Recensione/223 – Tutte le strade sono aperte (A. Schwarzenbach)

(foto mia)

Autore: Annemarie Schwarzenbach

Titolo: Tutte le strade sono aperte

ISBN: 978-88-4282-0826

Editore: Il Saggiatore

Prima ed: 2020

Prezzo cartaceo: €14,25

Prezzo ebook: € 10,99

Dati: pag. 166, 2020, brossura

Sinossi: Inquieta, androgina, nomade in fuga da se stessa, icona eterea e trasgressiva: Annemarie Schwarzenbach è tutto questo, un romantico Ulisse senza Itaca. In un nefasto 1939, lasciandosi alle spalle un’Europa sull’orlo della guerra e l’amore tormentato con Erika Mann, Annemarie prende la via dell’Oriente a bordo di una Ford con l’amica scrittrice Ella Maillart. Due donne sole scoprono l’Afghanistan, un paese ai confini del mondo dove il tempo è rarefatto e brevi tragitti diventano peregrinazioni di giorni interi. Annemarie racconta quello che vede e sente in un quaderno di viaggio che lascia stupiti per la sua incredibile modernità: quei paesaggi scomparsi, distrutti dalle recenti guerre, dilaniati dalle tensioni etniche, attraverso le parole di Annemarie si mostrano ancora nella loro purezza, in un riverbero di colori polverosi, sguardi profondi, voci lontane. Prende forma un viaggio che è dura scuola di vita, abitudine all’incontro e alla perdita, apertura all’altro e alla parte più in ombra di se stessi. Dalla Turchia alla Persia, fino agli altopiani afghani, Annemarie si interroga sulla condizione delle donne col chador, si ferma a bere il tè nelle tende giallo ocra delle tribù pashtun, attraversa tempeste di sabbia e deserti di cardi. Nomi come Pamir, Hindu Kush e Mazar-i-Sharif, molto più che indicazioni geografiche, nel suo taccuino divengono suono e colore, ricordo e mistero.

Il mio pensiero: Ho trovato questo libro all’interno della hoppipolla, che io neanche conoscevo fino ad inizio anno. Se siete curiosi di sapere di cosa si tratti, seguite il link. 🙂

Da viaggiatrice, ma – soprattutto – da donna, è naturale che il discorso cada sulla condizione della donna afghana, costretta (come tutte le donne musulmane) ad indossare il chador. Appena citato questo lungo copricapo annienta-personalità, c’è un asterisco che rinvia a fondo pagina, che dice così:

con il termine chador la Schwatzenbach indica qualsiasi tipo di velo portato dalle donne musulmane

Al contrario, l’autrice sa bene cosa sia un chador, e lo spiega poche righe dopo

Avvolge stretto il capo e davanti al viso ha una specie di piccola grata, per ricadere poi in ampie pieghe fino a terra, lasciando a malapena visibili le punte ricamate e i tacchi consumati dele calzature.

Per cui mi sono chiesto: a che pro inserire quell’asterisco, che appare superfluo?

Alle donne afghane è comunque dedicato il capitolo successivo; in quelle pagine, l’autrice incontra una di loro che, inizialmente impaurita dal fatto che lei potesse essere un uomo, dopo aver capito che è una donna, la accoglie e parla con lei:

Dall’orlo del chador sbucano le punte ricurve delle ciabatte indossate dalle contadine, i tacchi consumati delle donne povere, i sandali di velluto ricamati delle signore. Ma io vorrei vedere un volto, occhi vivaci, una bella bocca, un sorriso, e invece incontro sempre la stessa grata, che mi passa davanti furtiva, e so bene che questi esseri impauriti, indifesi vedono, attraverso la grata che copre i loro occhi, appena quel tanto che basta per avitare cammelli che avanzano ondeggiando, i cavalli tintinnanti dei gadi, gli uomini che procedono allegri e con passo deciso – vivono in una paura costante.

Ma questo diario non è solo per descrivere la situazione del Paese, o per narrarne solo degli aspetti che poi l’autrice denuncia tra le righe di questo scritto; in queste pagine, Annemarie Schwarzenbach dà libero sfogo alle sue sensazioni, ai colori di questa terra lontana, raccontando i colori, le sensazioni che lei prova stando insieme a loro.

Oltre agli usi e costumi di questa terra lontana, sono anche molt altre le cose di cui l’autrice mette al corrente i suoi lettori; per esempio, le credenze popolari. Tanto per fare un esempio, una sera, durante una cena, uno degli anitanti le disse che lì esistono quaranta tipi di uva. L’autrice fa sapere, poche righe dopo, che

«Quaranta significa innumerevole, in quantità infinita, significa dolcezza, profusione senza limiti»

Proseguendo verso la fine di questo diario, raccontando un episodio, l’autrice confiderà ai lettori di essere rimasta sorpresa dalla gentilezza del popolo afghano:

In quel villaggio nel deserto come nel ricco giardino di Shibargan, la cordialità era autentica ed è questa virtù a rendermi caro e prezioso l’Afghanistan.

Ma un viaggio non può durare per sempre, e ad un certo pounto deve per forza volgere al termine. Per cui, le due donne arrivano in India, da cui poi prenderanno la nave che le riporterà nella lero terra:

Ma ecco, al termine di curve vertiginose, apparire l’India. In una pianura sterminatal’Indo e Kabul si incontrano, sul bordo della strada alcuni uomini sono inginocchiati a pregare. Fermarsi, gettare uno sguardo – dov’è la terra promessa? Tristezza, emozione senza pari – e ricordo le creste dell’Hindu Kush immerse in una luce di bronzo. Non le rivedrò mai più.

Di questo diario, una cosa mi ha colpito in particolare: l’uso della prima persona singolare, e non della prima persona plurale. In effetti, nell’estate 1939 l’autrice partì per questo viaggio insieme ad Ella Maillart, eppure di lei non c’è traccia in tutto il libro, se non due o tre vaghi accenni di tanto in tanto… Ma la cosa più bella è stato che, durante la lettura, mi è sembrato che l’autrice mi stesse dando l’opportunità di viaggiare con lei, e vi posso assicurare che è stato bellissimo immergermi in questa lettura anche un po’ esotica, se vogliamo; immaginando un mondo tanto al di fuori del nostro, ma che sicuramente, tra i vari sconvolgimnti di oggi, penso racchiuda ancora un po’ di quel fascino che l’autrice e la sua compagna di viaggio hanno potuto vedere con i loro occhi in un periodo in cui per l’Italia si profilava l’inizio di un nuovo conflitto mondiale.

Il mio giudizio:

4 pensieri riguardo “Recensione/223 – Tutte le strade sono aperte (A. Schwarzenbach)

  1. Ciao Fratellino di Fede, come stai?
    Qui tutto procede come sempre, si combatte il covid (davanti a casa mia ci sono stati una marea di casi), si cerca di recuperare una normalità che sembra non arrivare mai.
    Questo periodo dell’anno è quello che amo di più, perchè Cristo ci rende partecipi della vita Eterna, oggi, più che mai, spero si possa rinascere migliori e liberi.
    Ti abbraccio fortissimo …
    Serena notte

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    1. Ciao Sorellina, io sto bene, ti ringrazio. Che bello leggerti, mi sei mancata, sai? ❤ Anche qui procede tutto come sempre, anche se con tanta stanchezza, perché le cose sembrano andare molto a rilento…
      In questi giorni, sto cercando di leggere molto; inoltre, ho ripreso a scrivere, ad ampliare uno scritto sul quale lavoro già da un bel po'. Non sarà molto, comunque mi rilasso. Anche se, forse , mi rilasso troppo…
      Voglio credere che con i vaccini questo brutto momento inizierà ad avvicinarsi verso la fine, anche se ci vorrà un bel po' ancora. Ma se non ci crediamo, la strada sembrerà sempre lunga ed insormontabile, non sei d'accordo? Grazie, Sorellin.. ❤
      Ti abbraccio fortissimo…
      Serena notte

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      1. Ti penso durante ogni preghiera, ringraziando Dio per la Fede che, grazie a te, si è fortificata, per il coraggio che alimenti quando cado.
        Per me sei un punto fermo, una Padre Spirituale indispensabile, un dono del Signore.
        Quando sono giù mi rileggo le pagine in cui accarezzi una scelta di vita non facile, che ti vede offrirti al mondo, sentendomi piccola e indegna di ricevere a pieno la Luce.
        Per te ci sarò, sempre e con tutta l’anima, qui e in qualsiasi forma vorrai.
        Dio Benedica la tua vita e la Grazia che spargi a piene mani.
        Tvb, Serena notte.

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      2. Non so che dire, Carla, mi lasci proprio a bocca aperta… Non penso di rappresentare un punto fermo per qualcuno; non mi ci sono mai sentito, ma detto da te è bello sapere di esserlo per qualcuno. Quindi, grazie Carla. Però sappi che tu non sei “piccola e indegna di ricevere a pieno la Luce”.
        Notte serena anche a te.

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