Recensione/129 – Il pendolo di Foucault (U. Eco)

Umberto Eco - Il pendolo di Foucault

Autore: Umberto Eco

Titolo: Il pendolo di Foucault

ISBN: 978-88-

Editore: Bompiani

Dati: 1988, rilegato, 509 pag.

Sinossi: Piacerebbe all’editore annunciare che amore, passione, morte, satanismo, salvezza, perversione (il tutto sotto le palme di Jim della Canapa) si intrecciano in questo libro che non ha lasciato dormire l’autore. Ma la cosa purtroppo è più complessa.

Se era facile definire Il nome della rosa come un romanzo che si svolgeva in sette giorni in un luogo ristretto e in un anno preciso, l’editore prova imbarazzo a definire le unità di tempo, luogo e azione di questo Pendolo di Foucault. Esso si svolge dall’inizio degli anni settanta al 1984 tra una casa editrice milanese ed un museo parigino dove è esposto il pendolo di Foucault, con una trascurabile parentesi di alcuni anni in Brasile. Si svolge tra dal 1943 al 1945 in un paesino tra le Langhe ed il Monferrato. si svolge dal secondo secolo dopo Cristo ai giorni nostri attraverso la vicenda del sapere ermetico. Si svolge fra il 1344 ed il 2000 lungo il percorso del Piano dei Templari e dei Rosa-Croce per la conquista del mondo. Si svolge interamente la notte del 23 giugno 1984, prima in piedi nella garitta del periscopio, poi in piedi nella garitta della Statua della Libertà al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi. Si svolge la notte fra il 26 ed il 27 giugno  dello stesso anno nella vecchia casa di campagna che Jacopo Belbo, il protagonista, ha ereditato da suo zio Carlo, mentre Pim, il protagonista, rievoca le sequenze temporali di cui si è detto sopra.

In sintesi: tre redattori editoriali, a Milano, dopo aver frequentato troppo a lungo autori “a proprie spese” che si dilettano di scienze occulte, società segrete e complotti cosmici,  decidono di inventare, senza alcun senso di responsabilità, un Piano. Ma qualcuno li prende sul serio.

 

“Dio mio, professor Eco, devo proprio scriverLe perché l’ansia ormai mi divora: sarò sintetico, magari un po’ ermetico (così sono in tema…) ma insomma ho finito di leggere Il pendolo di Foucault in metropolitana. Ho chiuso la copertina, mi sono guardato intorno con circospezione. Era sera, alla luce spettrale dello scompartimento ho contato sette viaggiatori (numero mistico: sette come i giorni della creazione, i pilastri della saggezza, i nani di Biancaneve…); tre (numero perfetto) avevano in mano il Suo libro. (…)”

Galeotto fu quest’articolo, e chi lo scrisse…

L’articolo completo – dal titolo Così nella metropolitana ho scoperto il mistero di Eco – è comparso a pagina 16 di 7, l’allora settimanale del Corriere della Sera, nel lontano 1988, a firma Marco B., in cui l’autore fa riferimento alle varie concordanze che ha notato, durante il percorso in metro, e che gli hanno fornito il la per arrivare a capire le varie congetture che i tre personaggi del libro – Casaubon (alter ego di Eco, nonché narratore della vicenda), Diotallevi e Belbo – hanno fatto all’interno del romanzo. Oggi, questo articolo funge da segnalibro al libro in oggetto.

Tanto per cominciare, avrei subito una critica da fare sui personaggi: nel trafiletto in seconda di copertina, si dice che a svolgere il ruolo del protagonista sia solo Belbo; a mio avviso, invece, i tre uomini sono sempre insieme, per giunta credo sarebbe più giusto che tutti loro fossero i protagonisti.

Un altro personaggio maschile (ci sono due donne, ma la loro presenza è molto a latere), è un tale Agliè: di lui Eco afferma che sia un conte, ma chi è in realtà? Perché in più di un’occasione dice e non dice certe cose, e tace nei momenti più culminanti? Ma questo non è un romanzo esclusivamente al maschile; fanno la loro comparsa anche tre donne: Lorenza, Amparo e Lia; di queste, solo le prime due sono interessate alla vicenda, mentre l’ultima sembra disinteressarsene.

Detto ciò, il libro di Eco mette in campo numerose conoscenze tra ebraismo, Cabbala, esoterismo, con tanto anche di sette più o meno segrete, quali i catari, l’Inquisizione, ma soprattutto i Templari, il cui maestro generale era Jacques de Molay; i Rosa-Croce, fondati da Christian Rosencreutz e, anche se citati solo marginalmente, gli Illuminati di Baviera, di Adam Weishaupt. Trent’anni fa – alla mia prima lettura . non ci capii assolutamente nulla; con trent’anni in più sulle spalle, ammetto di averci capito di più; anche perché da ragazzino, tra i dieci ed i quindici anni, iniziai la lettura di Il giornale dei misteriun periodico in cui si parlava di società segrete, occultismo, e roba del genere, e si parlava diffusamente di questi tre Ordini cavallereschi; quindi ho un minimo di conoscenza degli argomenti trattati nel libro… Ad oggi, questo periodico è ancora esistente.

Altro personaggio reale che viene citato è Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica

HPBlavatsky e simbolo

la fondatrice della Società Teosofica, e l’emblema della società

Questa donna ha scritto un libro che mi sembra faccia riferimento ai misteri egizi, il cui titolo Iside svelata, ricorre anche nel romanzo, ma non vi dico in quali circostanze, nel caso decideste di leggerlo. 🙂

Ma non ci sono solo citazioni di personaggi in questo libro, bensì anche di luoghi soprattutto francesi; in particolare Saint-Malo e Mont Saint-Michel in Normandia, e Rennes-le-Château, in Occitania, retto dal 1885 al 1909 dall’abate Bérénger Saunière, il quale sarebbe strettamente collegato ai Templari. In quanto agli altri due luoghi, apro e chiudo una piccola parentesi turistica: se non ci siete stati, andateci; Saint- Malo è molto carina, e Mont Saint-Michel vale veramente la pena! Vi potrebbe succedere di arrivare in cima, e restarci fin quando non si abbassa la marea! 🙂 In caso contrario, basta percorrere una sottile striscia di sabbia… Personalmente non mi è capitata la prima opportunità, ma mi sarebbe piaciuto molto. 🙂

Tornando al libro in oggetto, questo comprende 120 capitoli brevi, ripartiti in dieci parti, ciascuna delle quali è identificata con il nome delle dieci sefirot* ebraiche. Ciascun capitolo ha – in alto a destra – una frase estrapolata da testi antichi, dei secoli scorsi, in cui si parla, appunto, di misticismo o comunque, di temi attinenti alla narrazione che fa Eco. Tra queste frasi ce n’è una estrapolata anche dal libro della Blavatsky.

In tutte le poco più di 500 pagine che compongono il libro, i tre uomini sono spesso insieme a formulare ipotesi sul Piano che i Templari avrebbero complottato, il cui termine ultimo sarebbe il Duemila… insomma, penso che una definizione adatta per definire questo  libro potrebbe essere visionario. Ad ogni modo, in tutta questa complessità di temi, il discorso che ne viene fuori è comunque avvincente, al punto da catturare il lettore, e spronarlo a continuarne la lettura; questo forse è anche opera dei capitoli brevi, che invogliano il lettore a continuare senza interromperne la lettura.

 

Notizie sull’autore: Umberto Eco** (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016) è stato ordinario di Semiotica all’università di Bologna, è stato autore di molte opere saggistiche. Nel 1980 ha esordito nella narrativa con Il nome della rosa (Premio Strega 1981)

 SephirotSephirothSefiroth o Sefirot (סְפִירוֹת), singolare: Sephirah, o anche Sefirah (סְפִירָה, “enumerare” in lingua ebraica).[1]

La parola Sefirot è connessa, secondo il Sefer Yetzirah, con sefer (scrittura), sefar (computo) e sippur (discorso), che derivano dalla stessa radice SFR. Il significato basilare viene reso come emanazioni: le Sefirot nella Cabala ebraica sono le dieci modalità o gli “strumenti” di Dio (a cui ci si riferisce con אור אין סוף Or Ein Sof, “Luce Senza Limiti”) attraverso cui l’Ein Sof (l’Infinito) si rivela e continuativamente crea sia il reame fisico che la Catena dei Reami metafisici superiori (Seder hishtalshelus).

Nel Pentateuco il termine è anche correlato appunto al “conteggio” per gli ebrei compiuto da Aronne e Mosè, con il supporto del popolo ebraico tutto.

Da un punto di vista teologico tali Sefirot o ‘Luci Increate’ sono dunque considerate increate ma, in qualità di emanazioni divine, non sono vere e proprie ipostasi e dunque non possiedono la natura di esseri divini o di manifestazioni rivelate. Inoltre esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ogni individuo, nella vita quotidiana; le Sefirot sono dieci principi basilari, riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza. [cit. Wikipedia]

**  La data di morte ed i verbi al passato sono opera mia

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2 pensieri riguardo “Recensione/129 – Il pendolo di Foucault (U. Eco)

    1. Grazie Sara, in effetti questo libro ha suscitato in me un po’ di ricordi, a cominciare dall’articolo, per poi passare alle tematiche apprese, per poi finire con l’Egittologia e Mme Blawatski; quindi il brodo si è allungato un po’… 😉

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