Le letture di Maggio

Sara J. Del Consile Fashion Love: anche le commesse sognano (ebook)
Patch Adams Salute!
Heinrich Böll Opinioni di un clown
Jacques Le Goff I riti, il tempo, il riso
AA.VV. E dopo? (ebook)
Johan Huizinga Homo ludens
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penultimo incontro di fraternita

Ieri c’è stato il nostro penultimo incontro plenario; purtroppo sono arrivato in ritardo, alla fine della celebrazione, ma appena in tempo per la benedizione finale, e per andare poi nella sala dove si sarebbe tenuto l’incontro. Eravamo in molti, in effetti.

RicciottiDurante il tragitto verso la sala, Wanda mi chiede se avevo un libro, Vita di Gesù Cristo; le ho detto che me ne aveva parlato alcune volte, ma che non l’avevo. A quel punto tira fuori il libro, dalla sua borsa di Mary Poppins, e mi dice: “Tieni, questo è tuo, io ne ho un’altra copia”.

Ospite della giornata, Sœur Marie des Anges, una suora domenicana che vive a Roma, e che ricopre un incarico in Vaticano; eravamo in molti, in effetti. Non ricordo con precisione quale fosse il tema del giorno; probabilmente perché avevo perso un po’ di sonno; ad ogni modo ricordo che l’esposizione era fluida, ed inoltre comprendeva citazioni dai testi di santa Caterina.  Alla fine della trattazione dell’argomento, il nostro presidente di fraternita le ha chiesto di inviare una copia, che poi sarà distribuita tra di noi.

Finito questo incontro, alcuni di noi si sono trattenuti nella sala insieme ad Anna, la Maestra di Formazione; si è discusso dell’omelia del Maestro Generale dell’Ordine, fr. Bruno, nella Domenica delle vocazioni; ne è venuta fuori una discussione molto bella e appassionata, in cui ho tirato in ballo Patch Adams (chissà cosa ne penserebbe, se lo sapesse…), e l’inizio del corso per diventare Volontario del Sorriso, ma sono anche stato tirato in ballo per cose che faccio, una tra tutte il tiro con l’arco. Nel dire queste cose, non mi sono dato arie da persona colta. Anzi, se devo proprio dirla tutta, le persone che si credono chissà chi perché fanno questo quest’altro, e quest’altro ancora, proprio non le sopporto!

In quest’ultima fase della giornata, parlando sempre del mio prossimo impegno di Clown, quando ho detto le aree in cui potrei operare, tra cui una struttura in cui si trovano donne che devono scontare una pena, insieme ai loro bambini, siamo arrivati a parlare del carcere, e allora ho espresso il mio desiderio di voler operare in quell’ambiente: vuoi come Clown, vuoi come terziario domenicano. In questo senso, riferendomi in particolar modo ad Anna, ho detto che all’interno del notiziario che ricevo trimestralmente, c’è una rubrica in cui un detenuto/a scrive al Monastero… Ogni volta che leggo le parole scritte su questa rubrica, penso sempre che oltre ad essere piene di dolore, contengano anche molta umanità, in quanto lo/la scrivente sa di essere compreso/a dal destinatario.

Prendendo spunto da questo mio desiderio, Angelo, il presidente della fraternita, mi ha consigliato di leggere qualcosa sulla figura di p. Lataste, O.P., un domenicano che si è speso per i detenuti. Sono andato a cercare qualcosa su Amazon a riguardo, e ho trovato questi testi

Lataste Guellette Altmayer

Come potrete immaginare, non voglio farmi scappare l’opportunità di conoscere una figura come p. Lataste, O.P.!

Insomma, è stata proprio una bella giornata, trascorra in serenità e fratellanza!

 

Recensione/126 – Opinioni di un clown (H. Böll)

Böll clown

Autore: Heinrich Böll

Titolo: Opinioni di un clown

Editore:

ISBN: 977039020410

Dati: 254 pagg.,

Prezzo: € 4,90

Sinossi: Nella Germania del neocapitalismo rampante, il giovane borghese Hans Schnier decide di fare il clown di professione, per assicurarsi una sorta di zona di sicurezza ideologica, compromessa il meno possibile con poteri forti e piccoli che paiono ormai non avere più limiti. È una scelta difficile e rischiosa che gli fa perdere l’amatissima compagna Maria, troppo “regolare” e timorata per stargli accanto, e che lo riduce infine in una sorta di sottosuolo spirituale, da lui praticato nella disperazione immedicabile, di una solitudine assoluta.

Scritto nel 1963, Opinioni di un clown è forse il romanzo più cupo e più impegnato che Heinrich Böll abbia mai scritto. La disumanità di una popolazione che nella rincorsa affannosa del profitto ha trovato il miglior narcotico per tacitare i forti, quasi insostenibili, sensi di colpa che la storia recente avrebbe dovuto ispirarle, risalta, a fronte del miserando destino di Hans, in tutto il suo terribile rilievo.

Nella società tedesca dei primi anni Sessanta non c’è rimorso perché non c’è memoria, né cultura. E lo stile asciutto di Böll, del tutto privo del benché minimo compiacimento lirico o effusivo, ci colpisce col ritmo martellante di un atto d’accusa inappellabile, dal quale non possiamo non sentirci toccati un po’ tutti: all’Orrore della prima metà del secolo, sembra dire lo scrittore, subentra nella seconda l’Indifferenza, altrettanto ottusa, altrettanto micidiale; e il povero clown inutilmente ribelle può ben assurgere a rappresentante di una serie infinita – e sommersa – di vittime innocenti.

 

La mia impressione: Acquistato svariati anni fa insieme al quotidiano La Repubblica, questa è la seconda volta che leggo questo romanzo. Se la prima volta ho letto questo romanzo per curiosità (sebbene la figura del Clown mi interessasse già), ammetto che questa volta l’ho letto in previsione dell’inizio del prossimo corso di Ridere per vivere. Quando ne ho iniziato la rilettura, mi ricordavo che la prima volta questo romanzo mi era piaciuto; ed effettivamente, anche questa seconda lettura ha confermato la prima sensazione.

Il clima in cui  si svolge è quello del quasi immediato secondo dopoguerra, negli anni Sessanta, in piena guerra fredda, ed in Germania si sentono ancora le eco della guerra, che ha ancora lasciato strascichi di povertà. In questo clima si svolge la vicenda di Hans Schnier, un giovane malinconico che ha deciso – forse anche per combattere questo lato del suo carattere – di intraprendere la professione di Clown.

Tutti sanno […] che un clown dev’essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconiasia una faccenda maledettamente seria, fin lì non ci arrivano.

Questa sua decisione gli farà perdere l’affetto della sua ragazza, Maria. Di fondo, in questo rapporto tra Hans e Maria, c’è un altro tassello, a portare poi allo sconvolgimento di questa relazione: la religione. Lei cattolica, lui protestante.

Anche per questo, ad un certo punto del libro, Maria scompare: va a Roma, dal Papa. E Hans si trova di nuovo solo. È in questa solitudine che Hans realizza quanto Maria sia importante per lui:

 […] ero io quella faccia che vedevo nel mio specchio, voltavo lo specchio e quando avevo finito gli esercizi, o quando più tardi, nel corso della giornata mi vedevo per caso allo specchio passando, mi spaventavo: c’era un estraneo nella mia stanza da bagno, al gabinetto; un tizio che non sapevo se fosse serio o buffo, un fantasma pallido con il naso lungo; e allora correvo più in fretta che potevo da Maria, per vedermi nel suo viso.

Almeno Hans crede in quello che fa, e lo sperimenta in tutti i modi, anche facendo la ginnastica facciale:

Nelle ultime settimane non avevo fatto neppure il più utile degli esercizi: la ginnastica facciale. Un clown, il cui effetto principale consiste nell’immobilità della maschera, deve mantenere il viso perfettamente mobile.

Questo fatto della ginnastica facciale mi ha fatto ritornare in mente quando ho fatto il corso di teatro, molti anni fa: anche in quel caso la ginnastica facciale ha una sua importanza; mi sono venute in mente le maschere senza espressione,

maschere

quelle in cui le sole espressioni del volto fanno indovinare a chi guarda lo stato d’animo del personaggio.

Questo mi fa pensare che forse a metà del XX Secolo era utilizzato anche questa modalità per fare il clown, e che – sempre presumibilmente – sia caduta poi in disuso.

Un’altra personalità importante per Hans è il padre, un uomo che è sempre stato restio ad accettare questa sua professione, al punto che i due si stavano perdendo di vista, quando poi si ritrovano.

«Sono un clown, e faccio raccolta di attimi.»

Notizie sull’autore: Heinrich Böll nacque a Colonia nel 1917 e morì nella sua casa di campagna a Bornheim-Merten nel 1985. Di formazione cattolica, fu costretto dallo scoppio della guerra ad interrompere gli studi di letteratura tedesca intrapresi all’Università di Colonia; chiamato alle armi, combatté in Romania e in Russia, finché decise di disertare e attese in un campo di prigionia americano la fine del conflitto.

Ottenuto un impiego statale, nel dopoguerra cominciò a scrivere, manifestando un atteggiamento fortemente critico nei confronti della Germania della ricostruzione e del “miracolo economico”. Contrario alla Nato, ma anche antisovietico, socialista democratico e pacifista, Böll fu sempre in prima linea nelle battaglie civili condotte in Germania, subendo spesso violente rappresaglie polemiche, non tacitate neanche dal premio Nobel, a lui attribuito nel 1972. A partire dal racconto lungo Il treno era in orario (1949), la sua fama di narratore conobbe un incremento costante sia in patria che all’estero, ed ebbe le sue tappe più importanti nei romanzi Dov’eri, Adamo? (1951), E non disse nemmeno una parola (1953), Casa senza custode (1954), Biliardo alle nove e mezzo (1959), Opinioni di un clown (1963), Foto di gruppo con signora (1972), L’onore perduto di Katharina Blum (1974), Assedio preventivo (1979), Cosa faremo di questo ragazzo? (1981). Da ricordare anche le raccolte di racconti Gli ospiti sconcertanti (1956) e La raccolta di silenzi del dottor Murke (1958), i saggi di Lezioni francofortesi (1966) ed il romanzo postumo Donne con paesaggio fluviale (1986).

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Recensione/125 – Salute! (P. Adams)

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Autore: Patch Adams

Titolo: Salute!

Sottotitolo: Curare la sofferenza on l’allegria e con l’amore

Casa editrice: Feltrinelli

ISBN: 978-88-07-88362-0

Dati: Giugno 2017 (quarta edizione), 262 pag.

Sinossi: Questa è la storia dell’impegno di vita di Patch Adams nella trasformazione del sistema sanitario. “Patch – ha scritto Jacopo Fo – è il più grande clown-sciamano che io abbia mai conosciuto. Lui è veramente un clown, non smette di esserlo. E’ un clown che cura i bambini. Ed è uno sciamano perfetto. I suoi riti comici seguono esattamente la tradizione millenaria della magia bianca. Patch non è uno che vanta guarigioni miracolose. Non gliene importa nulla. Lui dice: ‘Quando sono con i bambini, i bambini non sentono il dolore”. Lui va vestito da clown bianco con le alucce da angelo e l’arpa a far ridere le persone in punto di morte. Cosa c’è di più bello e importante che morire ridendo? Questo è un super-miracolo.”

Questo libro è bellissimo! Ve lo dico già fin da ora, senza fare troppi preamboli.

Il libro è diviso in due parti, per un totale di 16 capitoli, più un vasto apparato bibliografico.

In queste pagine, Patch descrive nei particolari l’andamento della vita che si svolge nel suo istituto: tra l’altro, si chiama “Gesundheit” (termine che in tedesco significa, appunto, salute, da cui il titolo del libro). Le fondamenta su cui si basa questa struttura sono l’allegria, la spontaneità, condite da una buona relazione medico/paziente, e dal cibo sano.

Questi sopra elencati sono anche i valori principali che Patch afferma costituiscano le basi fondamentali per una bella esistenza in salute. Non ultimi, naturalmente, lo sport e gli hobby.

Al fine di separare la fine dell’introduzione e la prima parte, e la prima dalla seconda, sono state introdotte delle foto in bianco e nero dell’autore sul campo.

Quando ho iniziato la seconda parte, ho avuto l’impressione che il libro sia stata scritto al contrario. Voglio dire che mentre la prima parte inizia dalla critica al sistema sanitario americano, per poi arrivare a parlare della struttura ospedaliera di cui è “a capo”, nella seconda si parla dei piccoli passi che hanno portato Patch e la moglie, a concepire e poi ad attuare il suo progetto; un progetto che ha visto, negli anni, l’affluenza di numerose persone, che poi sono rimaste lì a sostenere Patch, e sono entrate di diritto nella sua équipe medica.

In conclusione, posso dire che, anche se non siete dei Clown, questo libro vada letto comunque, anche solo per rendersi conto di quanto – credendoci fino in fondo – si arrivi alla realizzazione di un sogno.

Notizie sull’autore: Hunter Doherty “Patch” Adams (Washington D.C., 1945) è un medico statunitense, attivista sociale, cittadino diplomatico e scrittore. Ha fondato il Gesundheit Institute nel 1971. Ogni anno organizza gruppi di volontari, provenienti da ogni paese, per recarsi presso vari ospedali nel mondo, travestiti da clown, con l’obiettivo di far riscoprire il buonumore agli orfani e agli ammalati. Ha ideato una terapia olistica molto particolare: quella del sorriso, anche nota come clownterapia. Il Gesundheit Institute è stato ideato come una comunità per la libera assistenza sanitaria su un terreno di 128 ettari in West Virginia con l’obiettivo di integrare, in un tradizionale ospedale, anche le medicine alternative. La “ricetta Adams” si basa su una combinazione intelligente di umorismo e divertimento, che rappresentano, secondo lui, “ingredienti” essenziali per la guarigione fisica e mentale del paziente: nella convinzione che non si possa separare la salute dell’individuo da quella della famiglia, della comunità e del mondo.

 

Incertezze

Vi è mai capitato di aderire ad un progetto, e di punto in bianco ritrovarvi a pensare di non sentirvi adatti, o comunque di avere dubbi in merito? A me è successo dopo aver confermato alla mia amica di voler tornare a fare il VdS. Così, ieri ne ho approfittato, e le ho scritto. Nella mail le comunico il fatto di non rinunciare a voler fare il corso, ma di avere incertezze sul cosa fare dopo, ovvero se andare in Ospedale, oppure all’interno di un’altra struttura.

Lei è stata contenta della mail, perché da essa traspare la sincerità con cui le ho espresso le mie perplessità. In definitiva, dalla fine del corso potrò andare a fare i banchetti – o altre iniziative di questo genere – poi, a settembre, potrò andare nella struttura che sceglierò in cui offrire il mio aiuto.

Se non altro, adesso non mi sento più insicuro, e penso di aver acquisito un po’ più di sicurezza, mettendo da parte le incertezze.