Wrocław 2017

Wrocław, ovvero Breslavia (POL). È qui che in questi giorni si stanno disputando i Campionati Mondiali di tiro con l’arco, che sto seguendo  con passione.

Ieri, nelle sezioni di arco olimpico (Recurve bow) – sia maschile che femminile – l’Italia si è classificata medaglia d’oro (con Amedeo Tonelli) e medaglia di bronzo (con Jessica Tomasi), mentre l’oro è andato ad una ragzza tedesca, Lisa Unruh, che ho avuto modo di ammirare in un video molto carino. Oggi, 28 luglio, è stata vinta un’altra medaglia d’oro nella finale dell’arco nudo (Cinzia Noziglia)

Ma torniamo alle medaglie: a questo punto scatta un pensiero, credo, più che giustificato. Ovvero: chi più chi meno, nessuno di noi ha mai sentito i nomi di queste persone che portano alto il nome della nostra bandiera, poiché il tiro con l’arco è uno sport molto spesso non tenuto in considerazione. O forse sì, ma giusto il minimo indispensabile. Si dà più spazio al calcio, per poi riservare sempre meno spazio ad altri sport, che hanno sempre a che fare con la palla, ma all’arco, poco e niente.

Ad ogni modo, guardando questo campionato, ed i punteggi degli arcieri,  mi sono accorto che alcune volte accanto al punteggio viene messo un asterisco (poniamo 4*). Adesso mi chiedo: questo significa che si tratta di un punteggio di riga? Altrimenti non me lo so spiegare.

Grazie a chi mi saprà rispondere. 😉

28-07-2017: Faccio una piccola aggiunta, per non aprire un nuovo post sul medesimo argomento; quello che voglio dire è che vedendo le dirette di questo Campionato si capisce quanto questa disciplina sia molto fraterna. Ovvero: chi gareggia non è ostile al suo concorrente (i/le due sfidanti sono affiancate, separate solo da un paletto che caratterizza la piazzola, e tirano una freccia ciascuno su un massimo di tre.), bensì tra di loro si scambiano sorrisi, abbracci e congratulazioni tra loro; non esiste tutta quella scortesia e quel rancore che si può trovare guardando altri sport. Ed è proprio anche questo a farmi amare questo sport!

Annunci

Recensione/90 – L’eretica di Dio (R. Coruzzi)

L'eretica di Dio

Autore: Rita Coruzzi

Titolo: L’eretica di Dio

Editore: Piemme

Dati: 2017, pag. 480

Questo è il secondo romanzo storico di Rita Coruzzi che leggo (il primo è stato Matilde. Per grazia di Dio, se è qualcosa; libro che – stranamente – non ho recensito… boh, chissà perché…). Il libro narra la vita e le vicende di Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orléans, colei che riuscì a porre sul trono il suo “dolce Delfino”, che poi diventerà il re Carlo.

Ma andiamo con ordine.

Alla sua nascita, Giovanna viene educata dalla mamma alla fede; sarà questo aspetto a  renderla una donna che crederà fortemente in Dio, al punto da renderla forte. Da piccola, grazie all’intervento dell’Arcangelo Michele prima, e di Santa Caterina di Alessandria e di Santa Margherita di Antiochia poi, sa già che sarà preposta ad un’ ardua impresa: liberare la Francia dall’invasore, gli Inglesi. Sebbene sbalordita da questa missione che le viene comunicata, Giovanna raccoglie le forze per partire: lo farà durante una notte, non vista dalla famiglia. Pur essendo donna, non esita ad indossare abiti maschili, e a gettarsi nella mischia con un esercito dapprima esiguo, ma che, man mano, raccoglierà molti uomini che credono nel suo coraggio e nella sua forza.

Sono molte le città in cui Giovanna andrà per scacciare l’invasore: mentre i suoi soldati sono armati di tutto punto, lei armata solo di uno stendardo bianco, che simboleggia la purezza, ma anche della forza della preghiera, che userà per invocare Dio per la buona riuscita dell’impresa ogni volta che dovrà sostenere una battaglia, per poi lanciarsi contro il nemico al grido: a noi la battaglia, a Dio la vittoria! Ma c’è anche un’altra frase che fa inquadrare bene la fede della donna: Mi rimetto a Dio. È questa, a mio avviso, la frase più identificativa che caratterizza il personaggio di questa donna coraggiosa, che anche nei momenti più difficili, come quelli che poi porteranno all’epilogo, non perderà la sua forte fede, né il suo temperamento impulsivo ed ardimentoso verso coloro che vogliono riservarle un destino differente.

Finalmente, a Reims, il Delfino viene incoronato; ma re Carlo non ha un carattere deciso, ed in più di un’occasione si lascia persuadere da coloro che non nutrono alcuna simpatia per colei che ora si è guadagnata l’appellativo di Pulzella d’Orléans, così da far perdere molo tempo a lei ed al suo esercito, poiché angosciato dai mille dubbi che i nemici di Giovanna instillano in lui; è da questo momento in poi che, durante le numerose pause che infligge loro il re, Giovanna subisce umiliazioni; al punto che -man mano – le forze l’abbandonano, ed inizia la caduta psicofisica di questa giovane donna che fino all’ultimo – seppur a costo della lontananza dalla famiglia – ha saputo far valere le sue ragioni fino all’ultimo momento della sua vita.

Lo stile usato da Rita è sempre semplice, e le fonti di ciò che narra sono ben documentate, al punto da rendere il lettore un tutt’uno con le vicende di questa eroina, a provare compassione per quello che le succede, ma anche a sentirsi fiero e coraggioso come Giovanna in battaglia. Non vi nascondo che in tutta la narrazione ho trovato tre punti in cui il mio animo sensibile ha dato sgogo alle lacrime; ma non vi dirò quali sono: in caso che un giorno lo leggiate anche voi, dovete essere acuti per trovarli.

Pur conoscendo Giovanna d’Arco dalla Storia, non ricordavo proprio la sua vicenda: Rita mi ha dato l’occasione per riportarla a galla, e viverla nel migliore dei modi: vivendo la sua scrittura di autrice, e le vicende di quella donna. Mi viene da fare un parargone, e credo neanche troppo azzardato, poiché conosco l’autrice di persona: il paragone consiste nbel fatto che queste due figure storiche analizzate in questi due romanzi storici (mi riferisco anche al precedente, Matilde, siano due alter ego dell’autrice, che come lei hanno combattuto per difendere le loro opinioni.

Sento qualcosa che mi chiama…

Non vi preoccupate, non ho le allucinazioni uditive come quel ragrazzino del film Il sesto senso che affermava Vedo la gente morta; quello che voglio dire è che in quest’ ultimo periodo mi è venuta voglia di leggere testi a proporsito di una materia di cui non leggo da sette anni.

Avete presente il detto Il primo amore non si scorda mai? Penso proprio di sì! Penso che questo detto si possa intendere anche in campo letterario. È proprio a questo campo, appunto, che mi sto riferendo; ed il mio primo amore è stato l’antico Egitto. Non so sòiegare il perché, ma questa antica civiltà mi entusiasmò fin da quando ero bambino. Iniziai a frequentare un forum durante il liceo; poi ne seguii un altro, messo su da una donna che avevo conosciuto nel forum precedente; è stato con queste persone che poi abbiamo fatto due incontri vis à vis, per andare a vedere – nel 2008 – il Museo Egizio di Torino (primo per fondazione, ma secondo per grandezza a quello del Cairo), e – nel 2010 ci siamo riotrovati a Parma per andare a vedere una collezione egizia i un museo lì.

Naturalmente, in tutti quegli anni ho letto di tutto e di più; tutta roba di egittologi acclarati, e non presunti tali: saggi, poemi e quant’altro: addirittura ho acquistato testi per imparare il geroglifico, tra cui il più famoso, la Egyptian Grammar, di Sir Alan Henderson Gardiner, ma senza alcun risvolto… pazienza.

Beh, arrivo al dunque, visto che questo papiro sta già diventando troppo lungo, e non vi voglio annoiare: in questi ultimi anni, eventi quali telefilm del calibro di Downton Abbey, o il recente sceneggiato/documentario trasmesso sul canale Focus del digitale terrestre, riguardo alla scoperta – da parte di Howard Carter – della tomba del faraone Tut- Ankh-Amun nella Valle dei Re, mi stanno spronando a riaprire testi su questo argomento, a cominciare proprio dal testo scritto da Howard Carter.

E, come ben sapete, L’unico modo per resistere ad una tentazione è cederle (Oscar Wilde)

 

Gara in notturna

…e così è stato: ho partecipato alla mia prima gara in notturna: semplicemente meravigliosa!

Sono sceso al campo verso le 19.30, e per prima cosa ho montato il mio arco, poi – dopo aver chiesto con che tipologia di arco avremmo tirato, sono state accese le luci. Espletate queste cose primarie, quando gli arcieri che erano andati a prendere la pizza al metro ed i supplì sono tornati, sono iniziate le danze mangerecce. Poi, alle 21.30 circa iniziamo la gara: vengono distribuiti i fogli per il punteggio. Giocando in solitaria, vengo munito di un foglio autonomo per segnare i punteggi.

Scopo della gara è tirare a dodici piazzole. Poiché non sono ancora skilled per tirare a 15 o a 18 metri, Alberto mi riserva la piazzola a 10 m, dove man mano vedo avvicendarsi gli altri che cambiano postazione, come previsto.

08-07-17Si tirano tre frecce ai bersagli classici, che vedete qui a sinistra; io tiro al bersaglio un po’ più grande, poi chi al bersaglio un po’ più piccolo, chi, invece, ai pinocchietti (in gergo così chiamiamo i bersagli piccolo uno sotto l’altro); man mano memorizzo il mio punteggio, che poi vado a scrivere al tavolaccio di legno. Questi fogli, a fine gara, sono stati consegnati al vice presidente per stilare una classifica: tra gli archi olimpici, io mi sono classificato quinto, con 186 punti.

Non avendo disponibili i punti effettuati man mano, mi riservo di inserirli domani. Stay tuned.

 

 

7             7             6             20

6             8             9             23

6             6             8             20

Totale                                  63

 

 

7             8             9             24

8             7             –              15

8             10           –              18

Totale                                  57

 

7             7             7             21

10           7             –              17

11           6             –              7

7             7             8             22

Totale                                  67