Recensione/111 – Rosso. Dove nascono le favole? (P. Selvatici)

cover Rosso

Sinossi

Come nascono le favole?
Dai sogni dei bambini? Dalla fantasia degli scrittori? Dalla cultura popolare? Dalle leggende?
Dietro a ogni favola c’è una storia reale raccontata mille e mille volte, corsa di bocca in bocca, di generazione in generazione. La storia cambia, un poco alla volta, scavata dalle parole, erosa dal tempo, finché non resta che la favola, monito e lezione per le nuove generazioni.
Cosa resta delle anime che hanno amato, odiato, sofferto e lottato con coraggio? Cosa rimane del loro struggersi, delle passioni, degli intrecci di sentimenti cupi o arditi?
Qualcosa rimane, tracce tra le pieghe, nei silenzi tra le parole. Se si ascolta con attenzione si possono udire ancora gli echi delle voci, dei pianti e delle risate.
Rosso è il tentativo di interpretare queste tracce, un fiore nato tra le crepe che vuole essere un omaggio ai protagonisti dimenticati delle storie dietro alle favole.
Buona lettura
Questo di Pierluigi Selvatici è un libricino che si legge nel giro di un quarto d’ora. Visto il titolo mi aspettavo che si trattasse di un saggio come Il linguaggio dimenticato, di Erich Fromm, che ho letto qualche anno fa.
Invece mi sono trovato di fronte un libro del tutto diverso dalle aspettative che mi ero fatto: in pratica si tratta di una rielaborazione della favola di Cappuccetto Rosso che – tra l’altro – figura in copertina con degli occhi che sembrano quelli un po’ tanto ipnotizzati che si vedono nei film, avete presente? 😉
Ad ogni modo, il Lupo è un uomo; cappuccetto Rosso si chiama Aidi; del Cacciatore si accenna appena… Insomma non so che genere di sensazione mi abbia lasciato questo libro, forse proprio perché è molto diverso dalla storia che ci hanno sempre raccontato.
Se volete leggetelo pure; lo trovate disponibile gratuitamente su Amazon, e sono sufficienti davvero pochi minuti per leggerlo
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4 pensieri riguardo “Recensione/111 – Rosso. Dove nascono le favole? (P. Selvatici)

  1. Effettivamente la copertina sembra più la locandina di quei film un po’ stile: “Cappuccetto rosso sangue”, ma che il nostro cappuccetto si chiami Aidi qui mi turba un pochino, anche perché sembra il nome italianizzato di Heidi la bambina che viveva in montagna col nonno in mezzo alle caprette che tutti conosciamo. La metafora del lupo/uomo invece è un buon spunto secondo me, ma non avendo letto l’opera, posso basarmi solo sulle sensazioni che mi hai appena trasmesso tu. La curiosità di leggerlo c’è, ma sono davvero troppo piena di libri arretrati per prendere seriamente in considerazione l’idea di prenderne altri.
    Buona giornata 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Grazie di essere passata 🙂
      Ieri ho pensato anche io alla similitudine tra Aidi e Heidi, ma sono andato oltre pensando se le caprette le facessero “ciao”… 😀
      Chiusa parentesi.
      Probabilmente non hai torto quando parli della similitudine lupo/uomo; personalmente non ci avevo pensato.
      Per quanto riguarda i libri arretrati, mi sento di dirti che costando zero euro e arrivandoti sul kindle non mi sembra una cosa da sottovalutare; anche io ho in elettronico molti testi ancora da leggere, ma li leggo un po’ a tempo perso, magari solo prima di andare a letto la sera; inoltre un giorno (forse) potresti trovarlo a pagamento…
      Buona giornata anche a te 🙂

      Piace a 1 persona

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