Recensione/201 – La linea del colore (I. Scego)

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Autore: Igiaba Scego

Titolo: La linea del colore

Editore: Bompiani

prima ed.: 2020

ISBN: 978-88-30101-41-8

Prezzo: 12,00 €

Dati: 2020, 384 p., brossura

Sinossi: Quanti di noi scendendo oggi da un treno a Roma Termini ricordano i Cinquecento cui è dedicata la piazza antistante la stazione? È il febbraio del 1887 quando in Italia giunge la notizia: a Dògali, in Eritrea, cinquecento soldati italiani sono stati uccisi dalle truppe etiopi che cercano di contrastarne le mire coloniali. Un’ondata di sdegno invade la città. In quel momento Lafanu Brown sta rientrando dalla sua passeggiata: è una pittrice americana da anni cittadina di Roma e la sua pelle è nera. Su di lei si riversa la rabbia della folla, finché un uomo la porta in salvo. È a lui che Lafanu decide di raccontarsi: la nascita in una tribù indiana Chippewa, lo straniero dalla pelle scurissima che amò sua madre e scomparve, la donna che le permise di studiare ma la considerò un’ingrata, l’abolizionismo e la violenza, l’incontro con la sua mentore Lizzie Manson, fino alla grande scelta di salire su un piroscafo diretta verso l’Europa, in un Grand Tour alla ricerca della bellezza e dell’indipendenza. Nella figura di Lafanu si uniscono le vite di due donne afrodiscendenti realmente esistite: la scultrice Edmonia Lewis e l’ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, giunte in Italia dagli Stati Uniti dove fino alla guerra civile i neri non erano nemmeno considerati cittadini. A Lafanu si affianca Leila, ragazza di oggi, che tesse fili tra il passato e il destino suo e delle cugine rimaste in Africa e studia il tòpos dello schiavo nero incatenato presente in tante opere d’arte. Igiaba Scego scrive in queste pagine un romanzo di formazione dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge di testimonianza sul presente, e ci racconta di un mondo nel quale almeno sulla carta tutti erano liberi di viaggiare: perché fare memoria della storia è sempre il primo passo verso il futuro che vogliamo costruire.

Il mio pensiero: Ho scoperto questo libro per caso, su Amazon, e mi incuriosì. L’ho letto, e ne sono rimasto affascinato! Non vi nascondo che per tutta la durarta del romanzo sono stato combattuto dalle possibili interpretazioni su a che genere appartenga il romanzo; e proprio questa notte, Igiaba Scego mi è venuta in aiuto:

[…] voglio cogliere l’occasione per avvertire il lettore che quello che ha in mano non è un romanzo storico classico. A volte penso sia un romanzo fantasy con delle basi storiche.

La storia racconta di un passato neanche troppo lontano, sul finire del 1800: era l’epoca di Abraham Lincoln e della questione schiavistica; la nostra protagonista, Lafanu, vive questa condizione fin da piccola, ma durante la sua vita conoscerà persone che più che padrone si riveleranno delle amiche, e che le daranno l’opportunità di esprimere le sue doti artistiche e pittoriche. Parallelamente, le ultime pagine del libro si svolgono in un passato molto recente, all’inizio del XXI secolo.

Il libro fa parte di un’ideale trilogia, iniziata con il romanzo Oltre Babilonia (2008), e poi proseguita con Adua (2013), che l’autrice definisce la trilogia della violenza coloniale. E tutte e tre le protagoniste di romanzi, Zuhra (di Oltre Babilonia), Adua (dell’omonimo romanzo) e Lafanu, trovano in sé le risposte per ricominciare, riappropriarsi della vita che fino ad allora era stata negata perché schiave.

 

I romanzi, inoltre sono legati da un filo conduttore: mentre Adua si conclude a Roma, a Piazza dei Cinquecento, in questo romanzo l’autrice spiega perché la piazza si chiama così, e quale evento si è voluto commemorare.

Ma cosa ha voluto comunicare la Scego con questo romanzo? Leggiamo cosa scrive in proposito:

Il mio intento è stato fin da subito costruire una storia che parlava di Italia, una storia quindi afroitaliana nel suo complesso, perché l’autrice, io, sono un’afroitaliana.

Romana, l’autrice ha svolto un accurato lavoro di documentazione per la stesura di questo romanzo, e nelle pagine in cui descrive il soggiorno romano di Lafanu, la Scego porta per mano i suoi lettori e le sue lettrici, facendo loro percorrere un bellissimo giro turistico, passando anche tra le botteghe ed i banchetti di gente nera nelle piazze. Insomma, in questo romanzo Igiaba Scego dipinge con tratti delicati un affresco di una problematica che si snoda tra l’antico ed il moderno, e che (purtroppo) fa ancora parlare tanto.

Il mio giudizio: ragnettoragnettoragnettoragnettoragnetto

 

 

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