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George Harrison – Bangla Desh

Questa mattina mi è preso di ascoltare dei brani di George Harrison da You Tube; alcuni brani scritti al tempo dei Beatles, altri scritti successivamente; brani in parte più meditativi, con l’accompagnamento de sitar, che imparò a suonare in India da Ravi Shankar, altri ancora di mobilitazione per migliorare la situazione di popolazioni più in difficoltà, come Bangla Desh, il brano che trovate qui sotto. In questo video trovate anche il testo; perdete qualche minuto per leggerlo… Buon ascolto! 🙂

WWW… Wednesday #33

What are you reading? Cosa stai leggendo?

In cartaceo, sto leggendo Il giocatore, di Fëdor Dostoevskij; in ebook, forse ho trovato il nuovo romanzo da leggere, ma devo caricare il Kindle.

What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?

In cartaceo, ho finito di leggere Tutte le strade sono aperte, di Annemarie Schwarzenbach

What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?

Continuerò a leggere qualcosa di letteratura russa; forse sempre Fëdor Dostoevski: Delitto e castigo

E voi cosa state leggendo di bello? Fatemi sapere, sono curioso!

Recensione/223 – Tutte le strade sono aperte (A. Schwarzenbach)

(foto mia)

Autore: Annemarie Schwarzenbach

Titolo: Tutte le strade sono aperte

ISBN: 978-88-4282-0826

Editore: Il Saggiatore

Prima ed: 2020

Prezzo cartaceo: €14,25

Prezzo ebook: € 10,99

Dati: pag. 166, 2020, brossura

Sinossi: Inquieta, androgina, nomade in fuga da se stessa, icona eterea e trasgressiva: Annemarie Schwarzenbach è tutto questo, un romantico Ulisse senza Itaca. In un nefasto 1939, lasciandosi alle spalle un’Europa sull’orlo della guerra e l’amore tormentato con Erika Mann, Annemarie prende la via dell’Oriente a bordo di una Ford con l’amica scrittrice Ella Maillart. Due donne sole scoprono l’Afghanistan, un paese ai confini del mondo dove il tempo è rarefatto e brevi tragitti diventano peregrinazioni di giorni interi. Annemarie racconta quello che vede e sente in un quaderno di viaggio che lascia stupiti per la sua incredibile modernità: quei paesaggi scomparsi, distrutti dalle recenti guerre, dilaniati dalle tensioni etniche, attraverso le parole di Annemarie si mostrano ancora nella loro purezza, in un riverbero di colori polverosi, sguardi profondi, voci lontane. Prende forma un viaggio che è dura scuola di vita, abitudine all’incontro e alla perdita, apertura all’altro e alla parte più in ombra di se stessi. Dalla Turchia alla Persia, fino agli altopiani afghani, Annemarie si interroga sulla condizione delle donne col chador, si ferma a bere il tè nelle tende giallo ocra delle tribù pashtun, attraversa tempeste di sabbia e deserti di cardi. Nomi come Pamir, Hindu Kush e Mazar-i-Sharif, molto più che indicazioni geografiche, nel suo taccuino divengono suono e colore, ricordo e mistero.

Il mio pensiero: Ho trovato questo libro all’interno della hoppipolla, che io neanche conoscevo fino ad inizio anno. Se siete curiosi di sapere di cosa si tratti, seguite il link. 🙂

Da viaggiatrice, ma – soprattutto – da donna, è naturale che il discorso cada sulla condizione della donna afghana, costretta (come tutte le donne musulmane) ad indossare il chador. Appena citato questo lungo copricapo annienta-personalità, c’è un asterisco che rinvia a fondo pagina, che dice così:

con il termine chador la Schwatzenbach indica qualsiasi tipo di velo portato dalle donne musulmane

Al contrario, l’autrice sa bene cosa sia un chador, e lo spiega poche righe dopo

Avvolge stretto il capo e davanti al viso ha una specie di piccola grata, per ricadere poi in ampie pieghe fino a terra, lasciando a malapena visibili le punte ricamate e i tacchi consumati dele calzature.

Per cui mi sono chiesto: a che pro inserire quell’asterisco, che appare superfluo?

Alle donne afghane è comunque dedicato il capitolo successivo; in quelle pagine, l’autrice incontra una di loro che, inizialmente impaurita dal fatto che lei potesse essere un uomo, dopo aver capito che è una donna, la accoglie e parla con lei:

Dall’orlo del chador sbucano le punte ricurve delle ciabatte indossate dalle contadine, i tacchi consumati delle donne povere, i sandali di velluto ricamati delle signore. Ma io vorrei vedere un volto, occhi vivaci, una bella bocca, un sorriso, e invece incontro sempre la stessa grata, che mi passa davanti furtiva, e so bene che questi esseri impauriti, indifesi vedono, attraverso la grata che copre i loro occhi, appena quel tanto che basta per avitare cammelli che avanzano ondeggiando, i cavalli tintinnanti dei gadi, gli uomini che procedono allegri e con passo deciso – vivono in una paura costante.

Ma questo diario non è solo per descrivere la situazione del Paese, o per narrarne solo degli aspetti che poi l’autrice denuncia tra le righe di questo scritto; in queste pagine, Annemarie Schwarzenbach dà libero sfogo alle sue sensazioni, ai colori di questa terra lontana, raccontando i colori, le sensazioni che lei prova stando insieme a loro.

Oltre agli usi e costumi di questa terra lontana, sono anche molt altre le cose di cui l’autrice mette al corrente i suoi lettori; per esempio, le credenze popolari. Tanto per fare un esempio, una sera, durante una cena, uno degli anitanti le disse che lì esistono quaranta tipi di uva. L’autrice fa sapere, poche righe dopo, che

«Quaranta significa innumerevole, in quantità infinita, significa dolcezza, profusione senza limiti»

Proseguendo verso la fine di questo diario, raccontando un episodio, l’autrice confiderà ai lettori di essere rimasta sorpresa dalla gentilezza del popolo afghano:

In quel villaggio nel deserto come nel ricco giardino di Shibargan, la cordialità era autentica ed è questa virtù a rendermi caro e prezioso l’Afghanistan.

Ma un viaggio non può durare per sempre, e ad un certo pounto deve per forza volgere al termine. Per cui, le due donne arrivano in India, da cui poi prenderanno la nave che le riporterà nella lero terra:

Ma ecco, al termine di curve vertiginose, apparire l’India. In una pianura sterminatal’Indo e Kabul si incontrano, sul bordo della strada alcuni uomini sono inginocchiati a pregare. Fermarsi, gettare uno sguardo – dov’è la terra promessa? Tristezza, emozione senza pari – e ricordo le creste dell’Hindu Kush immerse in una luce di bronzo. Non le rivedrò mai più.

Di questo diario, una cosa mi ha colpito in particolare: l’uso della prima persona singolare, e non della prima persona plurale. In effetti, nell’estate 1939 l’autrice partì per questo viaggio insieme ad Ella Maillart, eppure di lei non c’è traccia in tutto il libro, se non due o tre vaghi accenni di tanto in tanto… Ma la cosa più bella è stato che, durante la lettura, mi è sembrato che l’autrice mi stesse dando l’opportunità di viaggiare con lei, e vi posso assicurare che è stato bellissimo immergermi in questa lettura anche un po’ esotica, se vogliamo; immaginando un mondo tanto al di fuori del nostro, ma che sicuramente, tra i vari sconvolgimnti di oggi, penso racchiuda ancora un po’ di quel fascino che l’autrice e la sua compagna di viaggio hanno potuto vedere con i loro occhi in un periodo in cui per l’Italia si profilava l’inizio di un nuovo conflitto mondiale.

Il mio giudizio:

WWW… Wednesday #32

What are you reading? Cosa stai leggendo?

In cartaceo, sto leggendo Tutte le strade sono aperte. Diario in Afghanistan 1939-1940, di Annemarie Schwarzenbach; in ebook, ora devo trovare il nuovo romanzo da leggere. 😉

What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?

In ebook, ieri sera ho finito di leggere Non volevo, ma sorrido, di Nadia Veltri (la recensione la trovi qui)

What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?

Non lo so ancora; sto pensando abbastanza seriamente di buttarmi sulla finora tanto temuta letteratura russa…

E voi cosa state leggendo di bello? Fatemi sapere, sono curioso!

Recensione/222 – Non volevo, ma sorrido (N. Veltri)

Autore: Nadia Veltri
Titolo: Non volevo, ma sorrido
Editore:
ISBN:
prima ed.: 2018
Prezzo ebook: 0,99
Dati: 51 pag., 2018

Sinossi: Un viaggio attraverso le difficoltà della vita guidati da uno spietato ottimismo capace di dare un tocco di magia anche ai giorni più bui. Confidare nei sogni, sempre e comunque, considerati veicoli di guarigione, coltivati con audacia e dedizione. Infine sorridere sempre affrontando le avversità, perché malgrado tutto in un semplice sorriso si nasconde la chiave per la felicità.

Il mio parere: Generalmente non sono il tipo di persona che desidera leggere libri riguardanti le malattie altrui, perché ho paura mi rattristino; forse, quando ho ordinato questa offerta del giorno in ebook su Amazon, non ho proprio letto la trama, e l’ho scaricato così. d’amblé! Ma devo ammettere che ne è valsa la pena.

Nadia e suo marito vivono a Napoli, e sono una famiglia povera; i due sono disccupati, e lei è anche portatrice di un carcinoma duttale invasivo. Questo breve racconto fa vedere ai lettori come non ci si debba scoraggiare di fronte alle difficoltà, ma occorra andare avanti, cercando di fare tutto quello che è possibile, ma soprattutto non isolarsi, cercare di circondarsi di tutte le persone possibili, a cominciare dalla famiglia.

Combattete, fieri e impavidi contro la malattia, contro ogni sorta di difficoltà e sono sicura che la vita prima o poi vi premierà, perché non può andare sempre tutto storto, prima o poi le cose cambiano, ricordatevelo bene, cambiano davvero per tutti.

In questo racconto, Nadia dimostra di non essere questo genere di persona, in quanto ha subito il calore e l’affetto della famiglia, ma anche quello degli amici, anche di quelli che vivono nelle regioni più lontane, che offrono a lei e a suo marito tutto il sostegno di cui hanno bisogno

Come giustamente dice l’autrice, sapendo che i tuoi momenti qui sulla terra possono essere pochi, in frangenti come il suo, occorre fare quello che avresti sempre voluto fare nella vita, e così non si lascia sfggire un viggio in Costa Azzurra, visitando città come Nizza e Montecarlo, dove attira tutti gli sguardi su di sé, poiché invece di mangiare nei ristoranti chic della zona, lei ed il marito si accontentano di un semplice, ma soprattutto economico, panino con l’hamburger.

A dispetto dell’argomento, che non è tra i più leggeri da affrontare, questo non è un libro triste; anzi, è gradevole alla lettura, e ha anche dei momenti che in qualche modo potrei definire romantici, per delle descrizioni che la Veltri fa tra le pagine.

Il mio giudizio:

Recensione/221 – Sbarre di seta (S. Da Forno)

Autore: Stefania Da Forno
Titolo: Sbarre di seta
Editore: Delrai Edizioni
ISBN:
prima ed.: 2019
Prezzo: €16,00
Dati: pag. 194, 2020, brossura

Sinossi: Il primo amore ti cambia, nel bene o nel male. È la ferita originale, ciò che plasma il tuo futuro. Quello di CJ non è stato diverso dagli altri. Segnato a vita da una donna e costretto a quindici anni di carcere, è ormai un uomo diffidente e cinico. Quando metterà piede fuori dalle sbarre, perciò, si ritroverà a cercare vendetta. Nella sua mente, assuefatta da anni di solitudine, questo è l’unico modo per mettere la parola fine al passato e andare avanti. Distruggere Margot è la giusta punizione, il riscatto, contro colei che gli ha strappato il cuore dal petto. Ma la giovane non ha colpe, se non quella di essere la figlia della donna sbagliata.Intrappolata in una vita monotona e piena di sacrifici, si ritroverà catapultata in un gioco che rimescola le carte in tavola. Tutte le sue certezze verranno messe in discussione da un ex galeotto irritante e attraente, nonché pericoloso.CJ e Margot non hanno nulla in comune, se non il disprezzo l’uno per l’altra. Tra verità nascoste e giochi di potere, impareranno a conoscersi, senza pregiudizi, e a capirsi.

Il mio pensiero:

Questo romanzo non è un romanzo come tutti gli altri; tra le pagine si respira un odore di mistero, cose non dette, rapporti affettivi infranti… Il tutto intessuto all’interno di una trama accattivante, che l’autrice ha saputo costruire. Eppure, nonostante questo, dopo averne iniziata la lettura, ad inizio mese, dopo un po’ ho faticato ad andare avanti, nonostante la narrazione sia chiara e lineare, lasciandolo per qualche giorno, e concluderlo in un batter d’occhio, pochi giorni dopo.

Fin dalle prime righe il lettore è invogliato dalla scrittura dell’autrice, che lascia già presagire un clima di mistero, ed un clima teso tra le pagine; sensazione che poi si rivela concreta con l’arrivo sulle scene di CJ. Proprio CJ è uno dei personaggi principali di questo romanzo; poi c’è Margot, giovane donna, figlia di Jeff. Poi c’è Reenie, la quale si sente nominare di frequente nella narrazione, ma farà la sua comparsa effettiva solo dopo la metà del romanzo. Chi è Renie? La ex moglie di Jeff, nonché madre di Margot. Una donna per cui lei prova soltanto odio, perché l’ha abbandonata da bambina.

Durante la narrazione i lettori si viene a sapere che CJ (acronimo di Chad Jenkins, nome che, per intero, si leggerà solo poche volte nel corso dekl romanzo) è un detenuto, da poco uscito dal carcere, dove è stato per scontare la compèlicità in una rapina avvenuta tempo prima.

A rendere interessante la narrazione, contribuiscono anche i flashback che è possibile leggere di tanto in tanto, e in cui l’autrice ci fa capire il passato di CJ, un giovane che partecipò ad una rapina, e che scontò molti anni di carcere. Mi è molto piaciuta l’idea della Da Forno di indagare nel passato del protagonista in questo modo, cioè creando dei capitoli ad hoc, in cui l’uomo è come se ricordasse il suo doloroso passato, con il quale deve fare i conti.

Nel corso della storia, tra Chad e Margot si instaurerà un rapporto inizialmente un po’ controverso, fatto di momenti intensi, in cui i due sono desiderosi dell’amore altrui, a momenti di crisi, in cui – a momenti di lucidità – si fanno spazio momenti di incertezze e litigi, che porteranno i due a sentirsi inadatti a vivere quell’esperienza.

Ma poi lei tornava e tenerla fuori era impossibile, come se avesse bisogno di quel dolore per ricordarsi di odiarla.

Insomma, questo di Stefania Da Forno è un romanzo che non annoia, e che invoglia ad andare avanti, quasi senza respiro; a questo ritmo veloce contribuiscono anche i capitoli, tutti molto brevi, e – naturalmente – organizzati secondo un andamento a ciliegia.

Se deciderete di leggerlo, vi assicuro che non ve ne pentirete! Intanto, vi auguro…

Buona lettura, e buon fine settimana!

Il mio giudizio:

WWW… Wednesday #31

What are you reading? Cosa stai leggendo?

In cartaceo, sto leggendo San Domenico di Guzman. Una biografia documentata, di p. Raimondo Spiazzi O.P.; in ebook, ieri sera, ho iniziato a leggere Sbarre di seta, di Stefania Da Forno

What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?

Qualche sere fa ho finito di leggere, in ebook, Amore fuori programma, di Anna Zarlenga

What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?

Non ne ho idea; magari mi andrà di leggere un saggio, oppure un romanzo… chissà! 😉

E voi cosa state leggendo di bello? Fatemi sapere, sono curioso!