Poker di nove

E insomma, penso proprio che stia davvero diventando bravo a tirare con l’arco.

Perché? Ve lo racconto subito.

Ieri, dopo aver montato l’arco, vado al mio spazio (la cui distanza è – per ora – ancora 10 metri), ed inizio a tirare le mie 4 frecce (vi ricordo che di due danneggiate ne ho fatta una, mentre l’altra è sepolta ancora sotto due dita di sabbia, sormontate da tre di aghi di pino…); ma comunque. Faccio qualche volée, cinque, o forse sei, ma mai nulla di fatto: uffa!

davPoi, senza che me l’aspettassi, la volée è 9-9-9-9.

Meraviglioso, a dir poco.

Dentro di me esulto.

Metto a posto l’arco, e ritorno a casa.

Intanto, due giorni fa è arrivato un what’s App sul gruppo: venerdì sera, al campo, pizza, poi gara in notturna. Che dite, secondo voi parteciperò? Naturalmente sì! 😉

 

Buon pomeriggio a tutti!

Reforming music: un nuovo arrivo libroso

Ieri  ho ricevuto un pacco; non immaginereste mai di cosa si tratti, vero? Allora ve lo dico io: di un libro!!! Sorpresi, vero? 😉

A parte gli scherzi, da tempo questo libro mi ronzava in giro su internet, ma avevo sempre glissato il suo acquisto su Amazon, visto che il costo non è poi così indifferente. Ad ogni modo, la settimana scorsa ero stato anche alla Feltrinelli per cercarlo, ma sia al piano terra, sia al seminterrato, dove c’è il reparto con testi musicali, mi è stato confermato che non esisteva nei loro cataloghi. Da quel punto ad ordinarlo su Amazon, il passo è stato breve. Infatti venerdì, vedendomelo di nuovo in giro su internet, ho deciso di tagliare la testa al toro (chissà mai perché si dirà così, poi…), e ho effettuato l’ordine, che è arrivato ieri pomeriggio, con un giorno di anticipo rispetto a quanto previsto. Ma meglio così! 🙂

Reforming musicIl libro di cui sto parlando è Reforming Music: Music and the Religious Reformations of the Sixteenth Century, di Chiara Bertoglio. Se vi ricordate, vi avevo già parlato dei libri di Chiara a questa pagina.

Ma ecco più nel dettaglio la sinossi del libro presa da Amazon:

Five hundred years ago a monk nailed his theses to a church gate in Wittenberg. The sound of Luther’s mythical hammer, however, was by no means the only aural manifestation of the religious Reformations. The music of the Reformations was music reformed, music reforming and the reform of music: this book shows what the Reformations sounded like, and how music became one of the protagonists in the religious conflicts of the sixteenth century.

[Cinque secoli fa un monaco affisse le sue tesi sul portone di una chiesa a Wittenberg. Il suono della mitica ascia di Lutero era senza alcun dubbio l’unica manifestazione aurea delle Riforme religiose. La musica delle Riforme era musica riformata, musica che riformava, e la riforma della musica: questo libro mostra cosa significassero le Riforme, e in che modo la musica divenne uno dei protagonisti nei conflitti religiosi del XVI secolo. – trad. mia -]

Quando ho informato Chiara e la sua mamma dell’arrivo del libro, Chiara mi ha messo due faccine con le guanciotte rosse che ridono; la mamma, invece, mi ha fatto gli auguri per la lettura, ed i complimenti per il coraggio, visto che sono 800 pagine in inglese…  Non vedo l’ora di iniziare questo testo di Chiara, persona per cui nutro la più grande stima; posso dire fin da ora che questa sarà la prima lettura che farò in autunno.

 

Il ritorno del ritmo percussivo

Nella mia città, in questi ultimi quattro giorni c’è stata una festa in una piazza a ridosso del mare, dove si sono riunite tutte le varie realtà sociali: due associazioni che si occupano di Africa, Wikipedia (che, ho scoperto, fungere da bookcrossing. Ovvero: potevi prendere in prestito un libro, leggerlo e restituirlo entro la durata dell’evento), Amnesty International e e tante altre…

Sono arrivato sul mare un attimo prima che iniziasse un gruppo di percussioni brasiliane che conosco. Indovinate un po’? Mi sono fermato nella piazza a guardarli, prima di cominciare a dare un’occhiata ad alcuni stand. E… indovinate un po’ cosa è successo mentre guardavo questi amici? ad un certo punto ho iniziato a muovermi seguendo un po’ il loro ritmo, e ho scoperto di avere di nuovo il ritmo percussivo far parte di me! Ma non si tratta di ritirare fuori il djembe,  bensì di iniziare a studiare le percussioni brasiliane, che comprendono tamburi (tipo quelli delle bande), altri strumenti a scuotimento, e credo altro ancora. Il motivo per cui preferisco questo genere di strumenti, è perché il djembe è molto più statico, mentre in questo modo chi suona ha modo di muoversi, ballare… divertirsi, insomma!

Poi dopo sono restato lì, ma non è successo nulla di che, avevo solo voglia di passare una serata in maniera diversa;  ma rivedere gli amici percussivi mi ha fatto molto piacere… e chissà che non aggiunga anche questo ai miei impegni attuali! 😉