Recensione/90 – L’eretica di Dio (R. Coruzzi)

L'eretica di Dio

Autore: Rita Coruzzi

Titolo: L’eretica di Dio

Editore: Piemme

Dati: 2017, pag. 480

Questo è il secondo romanzo storico di Rita Coruzzi che leggo (il primo è stato Matilde. Per grazia di Dio, se è qualcosa; libro che – stranamente – non ho recensito… boh, chissà perché…). Il libro narra la vita e le vicende di Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orléans, colei che riuscì a porre sul trono il suo “dolce Delfino”, che poi diventerà il re Carlo.

Ma andiamo con ordine.

Alla sua nascita, Giovanna viene educata dalla mamma alla fede; sarà questo aspetto a  renderla una donna che crederà fortemente in Dio, al punto da renderla forte. Da piccola, grazie all’intervento dell’Arcangelo Michele prima, e di Santa Caterina di Alessandria e di Santa Margherita di Antiochia poi, sa già che sarà preposta ad un’ ardua impresa: liberare la Francia dall’invasore, gli Inglesi. Sebbene sbalordita da questa missione che le viene comunicata, Giovanna raccoglie le forze per partire: lo farà durante una notte, non vista dalla famiglia. Pur essendo donna, non esita ad indossare abiti maschili, e a gettarsi nella mischia con un esercito dapprima esiguo, ma che, man mano, raccoglierà molti uomini che credono nel suo coraggio e nella sua forza.

Sono molte le città in cui Giovanna andrà per scacciare l’invasore: mentre i suoi soldati sono armati di tutto punto, lei armata solo di uno stendardo bianco, che simboleggia la purezza, ma anche della forza della preghiera, che userà per invocare Dio per la buona riuscita dell’impresa ogni volta che dovrà sostenere una battaglia, per poi lanciarsi contro il nemico al grido: a noi la battaglia, a Dio la vittoria! Ma c’è anche un’altra frase che fa inquadrare bene la fede della donna: Mi rimetto a Dio. È questa, a mio avviso, la frase più identificativa che caratterizza il personaggio di questa donna coraggiosa, che anche nei momenti più difficili, come quelli che poi porteranno all’epilogo, non perderà la sua forte fede, né il suo temperamento impulsivo ed ardimentoso verso coloro che vogliono riservarle un destino differente.

Finalmente, a Reims, il Delfino viene incoronato; ma re Carlo non ha un carattere deciso, ed in più di un’occasione si lascia persuadere da coloro che non nutrono alcuna simpatia per colei che ora si è guadagnata l’appellativo di Pulzella d’Orléans, così da far perdere molo tempo a lei ed al suo esercito, poiché angosciato dai mille dubbi che i nemici di Giovanna instillano in lui; è da questo momento in poi che, durante le numerose pause che infligge loro il re, Giovanna subisce umiliazioni; al punto che -man mano – le forze l’abbandonano, ed inizia la caduta psicofisica di questa giovane donna che fino all’ultimo – seppur a costo della lontananza dalla famiglia – ha saputo far valere le sue ragioni fino all’ultimo momento della sua vita.

Lo stile usato da Rita è sempre semplice, e le fonti di ciò che narra sono ben documentate, al punto da rendere il lettore un tutt’uno con le vicende di questa eroina, a provare compassione per quello che le succede, ma anche a sentirsi fiero e coraggioso come Giovanna in battaglia. Non vi nascondo che in tutta la narrazione ho trovato tre punti in cui il mio animo sensibile ha dato sgogo alle lacrime; ma non vi dirò quali sono: in caso che un giorno lo leggiate anche voi, dovete essere acuti per trovarli.

Pur conoscendo Giovanna d’Arco dalla Storia, non ricordavo proprio la sua vicenda: Rita mi ha dato l’occasione per riportarla a galla, e viverla nel migliore dei modi: vivendo la sua scrittura di autrice, e le vicende di quella donna. Mi viene da fare un parargone, e credo neanche troppo azzardato, poiché conosco l’autrice di persona: il paragone consiste nbel fatto che queste due figure storiche analizzate in questi due romanzi storici (mi riferisco anche al precedente, Matilde, siano due alter ego dell’autrice, che come lei hanno combattuto per difendere le loro opinioni.

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