Tiro a 18 metri!

Questo pomeriggio, verso le 18.30 sono sceso al campo, e ho iniziato  a tirare a 10 metri, ocme di consueto, bersaglio dove ho fatto anche se ho fatto alcuni punteggi di tutto rispetto; poi – in tarda serata – ho chiesto ad Alberto se mi dava un po’ di istruzioni per tirare, ma non c’è stato molto da dire, se non abbassare il mirino: la prima cosa che mi ha chiesto è stato di tirare le frecce sulla visuale hunter field a sinistra del paglione, tra le due visuali che vi erano apposte. Risultato: una o due ci sono finite, le altre no; ma non importa, ad Alberto è piaciuto il risultato. Poi ho provato per conto mio, ma questa volta cercando di mirare al giallo, anche se non ci sono riuscito: forse è una questione di mirino, non lo so. Intanto mi contento di come è andata; è un piccolo progresso! 😉

Recensione/91 – L’unico figlio (A. Holt)

Anne Holt - l'unico figlio

Autore: Anne Holt

Titolo: L’unico figlio

Editore: Einaudi

Collana: Stilelibero

Dati: 2011, pag. 283

Ho letto questo libro per la prima volta anni fa, quando mi fu regalato, ma mi lasciò un po’ perplesso; non lo capii subito, forse perché non ero ancora abituato ai gialli scandinavi. Vi dico una cosa che vi stupirà: pensate che non mi ricordavo neanche che ci fosse un delitto… assurdo, vero?

E dopo questa figuraccia, passiamo oltre.

L’ho finito di rileggere due giorni fa, per la seconda volta, e devo dire che ne sono rimasto sorpreso. L’unità di azione principale è l’istituto per bambini orfani, dove un giorno viene rinvenuto il cadavere di una donna pugnalata; si tratta di Agnes Vestavik, la direttrice del centro. In maniera quasi automatica, Maren Kalsvik, la collega della vittima, assume il ruolo di direttrice, quasi come le spettasse di diritto. Nello stesso istante, al centro si crea lo scompiglio, anche perché come conseguenza del delitto, Olav – uno dei bambini – scompare. Se la matematica non è un’opinione, ed 1+1 fa ancora 2, allora i sospetti ricadono sul bambino; ma come avrebbe potuto lui, così piccolo, inferire un colpo usando tanta forza? In questa prima ricostruzione fatta dai dipendenti c’è qualcosa che non va!

Ma chi è Olav? È un ragazzino di undici anni che, a causa di una situazione instabile in famiglia, è diventato ribelle verso gli altri, e per questo motivo fa un uso frequente id una terminologia scurrile, rivolgendosi alle educatrici ed agli altri bambini con termini non troppo lusinghieri, e per questo viene spesso  scansato.

Il giorno dopo l’omicidio, all’istituto arriva la polizia, al comando dell’ispettore capo Hanne Wilhelmsen che con il suo acume, portando le sue indagini anche nei bassifondi della città di Oslo, riuscirà a risolvere il mistero.

Hanne Wilhelmsen è una donna che sa il fatto suo, e sa fare bene il suo mestiere. È lesbica. Nella vita privata convive con Cecilie, donna che accondiscende ai desideri della sua compagna, spronandola ad avere un figlio, ma Hanne non cede.

Il libro qui presentato è il terzo della serie delle indagini di Hanne Wilhelmsen [i titoli sono riportati in fondo all’articolo], e devo ammettere che mi è piaciuto molto, nonostante la prima volta lo avessi avuto in antipatia; o forse è che non lo avevo compreso bene, perché non ero preparato a questo genere di letteratura.

La scrittura dell’autrice è chiara; se forse volessi trovare un difetto, direi che a volte forse  è carente in qualche parola che poteva essere detta in più, ma forse dipende dalla nazionalità; ad ogni modo sono rimasto soddisfatto, e mi piacerebbe leggere gli altri due volumi di questa serie [tratta da Wikipedia]:

  1. La dea cieca (Blind gudinne, 1993), TorinoEinaudi2010
  2. Sete di giustizia (Salige er de som tørster, 1994), BressoHobby & Work1999 ripubblicato col titolo La vendettaTorinoEinaudi2010
  3. L’unico figlio (Demonens død, 1995), TorinoEinaudi2011
  4. Nella tana dei lupi (Løvens gap, 1997) (con Berit Reiss-Andersen), TorinoEinaudi2012
  5. Il ricatto (Død joker, 1999), TorinoEinaudi2012
  6. La ricetta dell’assassino (Uten ekko, 2000) (con Berit Reiss-Andersen), TorinoEinaudi2013
  7. Quale verità (Sannheten bortenfor, 2003) (Einaudi, 2014)
  8. Quota 1222 (1222, 2008) (Einaudi, 2015)
  9. La minaccia (Offline. Kriminalroman, 2015) (Einaudi, 2016)

Spero di avervi incuriosito!

Buon pomeriggio a tutti! 😉

Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori…

Penso sia proprio appropriato il titolo dato a questo post, preso a prestito dal proemio dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, ed è proprio di questo che oggi si parla: di Medio Evo. Quel Medio Evo, che ieri pomeriggio ho trovato in libreria, nell’insidiosa trappola dell’acquisto di un libro!

Ieri sono stato a Roma, e l’autobus che ho preso ferma davanti alla libreria. Sono entrato con lo scopo di gironzolare tra i DVD, e solo nel caso ne avessi trovato qualcuno interessante, avrei proceduto all’acquisto. Invece no, non è andata così.

Il mio sguardo ha voluto spingersi oltre, tra i libri; e d’istinto mi sono diretto  in un reparto con i romanzi storici, dove ero sicuro che ne avrei trovato uno, cui da tempo avevo messo l’occhio.

Chrétien de Troyes Eccolo qui a sinistra il testo incriminato. Mi sembra di percepire un po’ di stupore tra di voi, quindi bando alle ciance, e vi spiego come sono arrivato a questa scelta.

Durante il triennio del liceo ho studiato letteratura, sia inglese che francese. Ricordo ancora i libri di testo che avevo, nella fattispecie quelli di francese erano due volumetti l’anno, così suddivisi:

III anno: Moyen Age, XVI Siècle

IV anno: XVII siècle, XVIII siècle

V anno: XIX siècle, XX siècle

L’autore dei romanzi cortesi  che si trovano Chrétien de Troyesin questo testo è apparte-nuto al Medio Evo; ricordo che a scuola avevamo letto (in francese, naturalmente) alcuni brani di questo autore, e forse sono state proprio queste letture a far nascere in me l’interesse per il mondo cavalleresco e forse (in senso più ampio) l’interesse per il romanzo storico, quello di cappa e spada, per intenderci.

La cosa strana mi sembra questa copertina; eppure è della Mondadori; forse è una vecchia edizione, oppure di un’altra collana; non lo so, saprò essere più preciso dopo che lo leggerò! Quello di cui sono sicuro è che, vedendo la copertina classica Mondadori, quella nera, i romanzi cortesi non sono gli stessi Vi faccio vedere:

image_book questo è il cofanetto, che al’interno si presenta così:

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Niente male, vero?