Recensione/126 – Opinioni di un clown (H. Böll)

Böll clown

Autore: Heinrich Böll

Titolo: Opinioni di un clown

Editore:

ISBN: 977039020410

Dati: 254 pagg.,

Prezzo: € 4,90

Sinossi: Nella Germania del neocapitalismo rampante, il giovane borghese Hans Schnier decide di fare il clown di professione, per assicurarsi una sorta di zona di sicurezza ideologica, compromessa il meno possibile con poteri forti e piccoli che paiono ormai non avere più limiti. È una scelta difficile e rischiosa che gli fa perdere l’amatissima compagna Maria, troppo “regolare” e timorata per stargli accanto, e che lo riduce infine in una sorta di sottosuolo spirituale, da lui praticato nella disperazione immedicabile, di una solitudine assoluta.

Scritto nel 1963, Opinioni di un clown è forse il romanzo più cupo e più impegnato che Heinrich Böll abbia mai scritto. La disumanità di una popolazione che nella rincorsa affannosa del profitto ha trovato il miglior narcotico per tacitare i forti, quasi insostenibili, sensi di colpa che la storia recente avrebbe dovuto ispirarle, risalta, a fronte del miserando destino di Hans, in tutto il suo terribile rilievo.

Nella società tedesca dei primi anni Sessanta non c’è rimorso perché non c’è memoria, né cultura. E lo stile asciutto di Böll, del tutto privo del benché minimo compiacimento lirico o effusivo, ci colpisce col ritmo martellante di un atto d’accusa inappellabile, dal quale non possiamo non sentirci toccati un po’ tutti: all’Orrore della prima metà del secolo, sembra dire lo scrittore, subentra nella seconda l’Indifferenza, altrettanto ottusa, altrettanto micidiale; e il povero clown inutilmente ribelle può ben assurgere a rappresentante di una serie infinita – e sommersa – di vittime innocenti.

 

La mia impressione: Acquistato svariati anni fa insieme al quotidiano La Repubblica, questa è la seconda volta che leggo questo romanzo. Se la prima volta ho letto questo romanzo per curiosità (sebbene la figura del Clown mi interessasse già), ammetto che questa volta l’ho letto in previsione dell’inizio del prossimo corso di Ridere per vivere. Quando ne ho iniziato la rilettura, mi ricordavo che la prima volta questo romanzo mi era piaciuto; ed effettivamente, anche questa seconda lettura ha confermato la prima sensazione.

Il clima in cui  si svolge è quello del quasi immediato secondo dopoguerra, negli anni Sessanta, in piena guerra fredda, ed in Germania si sentono ancora le eco della guerra, che ha ancora lasciato strascichi di povertà. In questo clima si svolge la vicenda di Hans Schnier, un giovane malinconico che ha deciso – forse anche per combattere questo lato del suo carattere – di intraprendere la professione di Clown.

Tutti sanno […] che un clown dev’essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconiasia una faccenda maledettamente seria, fin lì non ci arrivano.

Questa sua decisione gli farà perdere l’affetto della sua ragazza, Maria. Di fondo, in questo rapporto tra Hans e Maria, c’è un altro tassello, a portare poi allo sconvolgimento di questa relazione: la religione. Lei cattolica, lui protestante.

Anche per questo, ad un certo punto del libro, Maria scompare: va a Roma, dal Papa. E Hans si trova di nuovo solo. È in questa solitudine che Hans realizza quanto Maria sia importante per lui:

 […] ero io quella faccia che vedevo nel mio specchio, voltavo lo specchio e quando avevo finito gli esercizi, o quando più tardi, nel corso della giornata mi vedevo per caso allo specchio passando, mi spaventavo: c’era un estraneo nella mia stanza da bagno, al gabinetto; un tizio che non sapevo se fosse serio o buffo, un fantasma pallido con il naso lungo; e allora correvo più in fretta che potevo da Maria, per vedermi nel suo viso.

Almeno Hans crede in quello che fa, e lo sperimenta in tutti i modi, anche facendo la ginnastica facciale:

Nelle ultime settimane non avevo fatto neppure il più utile degli esercizi: la ginnastica facciale. Un clown, il cui effetto principale consiste nell’immobilità della maschera, deve mantenere il viso perfettamente mobile.

Questo fatto della ginnastica facciale mi ha fatto ritornare in mente quando ho fatto il corso di teatro, molti anni fa: anche in quel caso la ginnastica facciale ha una sua importanza; mi sono venute in mente le maschere senza espressione,

maschere

quelle in cui le sole espressioni del volto fanno indovinare a chi guarda lo stato d’animo del personaggio.

Questo mi fa pensare che forse a metà del XX Secolo era utilizzato anche questa modalità per fare il clown, e che – sempre presumibilmente – sia caduta poi in disuso.

Un’altra personalità importante per Hans è il padre, un uomo che è sempre stato restio ad accettare questa sua professione, al punto che i due si stavano perdendo di vista, quando poi si ritrovano.

«Sono un clown, e faccio raccolta di attimi.»

Notizie sull’autore: Heinrich Böll nacque a Colonia nel 1917 e morì nella sua casa di campagna a Bornheim-Merten nel 1985. Di formazione cattolica, fu costretto dallo scoppio della guerra ad interrompere gli studi di letteratura tedesca intrapresi all’Università di Colonia; chiamato alle armi, combatté in Romania e in Russia, finché decise di disertare e attese in un campo di prigionia americano la fine del conflitto.

Ottenuto un impiego statale, nel dopoguerra cominciò a scrivere, manifestando un atteggiamento fortemente critico nei confronti della Germania della ricostruzione e del “miracolo economico”. Contrario alla Nato, ma anche antisovietico, socialista democratico e pacifista, Böll fu sempre in prima linea nelle battaglie civili condotte in Germania, subendo spesso violente rappresaglie polemiche, non tacitate neanche dal premio Nobel, a lui attribuito nel 1972. A partire dal racconto lungo Il treno era in orario (1949), la sua fama di narratore conobbe un incremento costante sia in patria che all’estero, ed ebbe le sue tappe più importanti nei romanzi Dov’eri, Adamo? (1951), E non disse nemmeno una parola (1953), Casa senza custode (1954), Biliardo alle nove e mezzo (1959), Opinioni di un clown (1963), Foto di gruppo con signora (1972), L’onore perduto di Katharina Blum (1974), Assedio preventivo (1979), Cosa faremo di questo ragazzo? (1981). Da ricordare anche le raccolte di racconti Gli ospiti sconcertanti (1956) e La raccolta di silenzi del dottor Murke (1958), i saggi di Lezioni francofortesi (1966) ed il romanzo postumo Donne con paesaggio fluviale (1986).

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