Recensione/226 – La sonata a Kreutzer (Lev Nicolàevic Tolstoj)

foto mia

Autore: Lev Tolstoj

Titolo: La sonata a Kreutzer

ISBN:

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

Prima ed: 1968

Prezzo cartaceo:

Dati: pag. 208, 1968, rilegato

Sinossi: Un uomo di nome Pozdnysev durante un viaggio in treno confessa a uno sconosciuto la propria colpa segreta. Ricorda di aver presentato alla moglie un avventuriero, gran seduttore e abile musicista, dando così inizio a un gioco che si rivelerà tragicamente beffardo. Via via sempre più sospettoso una sera, mentre la coppia esegue in perfetta sintonia la Sonata a Kreutzer di Beethoven, Pozdnysev accantona ogni dubbio. Spinto dalla gelosia uccide la moglie per un tradimento in realtà mai avvenuto e senza rendersi conto del terribile malinteso. Pubblicata nel 1891 dopo numerose revisioni, la “Sonata a Kreutzer” è tra le opere più significative dell’ultimo Tolstoj. Dura requisitoria contro le ipocrisie nascoste della vita coniugale, racconto quasi dostoevskiano per la ricerca delle motivazioni più oscure dei gesti umani, si presenta come la testimonianza spietata di una storia che potrebbe essere vera. “Scritta con cattiveria”, come ebbe a dire Sonja Tolstoj, la “Sonata a Kreutzer” rimane un invito spregiudicato a riflettere sulla morale, le grandi passioni e i loro effetti.

Il mio pensiero: Contrariamente agli altri due romanzi, che alla fine riportavano l’anno in cui erano stati scritti (qui e qui), in questo non compare. Ad ogni modo, al di là di questa piccola quisquilia, il romanzo è molto breve, ed anche molto descrittivo. E’ narrato in prima persona, ed il personaggio principale si trova su un treno, all’interno di uno scompartimento, e dele persone che si trovano lì con lui, ne descrive minuziosamente le azioni ed i movimenti, al punto che mi ha ricordato le inquadrature nel dettaglio che Alfred Hitchcock faceva nei suoi film.

Il romanzo è incentrato sull’amore tra un uomo ed una donna, ma anche sul rapporto che intercorre tra loro nella società del tempo, in cui la donna era vista come un oggetto che si doveva conformare agli istinti ed alle pulsioni del marito. Lo dimostra bene questo passaggio:

[…] all’uomo importa del corpo e di tutto ciò che lo mette in una luce artificiale ma seducente: e fanno tutto in conseguenza.

Oppure, molto più avanti nella narrazione, questo:

[…] l’educazione di una donna sarà sempre corrispondente alle vedute dell’uomo su di lei. Tutti noi sappiamo come gli uomini riguardano le donne: Wein, Weib und Gesang, come dicono i versi dei poeti. […]: se si parlasse soltamto del piacere, si direbbe che la donna è un boccone prelibato e basta. […] Essa è un istrumento di piacere. Il suo corpo è un mezzo del piacere. Ed essa lo sa. […]

Ad una concezione che comprende solo l’aspetto sessuale, se ne contrappone un altro, in cui si chiede la parità dei diritti (sono già trascorsi due Secoli, e mi sembra di vedere che non ci siamo ancora, purtroppo…) oppure questo, in cui si conferma il primo dei due punti di vista:

La mancanza dei diritti per la donna non consiste nella privazione del voto o nell’inibizione di amministrare la giustizia – l’occuparsi di queste cose non costituisce diritti – ma consiste in ciò che nelle relazioni sessuali essa deve essere l’uguale dell’uomo, avere il diritto di approfittare per l’uomo, di respingerlo, secondo il suo desiderio di respingerlo, secondo il suo desiderio, secondo il suo desiderio scegliere l’uomo e non essere scelta.

Tenendo conto della condizione della donna del tempo

[«[…] essa è sempre una schiava corrotta, e l’uomo è sempre un negriero corrotto»

Può, dunque, tutto questo migliorare? Secondo l’autore sì, ma solo ad una certa condizione:

Ciò dunque muterà soltanto quando la donna crederà che la verginità sia lo stato perfetto e non, come ora, che lo stato perfetto di una creatura sia la vergogna e il disonore. Finché ciò non avverrà, l’ideale di ogni fanciulla, qualunque sia la sua educazione, sarà sempre di allettare il maggior numero possibile di uomini, il maggior numero possibile di maschi per avere la facilità della scelta.

E i figli? Tolstoj dedica del tempo anche a parlare di loro, inizialmente definendoli come benedizione di Dio, ma poi le parole del protagonista si lasciano andare, e ne viene fuori un ritratto non troppo bello:

«[…] Chiedete alla maggior parte delle madridel nostro ambiente di persone dabbene: vi diranno che non desiderano figli per la paura che essi possano ammalarsi e morire, e non vogliono alattarli, se già non nati, per non essere legate e non soffrire. Il piacere che dà loro un bambino con la sua graziosità, quelle manine, quei piedini, tutto il corpicino, la gioia che dà il bambino è minore della sofferenza che esse provano, senza parlare delle malattie o della perdita del bambino, al solo timore di soffrire per la possibilità delle malattie e della morte. […] Non si accorgono che con questi ragionamenti negano l’amore e confermano soltanto il loro egoismo. Per loro è minore la gioia che viene dalla grazia del bambino che la sofferenza che viene dal timore per lui e perciò non vogliono il bambino che esse potrebbero amare. Esse non si sacrificano per un essere amato, ma vogliono un essere da amare.»

Ma che cos’è la Sonata a Kreutzer che dà il titolo al libro? Per farvelo devo introdurvi un personaggio dal nome complesso: Trukhacevsky. Questo signore è un violinista che, un giorno, si reca a casa del nostro protagonista per accompagnare la moglie al pianoforte, con il suo violino. Immaginate la reazione del proprietario di casa, che lo vede, e lo sente suonare con sua moglie: si trattiene a lungo, per poi – a concerto finito – fare una scenata alla moglie, rompendo suppellettili, e confessandole la sua gelosia. Poi tutto si sistema.

La signora ed il violinista si rivedranno pochi giorni dopo, sempre in quella casa, in occasione di una festa, ed insieme suoneranno proprio la Sonata a Kreutzer, di Ludwig van Beethoven. Vi faccio presente che – sebbene conoscessi il titolo già da un bel po’ di tempo – solo oggi ho scoperto che questa è un’opera del grande compositore tedesco.

Poi, il protagonista deve fare un viaggio, ma durante il tragitto è preso di nuovo dal tarlo della gelosia, così ritorna a casa, e…

[…] per la prima volta vidi in lei una creatura umana. […]

Il mio giudizio:

7 pensieri riguardo “Recensione/226 – La sonata a Kreutzer (Lev Nicolàevic Tolstoj)

    1. Ciao Bea, mi fa piacere che la trama ti sia piaciuta! 😉 In effetti è molto particolare; praticamente è un lungo monologo, ma molto appassionante. Se riesci, procuratelo, ne vale la pena. ❤ ❤

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    1. Buongiorno, grazie per il link alla recensione, lo apprezzo molto! 🙂 E’ la prima volta che mi accosto alla letteratura russa, ma devo ancora capire se mi piace… Sai perché l’ho fatto? Perché in più di un’occasione mi è capitato di leggere la mia amica Chiara che leggeva questo genere di letteratura; così (molto a lungo andare) ho deciso di provare anch’io! 😉 Ti auguro una piacevole giornata! ❤

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