Ulteriori (ed ultimi) acquisti librosi

“ultimi” si fa per dire, naturalmente; ho scritto così perché sono gli ultimi acquisti che ho potuto fare usufruendo di buoni cartacei. mi sono orientato su testi di varia natura, non necessariamente spirituale. Anzi, di spirituale, questa volta, non c’è proprio nulla! 😀

Ecco, dunque, i miei nuovo acquisti:

Chabod Itala contemporaneaDal lontano 1994, questo libro giaceva nella mia libreria fotocopiato e rilegato con la spirale… forse era ora di dargli il cambio dopo 22 anni, non credete?

Stavo frugando all’interno di un mobiletto dove ho cose non molto importanti, e ho estratto questo testo: in V anno, la professoressa di Storia e Filosofia lo distribuì a chi portava Storia come prima materia.

Siccome è un testo interessante, allora valeva la pena acquistarlo in libro reale…

 

 

 

Camus L'étranger Camus non è Camus se non leggi Lo straniero

Edito, in italiano da Einaudi, Lo straniero è un libro un po’ complesso, forse, ma anche surreale. È proprio questo il bello di questo libro; ma non vi svelo nulla, nel caso qualcuno di voi volesse leggerlo. Io ho letto per dovere in primis, ma anche per piacere, la versione in francese perché era libro di testo da portare alla maturità.

Quando, un po’ di tempo fa, alla Feltrinelli ho acquistato alcuni testi in lingua originale, di cui due di Camus, non trovai questo, e mi dispiacque.  A dire la verità, fui stupido io a venderlo dopo la maturità. Ma pazienza, almeno ora ho rimediato al problema, soltanto… 24 anni dopo!

 

Kubrick Eyes Wide Shut Mi sono voluto concedere anche questo. È strano che mi regali DVD, di solito non succede; questa volta ho fatto un’eccezione. La prima volta (una vita fa, ormai) acquistai il VHS assieme al quotidiano.

Non ho trovato l’edizione classica, con Tom Cruise e Nicole Kidman in copertina, perciò ho preso questa, non immaginando che fosse un’edizione speciale.  E poi, fatemelo dire, mi piace la maschera inespressiva; mi ha ricordato quando facevo il primo anno di teatro, e l’insegnante ci faceva usare queste maschere, per insegnarci la gestualità.

 

 

Ecco, questi sono i miei ultimi acquisti; di libri comprati, e non ancora letti ne ho parecchi, perciò adesso… come si diceva in un vecchio programma, Big Ben ha detto stop!

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Recensione/142 . Diario d’inverno (P. Auster)

Auster diariodinverno

Autore: Paul Auster

Titolo: Diario d’inverno

ISBN: 978-88-06 –22384 – 7

Editore: Einaudi

Dati: 2015, brossura, 184 pag.

Sinossi: Quando sei perso, guardati intorno. Dubita di tutto e cancellalo. Hai una sola certezza: tu sei lì. Lo sei perché c’è il tuo corpo e tu sei il tuo corpo. Il tuo corpo è spazio che hai attraversato, ma anche tempo che ti ha reso ciò che sei. Il tempo te lo porti scritto addosso: le cicatrici sono parole (questa racconta di quando bambino scivolasti così vicino a un chiodo da poterne rimanere cieco, quest’altra ti ricorda di quando quasi uccidesti tua moglie e tua figlia) e le parole sono cicatrici (quelle che ti disse tua madre dopo che la sentisti parlare al telefono con un uomo che non era tuo padre). Ma non c’è solo il dolore. C’è il piacere, tutto il piacere che hai vissuto, che ti ha travolto in questi sessantaquattro anni. E infine il corpo da cui il tuo corpo ha iniziato a esistere, quello di tua madre. La sua storia e il tuo rapporto con lei sono il cuore pulsante di questo libro (una sorta di doppio, di gemello segreto del tuo “L’invenzione della solitudine”, dov’era il padre il fulcro dell’ossessione). Hai capito dal silenzio con cui hai accolto la notizia della sua morte e dalla crisi di panico che ne è seguita – fu come sentire il tuo stesso corpo fuggire da te – che qualcosa era cambiato, che dovevi fermarti a ricapitolare. Che eri entrato nell’inverno della vita.

Questo è il secondo libro di Auster che leggo, e le differenze si notano tutte; prima di tutto, dal punto di vista stilistico. Mi spiego: nemtre  nella Trilogia di New York i discorsi hanno un loro senso, e c’è una ricca punteggiatura, al contrario, in questo Diario d’inverno, le frasi che si susseguono sono talvolta molto brevi, con una scarna punteggiatura; spesso le frasi sono brevi, e delimitate solo dai punti; talaltra lunghe, con numerosi segni di interpunzione. Ma, se non altro, la punteggiatura c’è, mi viene da dire, visto che anni fa (apro una piccola parentesi) ho faticato molto prima di concludere – proprio per questo motivo – L’anno della morte di Ricardo Reis di Saramago.

La stessa differenza tra lungo e breve può essere riscontrata nelle descrizioni che – in alcuni momenti – sono  rese stringate dai punti; in altre occasioni sono molto lunghe.

Da dire su questo libro, c’è il fatto che ha una connotazione temporale definita, avendo come data ultima l’anno in cui viene scritto, il 2011. Il testo si rivolge a qualcuno che – tenendo conto delle date – dovrebbe grosso modo avere circa settant’anni, e a cui l’autore si rivolge dandogli del tu. Durante la lettura ho avuto l’impressione di trovare discorsi talvolta sconclusionati; o forse li ho trovati così, a causa della troppa (o troppo poca) punteggiatura riscontrabile nella narrazione in alcuni momenti, cui ho già fatto accenno. Un’altra cosa che mi ha stupito è il fatto che Auster narri certe cose, al punto da rendere noiosa la narrazione; tanto per fare un esempio, ad un certo punto, l’autore fa un lungo elenco dei luoghi, con tanto di ubicazione, in cui il suo amico ha abitato, descrivendoli talvolta nei minimi particolari. Ma non solo: per ogni luogo in cui l’altra persona ha abitato , ne specifica l’età anagrafica. Ora mi chiedo: che senso ha? E non è la prima stranezza, fidatevi! 😉

Ad ogni modo, per quante stranezze possa presentare questo romanzo breve, devo confessarvi che mi è piaciuto.

Il mio giudizio: ragnettoragnettoragnettoragnetto

 

 

Filosofia, mon amour

Questa volta vi voglio parlare di una disciplina amata/odiata dagli studenti: la Filosofia.

Per quanto mi riguarda, ho sempre amato questa materia, benché al Liceo abbia avuto tre professori diversi per ognuno dei tre anni. O meglio, ad essere precisi, tre ed un pezzettino.

Il pezzettino è dovuto alla prima insegnante (di cui neanche ricordo il nome) che, il terzo anno, venne in aula a presentarsi; la rivedemmo più o meno una settimana dopo, per poi sapere che se ne era andata perché aveva saputo che ci dava troppi compiti… pazienza, stendiamo un velo pietoso… Il suo posto venne preso da un professore universitario, Furio P., che ci guidò nel magico universo dei Presocratici ed oltre. Ammiravo quel professore, perché sapeva spiegare bene, ed ogni tanto mi capitava anche di parlarci.

Il secondo professore, Roberto C., arrivò il quarto anno di scuola. A mio avviso non era bravo a spiegare. O forse, più probabilmente, non spiegava per niente, e ti dovevi dar da fare per conto tuo. Alle interrogazioni gli potevi dire che Montaigne era nato a Ginevra, e lui ti metteva 7 oppure 8 con facilità: senza parole… 😮 C’è anche da dire che quell’anno usavo un’edizione vecchia del libro di testo, e quindi era pieno di fotocopie. In cuor mio speravo con tutto il cuore che non ci avrebbe mai portato alla Maturità…

Le mie preghiere, l’ultimo anno, sono state esaudite. Alleluja, alleluja!

Il mondo di SofiaA guidarci nel cammino storico e filosofico il quinto anno è stata Cinzia S., una professoressa competente, che ci ha saputo portare (a me e a chi portava Storia come materia d’esame) preparati alla Maturità. Vi dico solo che per un bel periodo ci vedevamo a casa sua, e lei ci dettava gli appunti sulla Costituzione, così come ci dettò quelli riguardanti il libro da leggere, Il gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Fu nell’arco di uno di quei tre anni che mi lessi Il mondo di Sofia, di Jostein Gaarder, in cui un padre – utilizzando il metodo epistolare – insegna la filosofia alla figlia. Secondo me è meraviglioso!

Insomma, tutto questo papiro l’ho scritto per dirvi che quando mi sono iscritto per acquistare il libro per l’esame, si consigliava di scaricare della documentazione dal sito Webethics. Dal sito in questione è anche possibile scaricare alcuni libri in formato EPUB; ve li elenco qui sotto:

Platone Simposio
Platone Apologia di Socrate
Aristotele Etica Nicomachea
Spinoza Etica
Nietzsche Al di là del bene e del male
Nietzsche Geneaologia della morale

I testi sopra elencati sono disponibili anche in PDF (l’unico tra questi ad essere disponibile solo in PDF è la Summa teologica di san Tommaso d’Aquino, ma, avendo già avuto esperienza, posso confermare che i testi in questo formato non leggo bene sul Kindle; così me la farò stampare in copisteria: si tratta di un’opera magna, che fa comunque bene tenere; se non altro, con le fotocopie, si risparmia un bel po’, piuttosto che ad acquistare tutti i volumi di cui è composta.

Se poi vi va di giocare un po’, divertitevi a fare il Cruciverba filosofico.

 

Recensione/141 – Trilogia di New York (P. Auster)

trilogia old cover

Autore: Paul Auster

Titolo: Trilogia di New York

ISBN: 978-88-06 –17388 – 3

Editore: Einaudi

Dati: 1998, brossura, 314 pag.

Sinossi: Pubblicati tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi che compongono questa “Trilogia” sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. “Città di vetro” è la storia di uno scrittore di gialli che “accetta” l’errore del caso e fingendosi un’altra persona cerca di risolvere un mistero. “Fantasmi” narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. “La stanza chiusa” racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.

trilogia new coverQuesta raccolta mi è stata regalata molti anni fa, sul finire degli anni Novanta. Fino ad allora non conoscevo questo autore, ma i tre romanzi racchiusi in questo volume mi sorpresero. È stato per questo che domenica ho acquistato – sempre dello stesso autore – Diario d’inverno, di cui vi ho parlato in questo articolo.

Quando mi è stato regalato questo libro, la copertina era quella che trovate sopra, insieme ai dati di riferimento; non molti anni fa l’Einaudi ha deciso di sostituire le costole che erano dello stesso colore del volume, rendendole tutte bianche. Non so il perché di questa decisione, mi viene da pensare che sia stato uno stratagemma per uniformare i libri, ma anche per dar loro un po’ di brio, visto che i titoli di ciascun volume sono scritti in colori diversi. Nel caso in questione è cambiata anche la grafica, ed oggi la copertina si presenta come vedete alla vostra sinistra. Per quanto mi riguarda, preferisco più quella dell’edizione che ho; non trovate che abbia un po’ più di fascino? Sempre ammesso che di fascino si possa parlare, è ovvio…

Il libro comprende tre racconti: in Città di vetro, si narra la storia di Daniel Quinn, un uomo cui viene recapitato un messaggio a tale Paul Auster (sì, avete letto bene, proprio l’omonimo dell’autore), e decide di farsi passare per lui. In questo modo conoscerà i personaggi implicati in questa storia, che in alcuni momenti ha un po’ dell’assurdo: alcune pagine sono autentici delirî, ma non per questo meno belle all’interno dell’intero romanzo.

È stato strano leggere quando il personaggio del libro incontra il vero Paul Auster; lo va proprio ad incontrare, per raccontargli che sta seguendo un caso fingendosi lui, cui era stata indirizzata questa richiesta. Ne descrive la casa, e mi sono chiesto se questa descrizione sia quella della casa dell’autore. Ad ogni modo, se – tra i due – in un primo momento si instaurerà un legame di quasi amicizia, dopo ne scaturirà una lite (abbastanza furiosa, direi), e da allora i loro destini non si incroceranno più.

Nel romanzo sono contenuti parecchi riferimenti letterari; più di una volta – tra le pagine – compaiono titoli di opere; e non vi nascondo che – ad un lettore indefesso come me – non può che avermi fatto piacere! 🙂 A proposito di riferimenti letterari, vi dirò di più: lo stile con cui è stato scritto questo romanzo mi ha ricordato molto quello di Jorge Luis Borges; e forse non è un caso che un personaggio (o almeno credo che ricopra questo ruolo) si chiami proprio Luis Borges; penso di poterlo affermare con quasi sicura certezza, visto che mi è capitato di leggere delle opere dello scrittore argentino, e ne sono rimasto affascinato. A rendere più emblematica questa similitudine contribuisce anche il fatto di aver scritto un romanzo principalmente narrativo, con i dialoghi ridotti pressoché  all’essenziale.

Fantasmi, invece, è una storia…. colorata! Per spiegarvi cosa voglio dire, vi lascio le prime due righe con cui apre il romanzo:

In principio c’è Blue. Più tardi c’è White, e dopo ancora Black, e prima del principio c’è Brown.

Che ne dite? Non c’è male, vero? Non ho capito molto di questo racconto, principalmente perché è narrativa allo stato puro, senza neanche un dialogo, e quei pochi che ci sono non sono evidenziati come dovrebbero (con il trattino, o con le virgolette all’inizio ed alla fine). Quello che si evince è che Blue è un investigatore, e deve tenere sotto controllo Black, mentre White è la promessa sposa di Blue, ma una sera viene vista da quest’ultimo abbracciata a Black.

Durante la lettura ho trovato un passaggio che mi ha ricordato due scene dell’inimitabile Frankenstein junior; la scena che trovate subito qui sotto non l’avevo inserita inizialmente, poi ho pensato che anche se con la prima spoilero un bel po’, se non l’avessi messa , probabilmente non vi avrebbe detto molto. Pazienza.

Ad ogni modo, questa è la prima:

e, di conseguenza, quella qui sotto è la seconda; forse avrei potuto ometterla, ma mi sembrano due fotogrammi, di cui l’uno non può esistere senza l’altro.

Infine, in La stanza chiusa Paul Auster ci fa conoscere subito Fanshawe, di cui – più avanti – l’autore narrerà dei tratti della sua vita, così da dare modo a chi legge di inquadrare meglio il personaggio. Ma al di là di questa amicizia, Fanshawe ha  numerose ferite nel cuore, causate da tutta una serie di drammi familiari. Poi – di punto in bianco –  l’uomo sparisce, e la moglie contatterà questo investigatore, affinché conduca questa indagine. Saranno stati tutti questi dolorosi ricordi, dai quali lui non riusciva più a liberarsi, che lo hanno portato a scomparire così, nel nulla?

Tornando un attimo all’investigatore, mi è parso che qui ci sia un rimando al romanzo di apertura; il narratore, infatti, afferma che – in precedenza – la moglie dello scomparso si era rivolta ad un tale Quinn: ho subito pensato al personaggio di Città di vetro. Se fosse lo stesso, allora tra il primo romanzo e quest’ultimo ci sarebbe una liaison, che è stata bruscamente interrotta dal secondo. Non vi nascondo che, in fondo, mi piacerebbe che questo collegamento esistesse, anche se non ho idea di quale potrebbe essere.

alla muta, quasi passiva accettazione delle conseguenze.

Sfogliando questo racconto, oggi, ho sottolineato la frase che trovate qui sopra, perché mi ricordava qualcosa; quasi  sicuramente si tratta di un’opera letteraria, ma non mi ricordo più quale, scusatemi! 🙂 Ad ogni modo, a proposito di riferimenti letterari, l’opera cui Auster fa particolare riferimento è Walden, di Henry David Thoreau. Se non lo avete letto, dategli una possibilità, io l’ho trovato molto bello!

Ma se quanto lo scrittore/narratore ha narrato finora è vero, è vero anche che questo era solo il prologo!… Dopo le pagine lette finora, quella che idealmente costituisce la seconda parte del romanzo si apre con il vero sentimento che sboccia tra il narratore e la moglie di Fanshawe, la quale fa capire a quanto tempo risalga la loro conoscenza, ma si ignora se già 42 anni fa Fanshawe e la moglie fossero già sposati, oppure no (e se è stato detto, io non l’ho capito). E poi, ancora: tra la moglie di Fanshawe ed il narratore la scintilla scoccò fin da subito, oppure no?  Non è dato saperlo. Ad ogni modo, la frase cui faccio riferimento è la seguente:

[…] sei entrato per la prima volta da quella porta il 25 novembre 1976 […] …è stato il giorno più importante della mia vita.

Ma queste pagine assumeranno un carattere ben definito quando il narratore troverà un elemento che cambierà il suo carattere, ed il tenore del romanzo apparirà forse un po’ più cupo, ed il lettore assisterà ad un giro di boa nella narrazione; Fanshawe sembra prendere il sopravvento nella mente del narratore, al punto da creare divergenze tra lui e sua moglie, che li porterà a vivere un periodo di solitudine, per ricolmare quel vuoto che si era venuto a creare

Infine, proprio sul finire di questo romanzo il lettore capisce due cose essenziali: sulla prima non voglio fare spoiler, preferendo che la scopriate da soli; per quanto riguarda la seconda, l’autore – con un’ unicaa frase – svelerà al lettore che questi tre scritti costituiscono un’unica narrazione:

In sostanza, le tre storie sono una sola, ma ognuna rappresenta un diverso stadio della mia consapevolezza.

Giudizio: ragnettoragnettoragnettoragnettoragnetto

Book tag: conosciamoci un po’ meglio

Ringrazio la cara amica Sara per la nomination. Ecco le domando cui sono stato chiamato a rispondere:

Qual’è la vostra colonna sonora?

Penso che sia Bruce Springsteen; ci sono cresciuto e ho continuato ad ascoltarlo

Un libro che ti ha fatto piangere

in particolare non lo so, ma in generale mi succede di frequente con i romanzi romantici

Un oggetto a cui tenete particolarmente e perché?

un tagliacarte in argento, che apparteneva al mio parente priore domenicano, da cui ho preso il nome

Un ricordo che conservi con piacere?

La prima volta che ho conosciuto Paola…

Chi è la persona della vostra vita? (non intendo esclusivamente morosi)

Sono tre: la mia famiglia

Un incubo ricorrente?

Non ricordo di averne più fatti; ad ogni modo, molti anni fa sognai di precipitare lungo il condotto dell’ascensore… mi svegliai nel panico! 😮

Il vostro dolce preferito?

La millefoglie

Un libro che non leggerete mai

Ho provato tre volte a leggere Sulla strada, di Jack Kerouac, ed altrettanti a leggere L’uomo di latta, di Günter Grass, senza mai finirli: ecco, questi sono i libri che non leggerò mai; insieme a questi, inserisco anche la fantascienza: ho provato a leggere qualcosa di Asimov molti anni fa, ma alla fine mi sono arreso: non fa per me! 🙂

Il rimpianto più grande

Aver detto ad una ragazza torinese che mi piaceva, nonostante fosse felicemente fidanzata da cinque…

Una canzone che vi ha segnato nell’adolescenza?

Jeeg Robot, e Furia cavallo del West

Le mie nomine:

shio76

Pensieri Effimeri

Bea

Sara

fleur

Mimi

Una sorpresa

Faccio un breve preambolo per chi avesse iniziato a seguirmi da poco: sul finire dell’anno, ad aprile/maggio scorso, ho consegnato a Flavio un testo per musicarlo; inizialmente la sua idea era di scriverci la musica e lasciarlo così com’era.

Con l’inizio delle prove, dopo la parentesi estiva, mi ha detto che aveva rivisto la cosa e che voleva trasformarla in un Oratorio, con l’accompagnamento di un quartetto d’archi, ed io che sono la voce narrante. Naturalmente, la cosa non può che avermi fatto piacere. Così ieri mi manda questa foto:

testo in lavorazioneCapirete da soli/e che vedere le note dell’introduzione degli Archi mi ha fatto venire quasi i lucciconi… (scherzo, è chiaro, ad ogni modo l’emozione è stata tanta, ve lo posso assicurare). Vi posso dire anche che, vedere il monitor con le note del mio brano, mi ha fatto venire voglia di averlo tra le mani subito, senza perdere un istante, anche solo per poter dire: Questo testo è una mia creazione bello, non credete? 😉

Di questo testo ne parlavo  domenica con la consorella con cui di frequente capita di andare a pranzo insieme, e mi ha detto che le piacerebbe che un giorno la cantassimo in Basilica; farebbe molto piacere anche a me: magari poi ne parlo con Flavio, penso che si potrebbe fare!

Cosa ne dite? Io sono molto emozionato! ❤

Dopo questa piccola parentesi di giubilo personale, vi racconto una cosa curiosa che mi è successa ieri, mentre cercavo i brani da portare ieri alle prove. Cercavo uno dei tre brani su cui lavorare ieri sera quando trovo un brano di Natale di Giosy Cento, dal titolo È nato per te; d’istinto ho pensato che il mio brano su cui sta lavorando Flavio, si intitola È morto per noi… curioso, non è vero? E non ho neanche copiato! vi posso garantire che il titolo l’ho aggiunto alla fine, dopo averlo scritto! Fatto sta, che fare questa considerazione mi ha fatto sorridere… Buon pomeriggio! 🙂