I “tesori” rubati dal cassetto, ed altro ancora

Con il termine “tesori”, naturalmente non intendo il termine in sé, bensì cose cui sono affezionato.

Ciò premesso,  giovedì mi sono messo alla ricerca matta e disperatissima di un coupon che mi sarebbe servito necessariamente sabato. Ricordavo di averlo messo sullo scaffale di una vetrinetta piena di libri, ma dopo aver tolto il primo strato di cose, mi sono accorto che non c’era. Così, mi sono soffermato a riflettere, e ho pensato di guardare all’interno di una retina che ho nel cassetto, in cui tengo del materiale di cancelleria. Non era neanche lì.

Visto che il cassetto era aperto ho guardato lì, e… l’ho trovato.: meno male!!! Il mio cassetto, fino a giovedì, era pieno di fogliacci, garanzie scadute e quant’altro, così ho fatto un bel po’ di pulizia, e mentre toglievo mi sono capitati tra le mani: un biglietto d’auguri, formato medio, datato 2012; due biglietti ricevuti da una cara amica, che occupa tutto il mio cuore; una lettera di un po’ di anni fa con gli auguri di Pasqua, inviata da una ragazza che conobbi molti anni fa (33, per essere esatti).

Trovare tutte queste cose mi ha fatto tornare parecchio indietro nel tempo; un effetto dirompente di malinconia su di me è stato giocato da quei biglietti, che mi hanno fatto pensare a questa mia amica che – anche se non la vedo da molti anni – l’affetto non è mai venuto meno.

Ho una gran voglia di rivederla, e spero di riuscirci presto! 🙂

Ad ogni modo, la cosa che ho cercato qualche giorno prima, era un ingresso gratuito per vedere i padiglioni della struttura. Così, sabato sono stato a quell’incontro: una visita guidata al manicomio di Santa Maria della Pietà, a Roma, struttura chiusa definitivamente  nel 1999.

La prima cosa che ho fatto è stato visitare il Museo della mente, la cui visita dura un’oretta circa, in cui i visitatori vengono a contatto con materiale visivo e virtuale, che danno modo di capire la triste realtà di luoghi come questo: il materiale proposto è interessante, ma anche sconcertante, perché si viene in contatto con gli attrezzi usati, ma anche con le testimonianzr di psichiatri che lavoravano lì, e che narrano quello che accadeva. Cose da far rizzare i capelli!! Vedere certe stanze gioca proprio un effetto raccapricciante, e ci si rende conto di quanto uomini e donne abbiano sofferto lì. La cosa più straziante è stato venire a sapere che lì dentro ci venivano rinchiusi gli orfani, i quali – pur essendo sani – finivano per assumere i connotati di un malato di mente!!! 😮

Una volta uscito da lì, mi sono diretto al luogo dell’appuntamento, vicino ad una fontana, dove ad attenderci c’erano i ragazzi che hanno fatto da ciceroni, che aspettavano le persone che avevano prenotato questo tour; mentre aspettavano, hanno iniziato a distribuire le tessere associative, e poi la mappa con la struttura dell’ospedale psichiatrico, di modo che così – durante il discorso iniziale, prima di partire per l’effettivo toour guidato – i visitatori potevano vedere con i loro occhi la conformazione. Quando il grupo ha iniziato ha muoversi, ho capito che eravamo un bel gruppo, ma solo all’ultimo stop, prima della fine, mi sono girato a contare, ed era un gruppo parecchio numeroso, visto che eravamo circa 30 persone!

Durante il giro, i tre ragazzi si sono alternati nella spiegazione della struttura dell’ospedale psichiatrico, ed i ruoli dei vari padiglioni, senza che alcuno di loro avesse un ruolo predominante. A fine percorso, è stato rivolto loro un applauso di ringraziamento per aver coinvolto in maniera appassionante i partecipanti. 🙂

 

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