Sento qualcosa che mi chiama…

Non vi preoccupate, non ho le allucinazioni uditive come quel ragrazzino del film Il sesto senso che affermava Vedo la gente morta; quello che voglio dire è che in quest’ ultimo periodo mi è venuta voglia di leggere testi a proporsito di una materia di cui non leggo da sette anni.

Avete presente il detto Il primo amore non si scorda mai? Penso proprio di sì! Penso che questo detto si possa intendere anche in campo letterario. È proprio a questo campo, appunto, che mi sto riferendo; ed il mio primo amore è stato l’antico Egitto. Non so sòiegare il perché, ma questa antica civiltà mi entusiasmò fin da quando ero bambino. Iniziai a frequentare un forum durante il liceo; poi ne seguii un altro, messo su da una donna che avevo conosciuto nel forum precedente; è stato con queste persone che poi abbiamo fatto due incontri vis à vis, per andare a vedere – nel 2008 – il Museo Egizio di Torino (primo per fondazione, ma secondo per grandezza a quello del Cairo), e – nel 2010 ci siamo riotrovati a Parma per andare a vedere una collezione egizia i un museo lì.

Naturalmente, in tutti quegli anni ho letto di tutto e di più; tutta roba di egittologi acclarati, e non presunti tali: saggi, poemi e quant’altro: addirittura ho acquistato testi per imparare il geroglifico, tra cui il più famoso, la Egyptian Grammar, di Sir Alan Henderson Gardiner, ma senza alcun risvolto… pazienza.

Beh, arrivo al dunque, visto che questo papiro sta già diventando troppo lungo, e non vi voglio annoiare: in questi ultimi anni, eventi quali telefilm del calibro di Downton Abbey, o il recente sceneggiato/documentario trasmesso sul canale Focus del digitale terrestre, riguardo alla scoperta – da parte di Howard Carter – della tomba del faraone Tut- Ankh-Amun nella Valle dei Re, mi stanno spronando a riaprire testi su questo argomento, a cominciare proprio dal testo scritto da Howard Carter.

E, come ben sapete, L’unico modo per resistere ad una tentazione è cederle (Oscar Wilde)

 

Gara in notturna

…e così è stato: ho partecipato alla mia prima gara in notturna: semplicemente meravigliosa!

Sono sceso al campo verso le 19.30, e per prima cosa ho montato il mio arco, poi – dopo aver chiesto con che tipologia di arco avremmo tirato, sono state accese le luci. Espletate queste cose primarie, quando gli arcieri che erano andati a prendere la pizza al metro ed i supplì sono tornati, sono iniziate le danze mangerecce. Poi, alle 21.30 circa iniziamo la gara: vengono distribuiti i fogli per il punteggio. Giocando in solitaria, vengo munito di un foglio autonomo per segnare i punteggi.

Scopo della gara è tirare a dodici piazzole. Poiché non sono ancora skilled per tirare a 15 o a 18 metri, Alberto mi riserva la piazzola a 10 m, dove man mano vedo avvicendarsi gli altri che cambiano postazione, come previsto.

08-07-17Si tirano tre frecce ai bersagli classici, che vedete qui a sinistra; io tiro al bersaglio un po’ più grande, poi chi al bersaglio un po’ più piccolo, chi, invece, ai pinocchietti (in gergo così chiamiamo i bersagli piccolo uno sotto l’altro); man mano memorizzo il mio punteggio, che poi vado a scrivere al tavolaccio di legno. Questi fogli, a fine gara, sono stati consegnati al vice presidente per stilare una classifica: tra gli archi olimpici, io mi sono classificato quinto, con 186 punti.

Non avendo disponibili i punti effettuati man mano, mi riservo di inserirli domani. Stay tuned.

 

 

7             7             6             20

6             8             9             23

6             6             8             20

Totale                                  63

 

 

7             8             9             24

8             7             –              15

8             10           –              18

Totale                                  57

 

7             7             7             21

10           7             –              17

11           6             –              7

7             7             8             22

Totale                                  67

 

Poker di nove

E insomma, penso proprio che stia davvero diventando bravo a tirare con l’arco.

Perché? Ve lo racconto subito.

Ieri, dopo aver montato l’arco, vado al mio spazio (la cui distanza è – per ora – ancora 10 metri), ed inizio a tirare le mie 4 frecce (vi ricordo che di due danneggiate ne ho fatta una, mentre l’altra è sepolta ancora sotto due dita di sabbia, sormontate da tre di aghi di pino…); ma comunque. Faccio qualche volée, cinque, o forse sei, ma mai nulla di fatto: uffa!

davPoi, senza che me l’aspettassi, la volée è 9-9-9-9.

Meraviglioso, a dir poco.

Dentro di me esulto.

Metto a posto l’arco, e ritorno a casa.

Intanto, due giorni fa è arrivato un what’s App sul gruppo: venerdì sera, al campo, pizza, poi gara in notturna. Che dite, secondo voi parteciperò? Naturalmente sì! 😉

 

Buon pomeriggio a tutti!