Recensione/82 – Le tracce di Mosè (I. Finkelstein e N. A. Silberman)

le-tracce-di-mose Per molti anni ho seguito un forum sull’antico Egitto. Il forum in questione prendeva in esame molti argomenti, tra cui quello sui rapporti tra l’Egitto ed il Vicino Oriente Antico. In questa sezione, uno degli utenti consigliò questo saggio; poiché ero interessato a questa discussione, ed alla correlazione che poteva esserci tra l’Egitto ed i luoghi della Bibbia, lo acquistai. Ma forse non lo iniziai neanche. A distanza di molti anni ho  ripreso in mano questo testo, sulla scia di alcune considerazioni sul tema, e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso.

 

Edito nel 2004 per la Carocci Editore, “Le tracce di Mosè“ può essere considerato un’indagine approfondita che i due autori svolgono nella storia dell’Antico Testamento. Nel tracciare la strada di questa indagine, i due autori usano un linguaggio semplice, senza fare un uso smodato di termini complessi, risultando quindi alla portata anche dei non addetti ai lavori. In questo modo il lettore ha la sensazione di essere preso per mano dagli autori, e di essere portato a fare un tour virtuale lungo Israele, la Giudea ed il territorio circostante.

 

Nonostante il linguaggio semplice usato dagli autori, il testo costituisce una miniera di avvenimenti storico-biblici e citazioni, per cui è difficile formulare un pensiero d’insieme, perciò non posso far altro che rifarmi ad alcune considerazioni di carattere generale.

Il saggio è diviso in tre parti, per un totale complessivo di dodici capitoli, ciascuno identificato dalle date inerenti gli avvenimenti trattati. Nel corso di questa interessante trattazione non mancano i riferimenti all’antico Egitto riguardanti soprattutto le Lettere di Amarna (Amarna è il nome attuale della capitale fondata da Akhenaton il faraone eretico, il cui nome era Akhetaton, l’orizzonte di Aton), che rappresentano una silloge di missive intercorse tra gli Egizi ed altri popoli (Assiri, Babilonesi, Fenici) inerenti rapporti di stato, o questioni economiche; per poi continuare con riferimenti allo scrittore classico per eccellenza, Erodoto, l’autore delle Storie; ma anche a versetti tratti dall’Antico Testamento (Libri dei Re, Genesi, Deuteronomio, Esodo sono i Libri maggiormente citati), che  offrono all’ignaro lettore lo spunto per la conoscenza della Bibbia.

 

 

 

I libri di Chiara Bertoglio

Nell’agosto 2009, quando sono stato in Monastero in occasione della festa di San Domenico, ho conosciuto una ragazza, Chiara. Dire che è una ragazza da amirare è dir poco: Chiara infatti è una donna speciale, che solo per essere musicista e musicologa si merita tutta la mia ammirazione. Ma è anche molto credente.

Eccoci al punto: Chiara è musicista e musicologa. Questo significa che ha scritto numerosi libri sull’argomento, mettendo in evidenza quanto la musica di determinati musicti sia in relazione con aspetti teologici.

Alcuni dei libri di Chiara riportano come titoli i brani di musicisti di cui tratta nel testo; in questo modo chi legge è  quasi “coastretto” ad approfondirne la conoscenza dei brani trattati in quelle pagine con l’ascolto.

In questo articolo vi presento alcuni dei testi di Chiara che ho, con relativa sinossi.

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Sinossi:

Un libro per esplorare alcuni capolavori della musica occidentale e avvicinarsi al senso profondo ed ultimo dell’esistenza: l’ascolto musicale si fa icona dell’ascolto del Logos, che diviene a sua volta accoglienza dell’Incarnazione. “Ascolta, Israele”: il comando dello shema’, dello spalancare le porte del proprio cuore tramite il senso dell’udito, prelude al comandamento dell’amore divino e dell’amore del prossimo. Dall’ascolto del Bello musicale può nascere una contemplazione assorta ed orante, che si traduce in charitas se trova un’adeguata disposizione dello spirito. Percorrere i sentieri di cui le musiche di Bach, Händel, Haydn, Beethoven e Mussorgskij sono intessute diventa quindi quasi un pellegrinaggio: la gioia che nasce dall’ammirazione per i paesaggi musicali scaturiti dalla penna dei compositori si assomma alla felicità dell’avvicinarsi alla Civitas Dei, tempio divino sfolgorante di bellezza. E se il Verbo di Dio fosse anche il canto di Dio? Quando la musica è al servizio dell’incontro con Cristo.

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Sinossi:

Il Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi è un ponte gettato fra un medioevo in cui la natura è, per il mistico, trasparenza di Dio, ed una modernità lacerata da intime scissioni, vuoti di senso, afasie artistiche. eppure, molti fra i massimi compositori del secolo breve hanno trovato nel testo senza tempo di Francesco ben più di uno stimolo creativo: le versioni di Schnittke, Messiaen e Gubaidulina aprono ampi squarci su un orizzonte di fede ritrovata e di intensa serenità spirituale.
Dallo studio di queste partiture emblematiche, il discorso si amplia fino a toccare le più profonde domande di senso: esse confluiscono in un’originalissima «postfazione corale», reinterpretazione contemporanea del cantico da parte di personalità quali Massimo Cacciari, Khaled Fouad Allam, Irene Iarocci, Peter Hill, Giampiero Bof, Katarina Pajchel, Lubomir Zak, Margherita Coletta, Giuseppe Brondino, Davide Rondoni in un mosaico interdisciplinare in cui la diversità diventa culla della pienezza.

I collegamenti ipertestuali presenti nel testo segnati con il simbolo ▶ puntano alle musiche MP3 per l’ascolto gratuito dei brani.

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Sinossi:

Musica e spiritualità sono sorelle e spesso si sono abbracciate ed è per certi versi ciò che propone anche Chiara Bertoglio nel suo saggio, così raffinato eppure così trasparente, dedicato a due suoi amori musicali, Schubert e Schumann. Certo, il primo intreccio da lei evocato è quello tra musica e filosofia, anche perché non vi fu pensatore o scrittore dell’Ottocento romantico che non si sia confrontato coi percorsi musicali e, d’altra parte, Schubert e Schumann tracciano nelle loro composizioni un reticolo fitto e mobile di itinerari simili a ragionamenti e a riflessioni “sonore”. Ma l’autrice di queste pagine ribadisce anche l’altro incrocio, quello tra fede e musica, non solo per testimonianza personale ma soprattutto per intrinseca appartenenza: la musica, certo, può affacciarti sull’abisso della disperazione ma può anche farsi tramite di redenzione e di risurrezione dalle ceneri del male (dalla Prefazione di Gianfranco Ravasi). Al volume è allegato un CD contenente musiche di Schubert e Schumann.

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Sinossi:

Di che cosa è fatto il Natale? Del mistero di un Dio fatto uomo, prima di tutto. Di una preghiera che scalda il cuore e lo prepara ad accogliere il dono di grazia. Di canti e musica che rivestono la festa. Di gesti di tenerezza, incontri nuovi e riscoperti. Di sorprese, di incanto, di bellezza. Di piccole cose, di simboli, di tradizioni. Di famiglia, di amici, di ospitalità. Di un amore che l’attesa non smorza, anzi.
L’amore sa attendere traccia un cammino verso la capanna di Betlemme, scandito dal ritmo di musica e silenzio, fra la contemplazione del mistero e l’entusiasmo della festa.
Gli ascolti musicali, uno per ogni giorno dell’Avvento, sono proposti in abbinamento al testo, e scaricabili gratuitamente da internet.
Un libro da regalare o da regalarsi, per vivere in famiglia l’avvicinarsi del Natale.

In questi giorni, inoltre, sto aspettando l’arrivo di questo:

through-music-to-truth Sinossi:

Can music be a gateway to truth? And how can this happen? This book explores the fascinating narrative of the relationship between music and faith, in dialogue with major figures of the Italian culture. Dante’s itinerary to God in the Divina Commedia can be described as a musical path; the popularity of Verdi’s Va’, pensiero dovetails with Italy’s recent history and expresses the feelings and prayers of the Istrian exiles; the influence of Petrarch on European poetry and music is felt in J. S. Bach’s sacred output, which also comprises his own transcription of a Marian devotional work by Pergolesi. Each of the four chapters of this book focuses on one of these four leading characters of Italian history (Dante, Petrarch, Pergolesi and Verdi), whose artistry shaped our culture. They also created new ways to express the splendour of truth, which transforms aesthetic enjoyment into the contemplation of the ultimate Good, the radiant beauty of God.

(Può essere la musica una strada verso laverità? E come può essere possibile? Questo libro esplora  l’affaascinante racconto del rapporto tra musica e fede, attraverso il dialolgo con i più importanti della cultura italiana. L’itinerario di Dante verso Di o nella Divina Commedia può essere descritto come un percorso musicale; la popolarità del Va’ pensiero di Verdi coincide con la recente storia italiana, ed esprime i sentimenti e le preghiere per gli esuli Istriani, l’influenza di Petrarca sulla poesia europea e la musica che si sente nell’output sacro di Johann Sebastian Bach, che comprende anche la sua trascrizione di un lavoro devozionale a Maria, di Pergolesi.

Ciascuno dei quattro capitoli si incentra su uno dei personaggi principali della storia italiana ( Dante, Petrarca, Pergolesi e Verdi), il cui talento ha plasmato la nostra cultura. Questi artisti hanno anche creato nuovi modi di esprimere lo splendore della verità, che trasforma il piacere estetico in contemplazione del sommo Dio, la radiosa bellezza di Dio. traduzione mia)

Arco trasformato

Eccomi qua!

Dopo l’ultimo acquisto, oggi sono stato a provare l’arco con le nuove aggiunte: il mirino e lo stabilizzatore centrale. Premetto che oggi mi sono sembrato un po’ imbranato, forse perché non c’era lo spazio necessario sui tavolacci di legno. Ma, a parte questo dettaglio (forse piccolo), tric e trac trac e tric, alla fine sono riuscito a montare l’arco. Ecco come è diventato alla fine:

completo

Mi sono avviato al bersaglio per principianti, ed inizio a tirare la prima sestina di frecce, quando mi sembra che ci sia qualcosa che non vada: le frecce vanno per conto loro, e non restano raggruppate. Ma forse la cosa più importante di tutte è che sento di fare molta fatica; ma forse è normale che sia così: del resto sto usando un’arma che prima usavo senza accesori, mentre adesso la configurazione è diversa. Devo farci l’abitudine, non c’è storia.

Dopo poco, per fortuna, arriva Alberto, il quale mi dà un po’ di direttive, soprattutto di tirare tre frecce per volta per non stancarmi troppo, e poi di non mettere troppa forza per tenere l’arco. Mi ha seguito mentre tiravo,

sestina-finale

aggiustando di volta in volta il mirino; poi, dopo aver fatto l’ultima modifica al mirino, mi ha lasciato lì da solo a tirare, vigilando da lontano. E mi sono accorto che stavo andando un po’ meglio. Ecco, dopo molte sestine, il risultato finale, un attimo prima di rimettere tutto al suo posto: le frecce, prima troppo distanti tra loro, ora sono raggruupate meglio tra di loro.

 

 

Evviva, è arrivato!

zaino

Venerdì ricevo un messaggio da Yuri, in cui mi diceva che il materiale che avevo richiesto era arrivato. In quei giorni son stato un po’ influenzato, così ieri gli ho inviato  un whatsup, chiedendogli, se poteva, di vederci per recuperare il materiale. E così è stato. Infatti, in serata ci vediamo di fronte al campo, dove mi consegna lo zaino che vedete qui a sinistra (il colore è un po’ diverso da quello che avevo visto, ma non importa; si tratta infatti di nuovi colori per il nuovo catalogo). All’interno delle tasche si trovano (ancora) le altre cose che avevo richiesto: il paradita spaccato, la custodia del mirino,  mentre invece lo stabilizzatore centrale si trova all’interno del tubone (all’interno del quale poi inserirò le frecce). Le altre cose fanno da contorno allo stabilizzatore.

Se ve lo steste chiedendo, non è pesante (ma forse perché è ancora vuoto). Dalla zip posta in alto allo zaino è possibile estrarre una tasca dotata di strap divisa in tre parti: nelle tasche ai lati è possibile mettere i flettenti,  mentre in quella centrale si inserisce il raiser (a proposito, vi ricordate che cosa è? Ssst, gli arcieri facciano scena muta). Penso che già da stasera, o domani, inizierò a travasare l’occorrente, disponendolo in maniera corretta, così il prossimo fine settimana potrò iniziare ad allenarmi con l’arco olimpico.