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Il Natale, quando arriva, arriva!

Diceva così, molti anni fa, un simpatico Renato Pozzetto in uno spot prenatalizio, ve lo ricordate? Penso proprio di sì! 😉

cover Bach-Italy-Vol.-2Beh, è proprio questo slogan che mi ha ricordato una frase che mi ha detto ieri Chiara; a luglio le avevo chiesto se mi inviava il secondo CD del progetto Bach to Italy, e mi disse di ricordarglielo ad agosto. Così feci; poi, qualche giorno fa  l’ho contattata per sapere quanto le dovevo, ma non mi ha chiesto nulla; al contrario, ha detto che era il regalo di Natale in anticipo. 🙂

Beh, una volta di più posso dire che persone come lei sono difficili da trovare!

Da quando mi è arrivato, non ho ancora avutpo un momento per ascoltarlo; forse voglio ascoltarlo in solitudine, senza nessuno a casa, e gustare tutte le note chefuoriescono dal pianoforte; cercherò di farlo quanto prima… Chiara conosce comunque la stima e l’ammirazione che provo per lei… e certe doti, in una persona, sono difficili da trovare! 🙂

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Ultimo arrivo arcieristico

davEccola qui, la mia nuova faretra! Mi è arrivata ieri… non che prima non l’avessi; il fatto è che al momento dell’acquisto dell’arco, tre anni fa, la presi arancione; adesso quel colore mi aveva un po’ stufato, ma più che altro ho voluto acquistarla dello stesso colore dell’arco; così, un po’ di tempo fa, prima dell’estate, ho indagato un po’ su internet, e ho trovato questa. Il colore mi piaceva, e così qualche giorno fa ho effettuato l’acquisto.

È stato bello toglierla dal cellophan, e stenderla sulla scrivania per vederla nella sua interezza; adesso devo solo personalizzarla, attaccandoci una o due spillette, e il gioco è fatto! 😉

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Recensione/170 – Il secondo sesso (S. De Beauvoir)

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Questo testo dà l’opportunità di far capire ai lettori di che levatura culturale fosse l’autrice. Non potrebbe essere altrimenti, credo, visto che è stata la compagna di vita di Jean-Paul Sartre. A darne già un assaggio è stata l’Autobiografia [link] .

Ciò premesso, in questo saggio, Simone De Beauvoir traccia una storia della donna distinta per epoche; è una storia che per molti versi ha un unico tratto in comune, visto che per molti secoli la donna ha rivestito il ruolo di schiava , sottomessa al marito/padrone.

È solo con l’avvento dell’epoca moderna che la donna inizia a prendere coscienza di sé, ribellandosi alle violenze e ai soprusi, e dei suoi diritti. Nel delineare questo quadro complesso, l’autrice cita numerosi autori (uomini e donne) tra filosofi (Sartre, Merleau-Ponty, Hegel), scrittrici (Mme de Stael), antropologi (Malinowski), psicanalisti (Freud), denotando grande dimestichezza sulle materie.

Il concetto di donna presuppone il concetto di femminilità, il quale – a sua volta – è connesso a termini quali moda, apparenza, lesbianismo e molti altri. Ed ogni volta, nel trattare ciascuno di questi temi, l’autrice si dimostra capace di trattarne senza mai rischiare di essere prolissa, o di andare fuori tema.

Pubblicato nel 1939, è stato messo all’Indice nel 1956, in seguito ad un’ingiunzione vaticana, poiché ritenuto scabroso. Sempre in questa postfazione, l’autrice prende in esame il giudizio di numerose donne sull’opera in oggetto, delineandone le caratteristiche generali.

Questa, e tante altre notizie sul libro, possono essere lette nella postfazione “Voci d’Italia”, di Liliana Rampello, che conclude il volume dell’edizione del 2008. Pur essendo un testo piuttosto datato, ritengo sia stata una lettura interessante, che a mio avviso anche gli uomini devono fare.

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Jean-Paul Sartre e Simone De Beauvoir

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Recensione/171 – Le sette morti di Evelyn Hardcastle (S. Turton)

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Autore: Stuart Turton

Titolo: Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Editore: Neri Pozza

prima ed.: 2018

Prezzo: € 18,00

Dati: 2018, brossura, 526 pag.

Sinossi: Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell’alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento – la morte del giovane Thomas Hardcastle – ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d’artificio. Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell’attimo in cui esplodono nell’aria i preannunciati fuochi d’artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell’acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L’invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell’acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House…

Il mio pensiero: Questo è stato l’ultimo romanzo letto quest’estate,  periodo che ho dedicato principalmente ai thriller. Ma questo è stato un thriller che potrei definire atipico, per la struttura e la vicenda che narra.

Un uomo corre a perdifiato lungo un bosco, in una notte di pioggia. Mentre corre, sente lontano, alle sue spalle, un grido. L’uomo non ricorda nulla di quello che è successo fino ad un attimo prima. Arriva in una villa, e si ritrova ad essere una vecchia conoscenza degli occupanti: il suo nome è Sebastian Bell. L’uomo intesserà amicizie con i componenti della famiglia, ma anche con le altre persone che sono state chiamate lì per il ballo, che – per come è stato descritto dall’autore, mi ha richiamato l’immagine dell’ Inferno dantesco:

L’orchestra suona boriosamente su un palcoscenico addossato alla parete di fondo, ma la maggior parte della stanza è adibita a pista da ballo, dove Arlecchini vestiti di tutto punto corteggiano regine egizie e diavolesse ghignanti. Giullari saltano e sbeffeggiano, sfilando parrucche incipriate e maschere d’oro sorrette da lunghi sostegni. Abiti, mantelli e cappucci sfrecciano e frusciano sulla pista; la ressa di corpi fa perdere l’orientamento. L’unico spazio libero è quello che circonda Michael Hardcastle nel suo abbagliante costume da sole, i cui raggi appuntiti si allargano a una tale distanza dalla faccia da rendere pericoloso avvicinarglisi.

Non voglio spoilerare troppo su questo romanzo, che è stato l’unico a coinvolgermi così tanto per capire cosa si cela in tutto questo marchingegno; termine più che mai adatto, questo, in quanto c’è tutta una macchinazione dietro a questa farsa, tra cui anche la presenza di un burattinaio che manovrerà le pedine su questa scacchiera, ragion per cui le persone presenti nella casa saranno indotte a compiere determinate azioni, e ad incontrare determinati personaggi.

Questo toccherà principalmente al personaggio principale, Sebastian Bell, per l’appunto, al quale il burattinaio confiderà il suo scopo in quella villa: trovare il colpevole di un omicidio commesso diciannove anni prima:

[…] se non risolve l’enigma prima di mezzanotte dopo essere arrivato alla sua ultima incarnazione, le cancelleremo la memoria, la restituiremo al corpo del dottor Bell e tutto ricomincerà da capo...

e per risolvere questo enigma, il protagonista dovrà attenersi ad una regola fondamentale:

Devi trascorrere un giorno intero in ciascuna di esse, che tu lo voglia o no. Un giorno calcolato dal momento in cui si svegliano, qualunque ora sia, fino alla mezzanotte. […]

Insomma, se volete davvero leggere qualcosa di esaltante, che riesca a tenervi gli occhi ancorati al libro, non avete altro da fare che prendere tra le mani questo libro, ed immergervi nella lewttura; ne resterete stupefatti.

Buona lettura!

 

Il mio giudizio: ragnettoragnettoragnettoragnettoragnetto

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Recensione/169 – Annabelle (L. Bengtsdotter)

Bengtsdotter

Autore: Lina Bengtsdotter

Titolo: Annabelle

ISBN: 978-88-511-6820-9

Casa editrice: De Agostini Planeta

Dati: 2019, 365 pag.

 

Non ho mai letto molti romanzi scandinavi; così quest’estate, dopo aver finito di leggere i due thriller acquistati alla Feltrinelli, sono corso ai ripari cercando qualcos’altro di nuovo, ed in libreria mi sono imbattuto in  un thriller di Glenn Cooper, ed in questo thriller. Alla fine mi sono fatto tentare da questo, complici la copertina, la trama e l’autrice sconosciuta.

La storia si svolge a Stoccolma, dove la protagonista – Charlie – è stata chiamata, insieme ad un collega, per indagare sull’omicidio di una ragazzina di dodici anni. Ma Stoccolma porta Charlie indietro di molti anni, ritrovandosi – in più di un’occasione – a riflettere sul suo passato, su quei ricordi che hanno lasciato una traccia indelebile nella sua anima. Ed ogni volta che ciò accade , per lei sarà difficile sottrarsene.

Questo thriller si articola su tre livelli di scrittura: il primo è quello in cui si parla dell’omicidio e delle indagini in coro; il secondo, i cui capitoli riportano il titolo di Quel giorno, o Quella sera, rappresenta un flashback molto prossimo, su come si sono svolti i fatti il giorno dell’omicidio; infine, il terzo, con i capitoli dal titolo In un altro tempo, in cui la protagonista ripensa nel dettaglio ad avvenimenti familiari.

Forse il romanzo non presenta granché le classiche sfumature un po’cupe dei romanzi nordeuropei, tuttavia Lina Bengtsdotter riesce con maestria a catapultare i lettori tra queste righe, facendoli appassionare a questa vicenda che – personalmente – mi ha dato del filo da torcere, visto che in più di un’occasione mi sono ritrovato ad avere opinioni differenti su chi fosse il colpevole.

Giudizio: 5 ragnetti

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Recensione/168 – Sadie (C. Summers)

Sadie (C. Summers)

Autore: Courtney Summers

Titolo: Sadie

ISBN: 978-88-17-14186-4

Casa editrice: Rizzoli

Dati: 2019, 367 pag.

 

Me-ra-vi-glio-so!!!

Questo thriller ha davvero risucchiato le mie energie letterarie nell’arco di un paio di giorni.

Il romanzo si svolge su due piani letterari: da un lato, il racconto di Sadie; dall’altro un podcast (le cui otto puntate costituiranno otto capitoli del libro) dal titolo “Le ragazze”, un programma un po’ simile al nostro Chi l’ha visto?, che dà spazio alle testimonianze per capire cosa si celi dietro alla scomparsa di Sadie.

Ma per capire le azioni che la ragazza farà nei capitoli contrassegnati con il suo nome, occorre chiarire che Sadie ha perso sua sorella, Mattie. Ed è certa che sia stata uccisa.

 

  C. J. Tudor C. Summers
Tempo Oggi – 1992 Oggi – podcast
parentela Fratello/sorella Sorella/sorella
legame Joe era molto legato a sua sorella, e per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa Sadie era molto legata a sua sorella, e per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa

 

Nella tabella qui sopra ho riassunto le similitudini tra i due libri.

Posso darvi per certo che ho trovato questo romanzo più avvincente di quello della Tudor; a confermare questa teoria, posso dire che i rapporti tra le due sorelle che la Summers descrive sono delineati meglio di quanto la Tudor non abbia descritto quelli tra Joe Thorne e sua sorella Annie nel suo romanzo.

Giudizio: 5 ragnetti

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Recensione/167 – Chi ha rubato Annie Thorne? (C. J. Tudor)

Tudor

Autore: C. J. Tudor

Titolo: Chi ha rubato Annie Thorne?

ISBN: 978-88-17-10884-3

Casa editrice: Rizzoli

Dati: 2019, 351 pag.

 

Con questo libro C. J. Tudor ha dimostrato di essere un’autrice in grado di costruire una trama appassionante.

La storia si svolge su due piani narrativi: da un lato, l’epoca attuale; dall’altro, il 1992, anno in cui è avvenuta la scomparsa di Annie, la sorella de protagonista, Joe Thorne. Al momento attuale, il Joe Thorne che si presenta agli occhi del lettore è un uomo adulto, tornato nella sua vecchia cittadina per risolvere vecchi conti in sospeso. E per farlo falsificherà le sue informazioni personali per farsi assumere in qualità di professore nella scuola che aveva frequentato da ragazzo.

Capitolo dopo capitolo, la Tudor riesce a costruire una trama accattivante, che tiene incollato il lettore alle pagine, allo scopo di scoprire come sia avvenuta tutta la vicenda.

I personaggi non sono molti, ma ciascuno di loro ha i propri scheletri nell’armadio, che usciranno al momento opportuno. Durante la lettura ho avuto l’impressione che questo libro rappresenti un ideale seguito del primo thriller dell’autrice, Il bambino di gesso; questo perché si fa riferimento ad un bambino che li disegnava.

Giudizio: 3,5 ragnetti

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