Concerto di fine anno:

Pacem in terris di Frisina

Magnificat, di Frisina

Gloria, dalla Missa Pontificalis di Perosi

Ave verum corpus, di W. A. Mozart

O Signore dal tetto natio, di G. Verdi

Let it be, dei Beatles

Cosa ne pensate?