Recensione/130 – Sì bella e perduta. Gli esuli istriani e il canto del Va’, pensiero (C. Bertoglio)

chiara bertoglio - sì bella e perduta

 

Autore: Chiara Bertoglio

Titolo: Sì bella e perduta

Sottotitolo: gli esuli istriani e il canto del Va’, pensiero

ISBN: 978-1-291-76691-2

Editore: Amazon

Dati: 2014, brossura, 336 pag.

 

Ormai penso di aver speso tutte le parole possibili per lodare gli scritti di Chiara; tendenzialmente – quindi – dovrei fare scena muta; eppure – anche in questo caso – qualcosa la voglio dire, anche perché questo saggio si discosta molto dagli altri che ho letto finora, inerenti il rapporto che le opere musicali hanno con la Fede.

Il testo in questione tratta della diaspora che ha coinvolto Istriani, Fiumani e Dalmati sul finire degli anni Quaranta, post Seconda Guerra Mondiale, e durante l’immediata dittatura di Tito. Vicende, queste, che coinvolgono nel profondo l’Autrice, essendo figlia di un’esule istriana.

Ecco: esule. Vorrei soffermarmi un attimo su questa parola, ma prima forse occorre spiegare che la giovane autrice ha svolto questo meticoloso lavoro documentaristico preparando ed inviando dei questionari a tutti gli esuli, oppure con interviste telefoniche/telematiche.

Tornando alla parola, nei questionari una delle domande era se le persone da lei contattate si sentissero più esuli, oppure profughi. Ne è risultato che molti di loro si attribuiscono più il primo dei due termini proposti, anche perché

un profugo ha modo di tornare nel suo Paese;

al contrario, un esule non ci potrà più tornare.

Giovanni Boldini - Giuseppe VerdiMa non si tratta solo di Storia, in questo saggio, bensì anche di Musica: come ogni Paese, anche i luoghi presi in considerazione dall’Autrice (Istria, Fiume e Dalmazia) hanno una loro tradizione musicale. Oltre ai brani più tradizionali, gli Istriani hanno il Va, pensiero di Giuseppe Verdi.

Il coro in questione è inserito all’interno del Nabucco, opera composta da Verdi, che debuttò nel 1842. L’opera racconta l’esodo dei Palestinesi in Egitto , terra dalla quale – anni dopo – ritorneranno in Patria; ed è proprio così che si sentono gli esuli di cui Chiara parla. Con l’unica differenza, come esposto poco più sopra, che loro nel loro Paese non ritorneranno mai più.

Ancora oggi, questo brano viene cantato durante i loro raduni, ma anche al termine delle celebrazioni liturgiche,  poiché nelle sue parole è contenuto il loro sentimento per qualcosa di irraggiungibile, la loro terra, ma rappresenta anche la loro italianità, più di quanto non la rappresenti l’Inno di Mameli.

Il Va’, pensiero è il canto dell’esule mentre il canto Fratelli d’Italia è il canto dell’unità d’Italia, di tutti. 

Insomma, in definitiva consiglio vivamente la lettura di questo saggio di Chiara, soprattutto a chi, come me, a scuola non ha approfondito questo annoso problema, e si è ritrovato a darsi da fare da solo per capirci qualcosa in più.

Il mio giudizio è di cinque ragnetti.

ragnettoragnettoragnettoragnettoragnetto

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