Recensione/123 – Con la mia valigia gialla (S. Bergo)

Bergo

Autore: Stefania Bergo

Titolo: Con la mia valigia gialla

Genere: Diario di viaggio

Prezzo: € 2,99 (Kindle)

              € 9,99 (Cartaceo)

Editore: Gli scrittori della porta accanto (I edizione)

0111 (seconda edizione)

Sinossi: È un diario di viaggio autobiografico.
Stanca della superficialità di una vita nemmeno troppo tranquilla, Stefania decide di partire. Da sola. Casualmente, trova in internet i contatti di un’associazione che gestisce il St. Orsola, un ospedale in un’area rurale del Kenya, Matiri. E parte con una valigia gialla, poche aspettative, tanta curiosità e voglia di cambiare, non certo il mondo, ma almeno la sua piccola insignificante esistenza.
“Con la mia valigia gialla” è il racconto dei piccoli eventi quotidiani (solo apparentemente banali) accaduti in quelle tre settimane, conditi con una manciata di riflessioni dell’autrice sulle diverse abitudini e sulla cultura locali, scanditi dai messaggi che inviava regolarmente via mobile a un caro amico con cui ha voluto condividere, in tempo reale, la sua esperienza.
Contrariamente a quanto si pensi, però, non è un libro sul volontariato. Il volontariato è solo un dettaglio. L’intenzione dell’autore era di raccontare il viaggio, una piccolissima parte d’Africa, quella che lei ha conosciuto, diversa dalla miriade di altre facce di una terra magica, unica. Ne racconta le usanze locali, i profumi, i colori, i suoni, il quotidiano. Le emozioni. E ne ha dato una sua personale chiave di lettura, intervallando ai dipinti della natura le sensazioni restituite, i pensieri suggeriti, le domande che si è posta e che pone a chi vorrà leggere le pagine del suo libro e soffermarsi, come lei, a cercare una risposta. Anche se spesso risposte non ce ne sono. Ecco perché questo libro non vuole insegnare nulla. È un semplice mezzo messo a disposizione dall’autrice per far compiere al lettore lo stesso viaggio (anche se non sarà mai lo stesso) senza prendere un aereo, semplicemente con l’immedesimazione.

La scelta dell’autrice per il selfpublished in seconda edizione, dopo la positiva esperienza con la casa editrice Zerounoundici, è stata dettata dal suo desiderio di devolvere il ricavato della vendita del suo primo libro all’associazione “Un ospedale per Tharaka – Kenya” onlus, che ha costruito e mantiene tutt’ora l’ospedale St. Orsola di Matiri, quello di cui l’autrice parla nel suo romanzo e cui è rimasta legata nel tempo. Per maggiori info: gliamicidimatiri.blogspot.it e www.tharakahospital.org/

 

Questo è il primo romanzo di Stefania Bergo che leggo, e ne sono rimasto molto colpito.

L’autrice si ritrova a lasciare tutti i suoi affetti e le sue certezze in Italia, per andare alla ricerca di un mondo diverso, dove rendersi utile, ma anche un mondo a lei abbastanza sconosciuto, a livello umanitario.

Si ritroverà in Gambia,  dove presterà servizio in un ospedale in veste di dottore, per curare tutti coloro vittime della guerra. Lì conoscerà molti suoi connazionali – con cui intesserà rapporti più o meno saldi – , ma soprattutto conoscerà la tristezza e la povertà lasciate dalle atrocità perpetrate in quel paese. Momenti che le daranno l’opportunità di conoscere uomini, donne, bambini e bambine dell’Africa; persone straordinarie per la loro dignità, nonostante la situazione non sia delle migliori.

E così Tepania, come la chiamano i bambini del posto, diventerà un po’ il loro angelo, cui fare confidenze, o con cui trascorrere un po’ del loro tempo.

Ma poi arriva il momento in cui lei e tutti gli altri torneranno (scaglionati) alle loro routine quotidiane, e a confrontarsi con le persone di tutti i giorni, e per l’autrice questo rappresenta un momento doloroso, perché dovrà lasciare le persone conosciute in quel lasso di tempo (italiane o africane che siano) di cui con alcune delle quali ha stretto un forte legame. I disagi di questo momento sono narrati nel terzultimo capitolo, se non vado errato. E, come di consueto, ho pianto. Non lo so, forse gli addii non mi piacciono, o forse sono troppo sensibile.

In definitiva è un libro molto bello, tra le cui pagine si trova molta umanità, amicizia, ma anche dolore; non nascondo che in alcuni momenti mi ha ricordato il documentario di cui ho parlato qui.

E poi, a renderlo ancora più bello, contribuisce il fatto che parla di un territorio al di fuori di ogni cognizione, non fatto solo di safari, o vacanze in villaggi più o meno lussuosi, ma parla della parte misconosciuta di questo Continente che è l’Africa, popolata di abitanti autoctoni che sanno donare tanto all’altro.

Con la mia valigia gialla II ed.Ho inserito la copertina della prima edizione perché mi piace di più, e la trovo più rappresentativa, più che altro perché dà già un’idea al lettore di che luogo si parli; contrariamente a quella della seconda edizione, con la 0111 edizioni, che vi presento qui accanto, che mi sembra piuttosto anonima.

 

 

 

 

 

ragnettoragnettoragnettoragnettoragnetto

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