Questo Mistero Grande – Il Sacramento del Matrimonio in San Tommaso D’Aquino. Club Libri#

Le considerazioni di un amico frate domenicano sul sacramento del matrimonio, analizzando il pensiero di Tommaso d’Aquino…

Club Theologicum

GABRIELE GIORDANO M. SCARDOCCI
QUESTO MISTERO GRANDE

Il sacramento del matrimonio in San Tommaso D’Aquino

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“Le Edizioni Croce Via hanno avuto il piacere e la gioia di editare e pubblicare il primo lavoro di ricerca teologica accademica del frate domenicano Fr. Gabriele Giordano M. Scardocci OP dal titolo: “Questo mistero grande: Il sacramento del matrimonio in San Tommaso D’Aquino”. Perché come diceva il grande Chersterton in Uomo Vivo: “Il matrimonio è un duello all’ultimo sangue, che nessun uomo d’onore dovrebbe declinare”.
Il volume vuole essere un breve excursus sul sacramento del Matrimonio nel Supplementum e nella Summa Contra Gentiles di San Tommaso D’Aquino. L’apporto del Dottore Comune al dibattito attuale sul matrimonio e sulla famiglia è davvero fondamentale: sia per chiarire le idee su questo splendido sacramento, sia per proporre nuove piste di riflessione teologica e catechetica feconde per il panorama ecclesiale attuale.
Fr. Gabriele Scardocci OP è conosciuto dal grande…

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Recensione/174 – L’altra me (Anna Esse)

Esse - L altra me

Trama: New York. La Grande Mela.
Melanie e Kimberly sono due gemelle identiche nell’aspetto ma con caratteri completamente opposti. Dopo aver visto entrambe le loro relazioni naufragare, decidono di convivere in un appartamento a Tribeca dove ritrovano la loro serena quotidianità, fatta di amici, lavoro e sogni nel cassetto finché un incontro inaspettato scuote le loro vite: vecchi ricordi che riemergono… e nulla sarà come prima.

Il mio pensiero: Questo è il primo libro di Anna Esse che leggo, e mi ha veramente colto di sorpresa! L’autrice sa benissimo come destreggiarsi per creare una trama unica, piena di tanti climax che sanno fare il loro dovere, lasciando il lettore spaesato di fronte a tanta maestria da un lato, ma anche di fronte a tante occasioni di meraviglia che questi colpi di scena creano. E vi assicuro che sono tanti!

Questo non è propriamente un romanzo rosa in sé e per sé, perché l’autrice ha voluto inserirci molte altre tematiche , ma tutte ben dosate, senza risultare stucchevoli: interessante è il fatto cheuno dei personaggi abbia un atteggiamento bipolare forse, oppure un disturbo della personalità, non so come deinirlo, ad ogni modo sappiate che mi ha ricordato molto il romanzo di Robert Louis Stevenson: Dottor Jeckyll & Mr Hyde. In questo, penso che la giovane Anna sia stata grandiosa a prendere in esame questa caratteristica, avvalendosi, in quelle pagine, dell’aiuto di una psicologa…

Ci sarebbero molte altre cose che vi vorrei dire, ma non è mai bello fare spoiler, perché chi vorrebbe leggere una determinata cosa, ora non è più invogliata; quindi mi fermo qui, sperando di aver fatto del mio meglio per invogliarvi a leggere questo romanzo, e a farvi trasportare dalle parole dell’autrice, e dagli eventi che si susseguono talvolta in maniera travolgente nelle pagine, ma che di volta in volta coincvolgono il lettore, e lo convincono a voler proseguire la lettura.

Giudizio: ragnettoragnettoragnettoragnettoragnetto

…e 30!

Questa mattina, verso le 11 sono sceso al campo a tirare un po’; avrei voluto andarci anche ieri, ma ho fatto altro, così – visto che questa mattina era una bella giornata, neanche troppo fredda – ne ho approfittato. Dopo aver preparato l’arco, mi sono messo a tirare prima a 18 m, dove ho fato un po’ di riscaldamento; subito dopo sono passato a 25 m, dove ho tirato un bel po’ di frecce, e trascorso buona parte del tempo. Poi, verso le 13, forse più tardi, ho deciso di rompere gli indugi e passare a 30 m.

davHo alzato il mirino a 9, e ho iniziato. Pur essendoci qualcuno al campo, inizialmente ho tirato da solo, cioè senza nessuno che mi guardasse; poco dopo è arrivato Alberto a vedermi e sotto la sua supervisione, quando tutti gli altri se ne erano andati, ho tirato altre frecce. E’ stato lui a suggerirmi di alzare ulteriormente il mirino, fino a 9,5. E… beh, il risultato potete vederlo nell’immagine alla vostra sinistra.

Per essere la prima volta, direi che non c’è male; sono rimasto soddisfatto da questa prova: è un nuovo, piccolo traguardo da coltivare e far maturare, con tanta buona volontà. E la buona volontà non mi manca, sapete? 😉

Recensione/174 – Moro e La Pira. Due percorsi per il bene comune.

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Curatore: Fondazione Giorgio La Pira

Titolo: Moro e La Pira. Due percorsi per il bene comune

ISBN: 978-88- 596 – 18149 – 0

Editore: Edizioni Polistampa

Collana: I Libri della Badia n° 25

prima ed.: 2017

Prezzo: € 24,00

Dati: 2017, brossura, 384 pag.

Trama: Viene fornita una prospettiva nuova sui percorsi culturali e politici di due grandi personalità della storia della nostra Repubblica: percorsi tra loro intrecciati, dal comune impegno nell’Assemblea Costituente alla nascita del centrosinistra, dalla guerra del Vietnam alla distensione in Europa e nel mondo, percorsi caratterizzati da convergenze e divergenze ma sempre improntati a reciproca stima e a profonda amicizia.

Il libro contiene un ricco carteggio di oltre 100 lettere, quasi tutte inedite, trascritte e annotate da Eugenia Corbino e una riflessione a più voci  condotta da Alfonso Alfonsi, Renato Moro, Giulio Conticelli, Augusto D’Angelo e Massimo De Giuseppe. fanno riflettere sulle esistenze dei due uomini politici sotto il profilo della comune formazione montiniana, della riflessione giuridica nell’elaborazione della Costituzione, dell’impegno per l’allargamento della base democratica in Italia, delle tensioni nel mondo ecclesiale, dei problemi di politica estera e di costruzione della pace.

Il mio pensiero: Due uomini. Due politici. Due Laici Domenicani; l’uno a Roma, presso la Basilica di Santa Maria sopra Minerva, l’altro a Firenze, presso il convento di San Marco. E questi sono i due motivi per cui ho acquistato questo testo; infatti, se da un lato, il libro fa conoscere bene la situazione tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta (le 150 lettere di cui è composto il libro arrivano fino al 1977), dall’altro so di leggere le considerazioni di due eminenti personaggi della Storia italiana, i quali avevano – l’uno per l’altro – rispettiva stima ed ammirazione, che si possono riscontrare da queste frasi tratte da due lettere di La Pira a Moro:

Le tue parole mi sono sempre di conforto nell’adempimento del mio difficile compito.

(Giorgio La Pira ad Aldo Moro, cit. pag. 169)

e poco oltre:

Tu hai titolo, intelligenza e vocazione per fare questa politica mediatrice, essenziale al destino del mondo, proprio oggi!

(Giorgio La Pira ad Aldo Moro, cit. pag. 170)

In merito alla frase qui sopra riportata, leggendo il carteggio, mi sono fatto l’idea che la frase qui sopra si riferisca alla diversità di ruolo politico che giocavano nella società del tempo: l’uno, Giorgio La Pira, Sindaco di Firenze, che doveva far rispettare le ordinanze, l’ordine e quel che segue; l’altro, Aldo Moro, un politico nel vero senso del termine, il quale sapeva destreggiarsi con strategie, alleanze di partito o quant’altro, per riuscire a portare certe tematiche e problemi in Parlamento per discuterne, e decidersi sul da farsi. Ma, come abbiamo detto più sopra, i due condividevano anche il valore di essere Laici Domenicani; non è un caso, infatti, che nei loro frequenti scambi di lettere e di opinioni, i due inseriscano spesso riferimenti religiosi.

Nelle righe della lettera datata 13 Agosto 1970, in cui, in cui i due politici parlano del problema della Cina, si può vedere quanto la fede sia un elemento fondamentale nella loro formazione di Laici Domenicani:

Tu queste prospettive globali le possiedi e le vedi: tu vedi anche il “rapporto di fondo” che fa inevitabilmente gravitare le nazioni verso la sede di Pietro (questo è il senso ultimo della storia!); tu, perciò, puoi svolgere una missione di immenso valore, per la costruzione della pace e dell’unità e della promozione dei popoli!

(Giorgio La Pira ad Aldo Moro, cit. pag. 181)

In questo carteggio, i due personaggi si confrontano sulla situazione politica della loro epoca, scambiandosi opinioni e documenti, di modo che ciascuno sapesse cosa stesse facendo l’altro. E questa, a mio avviso, è un’altra cosa bella: scambiarsi opinioni per un mondo migliore. Bello, vero? 😉

Non saprei dire chi dei due abbia scritto più lettere all’altro, ma poco importa; quello che è importante è che i due avevano una comunanza di intenti, di idee, pareri e di fede,

La Pira e Moro sembrano condividere (…) una stessa sensibilità religiosa. In perfetta sintonia con l’ispirazione montiniana entrambi si sentono «missionari» della cultura, e vivono l’attività di studio e di ricerca come vero apostolato [… ]

                                                                                                                         (cit. pag. 253)

e poco oltre:

Sia La Pira che Moro sono legati alla spiritualità domenicana. La Pira divenne terziario prima a Messina, poi a San Marco, a Firenze, con il nome di fra’ Raimondo. Di Moro si dice la stessa cosa […] Comunque, non v’è alcun dubbio sull’influenza che i padri domenicani che guidavano il circolo fucino di Bari ebbero su di lui. Inoltre, sia La Pira che Moro vivono la loro esperienza religiosa radicandola profondamente nella carità e in particolare nella San Vincenzo. 

(cit. pag. 254)

Nelle missive che costituiscono il volume, i toni che Aldo Moro e Giorgio La Pira usano sono molto pacati, e non risultano esserci mai alterchi tra di loro. Del resto, mi verrebbe da dire, come potrebbe essere possibile, visto che tutti e due erano “uomini del Signore”? Nel brano che riporto qui sotto, si possono vedere le aree di interesse su cui spesso hanno dibattuto i due politici:

se riconosceremo effettivamente la Cina;

se riconosceremo – anche a livello francese – il Vietnam del Nord;

se ci avvieremo al riconoscimento della Germania dell’Est;

se faremo – per il Mediterraneo – i portatori  della “speranza di Abramo” (il cololoqui a tre);

e se avremo il coraggio storico politico di resistere (per il bene del mondo e della stessa America) al Pentagono  […] e di fare rettificare orientazioni antistoriche del Cremlino

Allora davvero la nostra nazione svolgerà un compito essenziale per l’edificazione della inevitabile pace del mondo!

(cit. pag. 150)

Quando ho letto queste righe, il mio pesiero è stato  il passaggio qui sopra riportato – tratto da una lettera di Giorgio La Pira, del 4 Marzo 1970 – ricordi un po’ l’ultima strofa della poesia Se, di Rudyard Kipling? Eccola qui sotto:

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Delle esperienze politiche avute dai due uomini politici, ne parla anche Augusto D’Angelo nel suo saggio, il quale scrive:

È evidente che la fedee le esperienze che hanno unito le due personalità – anche nella lieve differenza d’età – sono significative e rivelano un humus culturale con alcuni tratti che li avvicinano.

Eppure, a ben guardare, talvolta la loro convergenza su alcuni temi muove da motivazioni distinte.

(cit. pag. 307)

Per ciascuna lettera, il libro contiene un elevato numero di note a piè di pagina, che sono d’aiuto a chi legge: sia per far conoscere la situazione politica dell’epoca a chi, come me, non l’ha vissuta; sia per per ricordarla, a chi ha qualche anno in più. Le note sono molto esaurienti, e riescono a fornire ampi squarci di avvenimenti, anche se magari non troppo approfonditi per problemi di spazio.

Un discorso che mi sarebbe piaciuto vedere affrontato meglio, essendo tutti e due Laici Domenicani, è quello riguardante il loro rapporto con la Chiesa: va da sé che i due dovettero avere un rapporto quanto meno “privilegiato” con questa istituzione; non è un caso, infatti che sia Moro che La Pira ebbero un’amicizia con Papa Paolo VI, il quale riconobbe nei due uomini, due degne persone che collaboravano – ciascuno con i mezzi che avevano a disposizione – in difesa del bene comune; invece, l’unico modo per saperne un po’ di più su questo aspetto, è leggere il saggio di Augusto D’Angelo, che (anche se  forse in maniera non troppo approfondita) contribuisce a renderlo un po’ più chiaro ai lettori.

Paolo VI ha rappresentato per La Pira e Moro, pur nella diversità dei rapporti, un pu nto di riferimentoimportante a partire dal periodo delle rispettive gioventù. Papa Montini nel volgere di pochi mesi perse due persone con cui aveva avuto relazioni differenti, ma profonde. In entrambi i casi, vengono a mancare due interpreti originali e di rilievo di un progetto di rinnovata ispirazione cristiana della società, della politica e della cultura, al quale Montini non è estraneo.

(cit. pag. 342)

Il saggio di Augusto D’Angelo pone anche l’accento sul rapporto che legava Paolo VI ai due politici, ma anche l’amicizia e la stima che univa i due:

Uomo di cultura dette con parole scintillanti il senso dell’avvenire. Uomo religioso, continuò con estremo rigore, sulla scena politica,il suo disinteressato senso degli uomini. Uomo povero fu teso a soddisfare bisogni, a sanare ingiustizie, a risollevare dall’abbandono, a dare dignità ad ogni persona. Sollecitato dalla carità, la immaginò tradotta nella pace e la pace perseguì senza i lacci della prudenza e del realismo, con innocenza ed assolutezza irriducibili, come fatto religioso, come adempimento di un dovere.

 (cit. pag 345, La Pira parla di Moro)

 

Ho pregato molto La Pira. Spero che mi aiuti in un altro modo.

(cit. pag 345, Moro parla di La Pira; lettera scritta durante la prigionia)

 

Chiudono il volume quattro saggi (La matrice montiniana: Giorgio La Pira e Aldo Moro nella crisi post fascista, di Renato Moro; Ordito e trama della Costituzione Repubblicana: la tessitura di Giorgio La Pira e Aldo Moro all’Assemblea Costituente, di Giulio Conticelli; Moro e La Pira nella stagione dello sviluppo democratico della Repubblica, di Augusto D’Angelo; La pace e le relazioni internazionali in Giorgio La Pira e Aldo Moro: convergenze e dissonanze, di Massimo De Giuseppe), in cui i vari autori analizzano vari temi che caratterizzano questi due eminenti politici del XX secolo: dai temi prettamente politici, a quelli religiosi; al periodo trascorso da Moro e La Pira all’interno dell’Assemblea Costituente; per poi parlare, in primo luogo, della formazione religiosa (tomistica, per la precisione: per chi non lo sapesse, con il termine tomismo si definisce il pensiero di San Tommaso d’Aquino). A fare da apripista a questi saggi, contribuisce una breve introduzione di Alfonso Alfonsi.

 

 

Letture in tandem 05/ L’arte di amare (E. Fromm)

Fromm

Autore: Erich Fromm

Titolo: L’arte di amare

ISBN: 978-88-04 –67014 – 8

Editore: Oscar Mondadori

prima ed.: 2019

Prezzo: € 13,00

Dati: 2019, brossura, 135 pag.

Trama: Amare non significa possedere in maniera esclusiva, limitare la libertà del partner o escludersi dalla vita del mondo; al contrario l’amore può aprirsi all’intero universo, spalancando inattese prospettive. Un trattato sull’amore che insegna a sviluppare la propria personalità e raggiungere la pienezza affettiva.

[dalla seconda di copertina]: Ogni essere umano avverte dentro di sé in modo istintivo e insopprimibile l’assoluta necessità dell’amore. Eppure, in molti casi,si ignora il vero significato di questo complesso e totalizzante aspetto della vita.

Per lo più l’amore viene scambiato con il bisogno di essere amati. In questo modo un atto creativo, dinamico e stimolante si trasforma in un tentativo egoistico di piacere. Ma il vero amore è un sentiimento molto più profondo, che richiede sforzo e saggezza, umiltà e coraggio. E, soprattutto, è qualcosa che si può imparare.

Da un grande e insuperato maestro della psicologia del Novecento, un saggio da leggere tutto d’un fiato, un invito a vivere il vero amore che ognuno può fare proprio.

Il mio pensiero: Questo è il terzo libro dell’autore che leggo; in passato lessi forse quello più famoso, Avere o essere?, poi, anni dopo, Il mondo incantato  – sulla genesi e l’interpretazione delle fiabe – e adesso questo. In tutti e tre i casi non c’è mai stata una volta in cui il suo pensiero mi sia restato oscuro; ed è questa – a mio avviso – la particolarità di questo psicologo: quella, appunto, di usare termini chiari, e di facile comprensione, al punto che chi si ritrova a leggere si sente trasportato dalle parole che l’autore usa per far compiere ai lettori quel determinato viaggio che lui vuole. E – almeno per quanto mi riguarda – i tre viaggi che ho fatto in sua compagnia sono sempre stati interessanti.

In particolare, all’interno di questo testo l’autore fa una suddivisione di tipi di amore, analizzandoli uno per volta, avvalendosi (in alcuni casi) di esempi, allo scopo di far capire meglio a chi legge quello che ha appena scritto. Fromm prende gli esempi ch utilizza nel libro dalla vita reale, oppure da esperienze che lui stesso ha vissuto, oppure ancora raccontando qualche caso clinico da lui seguito.

Naturalmente, scorrendo le pagine non mancano riferimenti  a personaggi quali Spinoza, Aristotele e (come potrebbe non essere altrimenti?) Freud,  di cui non tesse le lodi, ma neanche ne prende troppo le distanze, mantenendosi (diciamo così) in un ambito neutro.

All’inizio del saggio è possibile leggere gli libri dell’autore, e ho scoperto che ha scritto altre due “arti”: L’arte di ascoltare e L’arte di vivere, che penso proprio che un giorno leggerò.

 

 

 

I “tesori” rubati dal cassetto, ed altro ancora

Con il termine “tesori”, naturalmente non intendo il termine in sé, bensì cose cui sono affezionato.

Ciò premesso,  giovedì mi sono messo alla ricerca matta e disperatissima di un coupon che mi sarebbe servito necessariamente sabato. Ricordavo di averlo messo sullo scaffale di una vetrinetta piena di libri, ma dopo aver tolto il primo strato di cose, mi sono accorto che non c’era. Così, mi sono soffermato a riflettere, e ho pensato di guardare all’interno di una retina che ho nel cassetto, in cui tengo del materiale di cancelleria. Non era neanche lì.

Visto che il cassetto era aperto ho guardato lì, e… l’ho trovato.: meno male!!! Il mio cassetto, fino a giovedì, era pieno di fogliacci, garanzie scadute e quant’altro, così ho fatto un bel po’ di pulizia, e mentre toglievo mi sono capitati tra le mani: un biglietto d’auguri, formato medio, datato 2012; due biglietti ricevuti da una cara amica, che occupa tutto il mio cuore; una lettera di un po’ di anni fa con gli auguri di Pasqua, inviata da una ragazza che conobbi molti anni fa (33, per essere esatti).

Trovare tutte queste cose mi ha fatto tornare parecchio indietro nel tempo; un effetto dirompente di malinconia su di me è stato giocato da quei biglietti, che mi hanno fatto pensare a questa mia amica che – anche se non la vedo da molti anni – l’affetto non è mai venuto meno.

Ho una gran voglia di rivederla, e spero di riuscirci presto! 🙂

Ad ogni modo, la cosa che ho cercato qualche giorno prima, era un ingresso gratuito per vedere i padiglioni della struttura. Così, sabato sono stato a quell’incontro: una visita guidata al manicomio di Santa Maria della Pietà, a Roma, struttura chiusa definitivamente  nel 1999.

La prima cosa che ho fatto è stato visitare il Museo della mente, la cui visita dura un’oretta circa, in cui i visitatori vengono a contatto con materiale visivo e virtuale, che danno modo di capire la triste realtà di luoghi come questo: il materiale proposto è interessante, ma anche sconcertante, perché si viene in contatto con gli attrezzi usati, ma anche con le testimonianzr di psichiatri che lavoravano lì, e che narrano quello che accadeva. Cose da far rizzare i capelli!! Vedere certe stanze gioca proprio un effetto raccapricciante, e ci si rende conto di quanto uomini e donne abbiano sofferto lì. La cosa più straziante è stato venire a sapere che lì dentro ci venivano rinchiusi gli orfani, i quali – pur essendo sani – finivano per assumere i connotati di un malato di mente!!! 😮

Una volta uscito da lì, mi sono diretto al luogo dell’appuntamento, vicino ad una fontana, dove ad attenderci c’erano i ragazzi che hanno fatto da ciceroni, che aspettavano le persone che avevano prenotato questo tour; mentre aspettavano, hanno iniziato a distribuire le tessere associative, e poi la mappa con la struttura dell’ospedale psichiatrico, di modo che così – durante il discorso iniziale, prima di partire per l’effettivo toour guidato – i visitatori potevano vedere con i loro occhi la conformazione. Quando il grupo ha iniziato ha muoversi, ho capito che eravamo un bel gruppo, ma solo all’ultimo stop, prima della fine, mi sono girato a contare, ed era un gruppo parecchio numeroso, visto che eravamo circa 30 persone!

Durante il giro, i tre ragazzi si sono alternati nella spiegazione della struttura dell’ospedale psichiatrico, ed i ruoli dei vari padiglioni, senza che alcuno di loro avesse un ruolo predominante. A fine percorso, è stato rivolto loro un applauso di ringraziamento per aver coinvolto in maniera appassionante i partecipanti. 🙂