Recensione/62 – Il casale dei ricordi (Federica Squillace)

copertinailcasaledeiricordi

Autore: Federica Squillace

Titolo: Il casale dei ricordi

Casa Editrice: Epsil

Genere: Giallo sentimentale

ISBN: 9788898882373

cartaceo 16,00€  | Acquista 
ebook 4,99€  | Streetlib 

Quando Vittoria acquista all’asta il vecchio casale abbandonato, non immagina certo quello che l’attende. Lei vorrebbe solo sistemarlo e crearne un albergo insieme alla sua amica, ma gli eventi la condurranno attraverso un percorso decisamente diverso e più intrigante.
Vittoria ha un passato pieno di malinconia e solitudine ed è convinta che niente possa cambiare lo stato delle cose.
Ma improvvisamente e inaspettatamente Alessandro, entra nella sua vita e la costringerà a fare i conti con se stessa per capire cosa davvero vuole.
Lui, così bello deciso e tenero sembra la risposta a tutti i suoi dubbi e il modo in cui la guarda la fa sentire unica al mondo eppure c’è ancora qualcosa, qualcosa che proviene dal passato di Vittoria che minaccia di dividerli.
E’ davvero la prima volta che i loro occhi si incrociano?
E come se non bastassero le sue paure a rischiare di allontanarli, un nemico insospettabile vuole con ogni mezzo che la ragazza non scopra mai la verità ne tanto meno giunga alla felicità che merita.
Vittoria saprà scavare dentro se stessa per trovare la forza di andare avanti?
Riuscirà finalmente a decidere di essere felice e abbandonarsi a quell’uomo meraviglioso?

Recensione:

Molti ricorderanno cosa disse Eco nelle sue Postille a Il nome della rosa, a proposito di come gli scrittori intitolano i romanzi, in particolare su I tre moschettieri, titolo di un romanzo che parla soprattutto del quarto (moschettiere).
Tutto ciò mi è tornato in mente leggendo Il casale dei ricordi, dove il titolo ci porterebbe ad aspettarci un libro di memorie passate custodite negli angoli più reconditi di un antico casale. In realtà, le memorie sono il grande assente, ciò che la protagonista cerca per tutto il libro, ciò che appartiene solo ad altri; per riappropriarsene, dovrà affrontare un lungo percorso di fatica e dolore. Spiace svelarlo, ma è l’unica cosa che svelerò di un romanzo che gioca tutto sulla suspence e sulla continua dilazione degli avvenimenti.
Quindi, un lento percorso doloroso alla scoperta di una verità sepolta, cancellata dalla memoria per un meccanismo di autodifesa successivo a un trauma. Nella continua lotta tra il bene e il male, quest’ultimo si nasconde dove meno ce lo si aspetta, molto più vicino di dove si potrebbe pensare. Alla fine, coerentemente con il modello della favola di Propp, sarà il bene a vincere, e lo farà in maniera totale, assoluta, quasi esagerata.
Quella di Federica Squillace è una scrittura sovrabbondante, molto loquace, che non lascia alcuna reticenza, né sottintesi. Tutto viene espresso con dovizia di parole. I personaggi stessi non conoscono i mezzi toni: o dicono tutto o tacciono. Lungo i loro silenzi, dovuti sempre a motivazioni strategiche, mai espressive, si costruisce una tensione che accompagna il lettore pagina dopo pagina in un crescendo che risulta tanto più marcato quanto più la scrittura è abbondantemente loquace.
Gli interni, i cibi, i gesti quotidiani, i sentimenti, anche nelle loro esternazioni minime, tutto trova descrizione esauriente tramite le parole del narratore e dei personaggi. Ma quando si arriva al dunque, c’è sempre qualcosa che impedisce al personaggio di parlare, di dire, di svelare. Così la tensione si accumula e viene portata ad arte fino quasi alla fine del romanzo. Dico ‘quasi’ perché nelle ultima pagine c’è spazio per godere della serenità ritrovata, come se l’autrice avesse voluto rimanere ancora un po’ in compagnia dei suoi personaggi, godendosi anche lei, finalmente, la pace in un bel casale di campagna. E come darle torto?
Lo stesso Manzoni fece la stessa cosa nel finale de I Promessi sposi. E la prolungata compagnia di questi personaggi non dispiacerà senz’altro neanche ai suoi venticinque lettori.

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